GRAND – Grand

Titolo: Grand
Autore: Grand
Nazione: Svezia
Genere: AOR
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Mattias Olofsson: voce e cori

Jakob Svensson: chitarra, basso, tastiera e cori

Anton Martinez Matz: batteria e basso


Tracce:

01. Caroline
02. Stone Cold
03. Make It Grand
04. The Price We Pay
05. Johnny On The Spot
06. Those Were The Days
07. Once In A Blue Moon
08. Too Late
09. After We’ve Said Goodbye
10. Ready When You Are
11. Anything For You


Voto del redattore HMW: 7/10
Voto dei lettori: 7.5/10
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Ancora un’altra formazione di puro AOR in casa Frontiers, che continua la sua imperterrita ricerca di talenti in tutto il mondo e in particolare dalla lontana e vivace Svezia. Gli scandinavi Grand hanno quindi la ghiotta occasione di debuttare con il loro omonimo album su un palcoscenico internazionale e altamente competitivo. I tre ragazzi nascono artisticamente nel 2020 a Stoccolma, con il fondatore e cantante Mattias Olofsson che sogna di incidere un giorno un proprio disco AOR con una importante etichetta. Il cantante lavora duramente da anni come cantautore professionista, continuando a sperimentare idee e scrivere delle proprie composizioni, aspettando solo il momento giusto.

L’incontro con gli altri due compagni è il colpo di fulmine musicale che lo incoraggia verso questa direzione e che lo porta a firmare per la casa italiana. Oltre a Mattias, troviamo il chitarrista e produttore Jakob Svensson (Wigelius) e il batterista Anton Martinez Matz. La voce di Olofsson è pulita e fresca per il rock melodico spomposo proposto. Jakob Svensson è abilissimo alla chitarra, al basso e pure con le tastiere, creando atmosfere interessantissime e avvincenti. Lo stile già dalla prima traccia in scaletta (“Caroline”) ricorda i connazionali Work Of Art, i Giant, i Foreigner e in particolare i Toto. Un vortice di cori e di soffusi riff di chitarra introducono un’atmosfera morbida e caratterizzata principalmente dalla voce. Il suono tipico dei concittadini Work Of Heart continua pure in “Stone Cold” dall’introduzione tastieristica alla Van Halen e che poi si trasforma in un ritmo AOR; il ritornello super mieloso. Il pezzo possiede tutto per riuscire a piacere: linee di tastiera smorzate da giri di chitarra e cori che portano e riascoltare il brano più volte e a tutto volume.

La chitarra acustica e un coro allegro dal sapore ottantiano mettono in moto la buona “Make It Grand”, che dopo pochi secondi devìa verso il glam rock americano e mette in mostra le abilità del chitarrista, soprattutto nel prolungato e robusto assolo. Il raffinato lento “The Price We Pay” riporta coi piedi per terra al pop rock romantico e melodico degli anni ’80, dall’armonia tipicamente yankee ed orecchiabile. Il tutto anche per via della produzione pulitissima di Olofsson che bilancia tutto egregiamente. L’impetuosa “Johnny On The Spot” alza un po’ la posta in gioco con un rock più massiccio, ma in generale la tastiera e la chitarra non lasciano mai la strada dell’AOR, anche se a tratti catapultano in qualche sporco e lurido locale di Los Angeles, dove Olofsson sembra trovarsi a suo agio nel polveroso hair metal cantato dalle sue dissolventi corde vocali.

Con “Those Were The Days” i Grand ripropongono un pezzo AOR che si scioglie lentamente nell’ascoltatore quarantenne assetato di musica targata anni ’80. Il prosieguo non è da meno, con la deliziosa “Once In A Blue Moon” a mischiare sobriamente la sei corde ad una brillante tastiera seguita dalle tonalità commoventi di Mattias, sempre bravo a cambiare il proprio modo di cantare. “Too Late”, moderna e veloce, è un’altra canzone melodica e rock, con la chitarra ad abbinarsi perfettamente alla struttura ritmata della tastiera e della composizione in generale. Gli assoli della sei corde e il ritornello poi sono una delle chicche dell’intera opera e giustificano l’acquisto.

“After We’ve Said Goodbye” mantiene bene il ritmo e presenta un ritornello melodico ma non mostra troppa personalità. Sembra strano ma il gruppo piace di più quando si irrobustisce, come nel caso di “Ready When You Are”, sulla quale i nordici si scatenano in un rapido hard rock. Le armonie blueseggianti, accompagnate dalla tastiera di Svensson, si accostano benissimo ai giri taglienti della chitarra. La romantica “Anything For You” è un lento strappalacrime, portato da una chitarra leggera e da una tastiera avvolgente, le quali culminano in un gran bel ritornello.

Non c’è nulla in questo album che non sia stato già sentito in passato ma il gruppo sa il fatto suo e propone un AOR collaudato ed elegante, dal tocco solenne e nostalgico. Il trio si apprezza comunque di più quando sfora dal rock melodico per parare verso lidi meno pacati. Bel debutto.

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