REMINA – Strata

Titolo: Strata
Autore: Remina
Nazione: Nuova Zelanda
Genere: Atmospheric Doom
Anno: 2022
Etichetta: Avantgarde Music

Formazione:

Mike Lamb           Chitarra, batteria, basso, tastiere
Heike Langhans  Voce, tastiere


Tracce:
  1. Aeon Rains      06:21
  2. Obsidian          06:22
  3. Dying Sun        06:28
  4. Icarus Signal   05:34
  5. The Endless City 07:03
  6. Ilos                   04:09
  7. Back in Time  07:02

Voto del redattore HMW: 6,5/10
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REMINA – Formazione :

  • Heike Langhans – Ex cantante dei Draconian, mente del progetto :LOR3L3I: (si, scritto così, coi due punti prima e dopo) e dei Light Field Reverie.
  • Mike Lamb – Vedasi Sojourner, Light Field Reverie e Lysithea.

Ebbene, la cara Heike ha deciso di mollare baracca e burattini (e qui si intenda i Draconian) per trasferirsi in Nuova Zelanda con suo marito, Mike Lamb.

Ho chiesto di recensire il disco in questione per caso, non ricordando assolutamente il collegamento con le persone legate al progetto, ma attratto soltanto dal nome e dal genere sotto cui erano catalogati. Scoperto quindi che i Remina altro non sono che il progetto in cui hanno messo in piedi i due, ho pensato che, sulla carta, ci fossero tutte le carte in regola per un buon lavoro e, almeno dal mio punto di vista, un discreto livello di aspettative.

Difficilmente sarete digiuni di informazioni e ascolti dei due riferimenti principali (Sojourner e Draconian), dei quali non è la sede di cui parlare. Sicuramente conoscerete lo stile di Mike e le eteree capacità vocali di Heike.

Scoprendo questo Strata, devo dire però che il risultato è abbastanza agrodolce.

L’impressione è che la cantante svedese abbia appreso la lezione con l’unica realtà che non ho nominato (volutamente) all’inizio : gli Ison.
Il progetto di cui ha fatto parte per cinque anni e con cui ha pubblicato 2 EP (che sembravano però dei veri e propri album in quanto a lunghezza e articolazione) e un album nel 2019, prima di mollare la barca.

Ciò che emerge violentemente è che Heike abbia preso ciò che aveva messo negli Ison e l’abbia riversato in questi Remina, con l’apporto poi di Mike Lamb.

Ne esce un lavoro che, di fatto, sembra una versione “metallizzata” degli Ison, una sorta di ethereal wave con chitarre distorte e batteria. Questo almeno nella prima parte dell’album, fino a Icarus Signal. Dalla successiva, e specialmente nelle ultime due tracce, invece sembra proprio di sentire quanto fatto precedentemente.

La grossa differenza risiede nel fatto che, se nelle parti più metal ne esce un buon ibrido, apprezzabile specialmente se i tratti più caratterizzanti dei due protagonisti sono conosciuti e apprezzati, nella parte più, diciamo, canonica si sente il mancato apporto creativo del buon Daniel Änghede degli Ison. Capace di portare variabilità ed estro al susseguirsi delle tracce.

In conclusione, un album comunque valido, ma che forse è ancora troppo legato a quanto fatto nell’incarnazione precedente.
Personalmente credo che servirebbe un’ulteriore prova per dimostrare che le idee sono più varie e più personali di quanto intravisto qui. Magari permettendo a Mike Lamb di essere ancor più invasivo nella fase di scrittura. Ciò farebbe emergere i Remina nel panorama, svincolandosi dalle loro radici.

D’altra parte, tra l’originale e un emulo, per quanto bravo, io scelgo sempre l’originale.

Alla prossima.

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