SWORD – III

Titolo: III
Autore: Sword
Nazione: Canada
Genere: Heavy Metal
Anno: 2022
Etichetta: Massacre Records

Formazione:

Rick Hughes – Voce
Mike Plant – Chitarra
Mike Larock – Basso
Dan Hughes – Batteria

 


Tracce:

1. Bad Blood
2. (I Am) In Kommand
3. Dirty Pig
4. Surfacing
5. Unleashing Hell
6. Spread The Pain
7. Took My Chances
8. Not Me, No Way


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 8.8/10
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«Dottore, dobbiamo fare qualcosa, non riesco più a gestirli. Deve aiutarmi a prendere una decisione. Ieri il mio vecchio mi ha chiesto di passargli il walkman, il walkman, si rende conto?! Io l’ho visto solo in fotografia! E lo zio? La settimana scorsa l’ho beccato con un VHS in mano, vagava per casa, non sapeva dove infilarlo (le risparmio i suggerimenti di mio padre). Lo sa che film era? “Highlander – L’ultimo immortale”, 1986: è in fissa con le spade, l’ha visto centootto volte e ogni tanto ci riprova!» 

«Chiari indizi di demenza incipiente» 

«Ecco; gliene fornisco un altro: ha presente il video della finale di Stanley Cup, sempre dell’86? Ho fatto l’errore di mostrarglielo sul Tubo… lo mandano a raffica! Mentre lo guardano papà usa la mazza da hockey come fosse l’asta d’un microfono, lo zio s’impoltrona e sferza l’aria come un ossesso, sembra posseduto! S’era tatuato il faccione di Patrick Roy sul polpaccio destro, solo che adesso sembra quello di Kipchoge dopo la maratona di Berlino. Glielo spiega lei che se non suona per trent’anni il gastrocnemio cala di brutto? Deve assolutamente aiutarmi a riportarli alla realtà, questi non fanno nulla di serio dal ’95!» 

«Suonavano, mi diceva…» 

«Sì, tanti anni fa, in un gruppo chiamato Sword. Un gruppo metal, mi vien da ridere solo a pensarci. Praticamente han registrato due LP tra l’86 e l’88, più qualche concertino per nostalgici qua e là dopo il duemila dieci; come avrà capito si grattano la patta da un pezzo. I dischi son delle bombe a detta di molti, soprattutto il primo, “Metalized” — che fantasia, eh? L’ho scoperto cercando in rete, hanno tenuto all’oscuro tutta la famiglia, si vergognavano troppo per non aver sfondato quando sfondavano tutti, anche certi Killer Dwarfs, capisce? Poveretti…» 

«La capisco perfettamente: anziani, falliti reclusi in casa da decenni… Urge trovare compiti che li motivino, che risveglino la loro curiosità, per spezzare la routine quotidiana. Stanno replicando attività che li hanno gratificati in passato, ma non riescono a connetterle al presente, a renderle attuali. Lei che li accudisce tra le mura di casa, ha qualche idea in proposito?» 

«Beh, in effetti qualcosa ci sarebbe… C’è una cassaforte, in cantina. Una volta ho sbirciato di nascosto, mentre lo zio l’apriva… c’era solo una cassettina all’interno, con su scritto “DAT”. L’ha presa, se l’è rigirata tra le mani per un po’ e poi l’ha riposta, quasi fosse un tesoro. Ho capito subito che si trattava di musica, li ho sentiti biascicare mesi fa con dei tizi — i due Mike, sicuro — dopo una verticale di birra di tre ore e mezza: “Non sono da buttare, dai… Chiamiamo Glen, così ce li smalta per bene e li facciamo sentire in giro!”» 

«Glen? Può approfondire?» 

«Robinson, un tipo che lavorava a due passi da Montreal; ho controllato, pare uno serio, ha collaborato con tali Voivod, Annihilator, Gwar, Naked Sun, tutta gente rispettata, a differenza degli Sword…  Che disgraziati, più ci penso più mi fanno pena.» 

«Ha avuto modo di sentire il contenuto della cassetta?» 

«Certo. Non lo dica a nessuno però. Il cugino della ragazza del fratello di un mio amico ha un lettore per questi DAT, un’anticaglia da mercatino delle pulci. Una notte, mentre ronfavano dopo l’ennesima verticale di Labatt Blue sfociata in mazza-microfono e fendenti nel vuoto, l’ho preso di soppiatto e l’abbiamo ascoltato tutti e cinque assieme, erano curiosi come bisce. Otto pezzi, una mezz’ora abbondante.» 

«Ebbene? Meritano? Crede possa essere una buona idea darli in pasto alle nuove generazioni? È questa la decisione di cui mi parlava? Le ricordo che ho due figli adolescenti che non hanno mai comprato un disco e non ascoltano musica, però ostentano ventisette tera di flac, dal folk-song all’hydrogrind.» 

«Sa cosa le dico, dottore? Pensavamo di farci quattro grasse risate e invece dopo trenta secondi tutti zitti, basiti. Roba forte, solidissima, una botta d’adrenalina che neanche un giro in monopattino sulla Trans-Canada Highway. Per la prima volta ho capito il motivo di tanta nostalgia. La tipa ha provato a shazammare, le ho spiegato che era materiale inedito, ma l’algoritmo è impazzito, ha cominciato a sputar gruppi ad ogni scarica di riff, tutta gente mai sentita: Metal Church, Armored Saint, Jag Panzer, Warrior, Malice…» 

«Mai sentiti, in effetti.» 

«Beh, abbiamo deciso di mettere ai voti ogni traccia, tentando di indovinarne il titolo dal ritornello. Queste le possibilità per ogni brano: straordinario, ottimo, buono, sufficiente, cagata, grandissima cagata. Vuol sapere l’esito?  

  • “Bad Blood”: due straordinario e tre ottimo ;  
  • “(I Am) In Kommand” (qui l’algoritmo s’è incasinato con gli Annihilator): tre ottimo, un buono e un sufficiente; 
  • “Dirty Pig”: tre straordinario e due ottimo; 
  • strana strumentale di novanta secondi: un ottimo, un buono, due sufficiente e un “grandissima cagata”; 
  • “Unleashing Hell”: un ottimo, tre buono e un sufficiente; 
  • “Spread The Pain”: due straordinario, due ottimo e un buono; 
  • “Took My Chances”: uno straordinario, due ottimo, due buono; 
  • “Not Me, No Way” (qui l’algoritmo s’è confuso con “Sweet Dreams“, l’album dell’88): un ottimo, due buono, un sufficiente e un “cagata”.» 

«Cosa ne pensa, dottore? Li mettiamo in circolo? Devo affrettare i tempi!» 

«Direi che la media s’aggira tra il buono e l’ottimo, niente male per quattro frustrati in pensione anticipata. Per quanto, sull’attendibilità dei giudici…» 

«Dottore, io lo copio e lo mando in Germania a qualche etichetta dal nome trucido, tanto lì stampano tutto, figuriamoci poi se arriva dal Québec!» 

«Vuole che le metta giù due righe di raccomandazione? Sa, quelli son precisi, meglio spianare la strada.» 

«Perché no? Mi son documentato, se va male c’è un festival, in Baviera, si chiama Keep It True…». 

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