DEVIN TOWNSEND – Lightwork

Titolo: Lightwork
Autore: Devin Townsend
Nazione: Canada
Genere: Progressive
Anno: 2022
Etichetta: Inside Out Music

Formazione:

Devin Townsend – voce, chitarra, basso, sintetizzatore, computer, orchestrazione, co-produzione, missaggio.

Anneke Van Giersbergen – voce
Ché Aimee Dorval – voce
Morgan Agren – voce, batteria, percussioni
Mike Keneally – chitarre
Steve Vai – chitarre
Darby Todd – batteria
Federico Paulovich – batteria
Diego Tejeida – tastiera
Nathan Navarro – basso
Jonas Hellborg – basso
Elektra Women’s Choir  -coro


Tracce:
  1. Moonpeople
  2. Lightworker”
  3. Equinox
  4. Call Of The Void
  5. Heartbreaker”
  6. Dimensions
  7. Celestial Signals
  8. Heavy Burden
  9. Vacation
  10. Children Of God

Voto del redattore HMW: 8,5/10
Voto dei lettori: 8.0/10
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A quasi tre anni e mezzo da Empath torna il nostro Hevy Devy con questo “Lightwork”, album costituito da dieci nuovi pezzi della durata complessiva di poco inferiore all’ora.

Devo dire che questo disco mi ha subito colpito: da un lato abbiamo sonorità ed un percorso musicale che continua quanto espresso dal polistrumentista canadese nei suoi differenti progetti, dall’altro c’è un qualcosa di nuovo che non penso sia dovuto solo al fatto che per la prima volta (!) Townsend si è affidato ad un co-produttore, principalmente per la scelta del materiale (scritto durante la pandemia) ed avere un aiuto su come “indirizzare” le cose. Onestamente non sento una grande differenza a livello di produzione, salvo alcune piccolezze di cui parlerò successivamente, ma Devin voleva sperimentare questa collaborazione e i risultati devo dire che sono più che positivi. La conclusiva “Children Of God”, dieci minuti di lunghezza che passano in un istante, è il riassunto perfetto di questo nuovo episodio.

L’album risulta un lavoro maturo, dove lo strumento principale è sicuramente la voce di Devin; un lavoro molto introspettivo (pensiamo a “Call Of The Void”, uno dei singoli o “Vacation”, dove la voce di Devin mi ha decisamente emozionato), e nonostante i brani “pesanti” siano quasi assenti, e non sempre totalmente aggressivi (ad esempio “Heartbreaker”) devo dire che di questi non ne ho sentito molto la mancanza. Il tutto, di fatto, è molto equilibrato.

Mi sono lasciato avvolgere dalle melodie vocali sempre intriganti e ottimamente studiate, soprattutto grazie all’apporto di diversi guest come la stupenda Anneke Van Giersbergen (“Lightworker” oppure “Heavy Burden”).

Una delle particolarità di Lightwork è, rispetto alle produzione precedenti, una presenza della elettronica (si pensi all’apertura “Moonpeople”, il primo singolo di questo album, perfetto legame con le produzioni precedenti) molto più marcata, e in alcuni casi le atmosfere anni ’80 sono molto evidenti (almeno alle mie orecchie): queste mie osservazioni si evidenziano in particolare  in “Equinox” (fra le mie preferite) dove ad un motivetto molto orecchiabile che accompagna tutto il pezzo, e una linea melodica vocale decisamente interessante, si affiancano delle parti vocali al limite dell’estremo, alternate alla delicatezza che solo Devin riesce ad ottenere. Il risultato è perfetto. Sulla stella linea anche “Celestial Signals” che presenta anche una parte corale molto curata e di grande effetto.

Non ho mai nascosto quanto adori Devin e sono molto onesto nel dire che probabilmente questo è un disco che non otterrà l’approvazione immediata di una parte del pubblico; nonostante ciò questo è un disco che merita veramente e necessita del giusto tempo per essere assimilato e… vissuto.

Dategli una occasione: non ve ne pentirete! Consigliatissimo.

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