SONS OF ARRAKIS – Volume I

Titolo: Sons Of Arrakis
Autore: Volume I
Nazione: Canada
Genere: Stoner / Doom Rock
Anno: 2022
Etichetta: Careless Records

Formazione:

Vick Trigger: basso
Mathieu Racine: batteria
Francis Duchesne: chitarra
Frédéric Couture: voce e chitarra


Tracce:

01. Shai-Hulud 01:33
02. The Black Mirror 03:43
03. Complete Obliteration 04:01
04. Temple Of The Desert 04:26
05. Omniscient Messiah 04:12
06. Lonesome Preacher 05:13
07. Abomination 04:37
08. Shai-Hulud (Sequel) 02:19


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 7.0/10
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Ormai il cambiamento climatico ci sta abituando ad eventi inusuali ed estremi, molto spesso alieni al luogo dove si verificano. Ad ennesima riprova del disastro antropologico che ci siamo scelti, vediamo persino arrivare tempeste di sabbia dal Canada!

I Sons Of Arrakis sono una formazione dedita ad uno stoner / doom rock incentrato sull’opera fantascientifica di Frank Herbert « Dune », capolavoro letterario e, grazie a più trasposizioni cinematografiche, sempre più conosciuto da una vasta schiera di appassionati. Il mondo di «Dune » è lo scenario perfetto per la creazione di canzoni appartenenti ad un genere che spesso è stato anche definito desert rock proprio per le sue sonorità secche, asciutte e allucinate dal calore che le sabbie possono sprigionare, soprattutto laddove l’acqua non è mai scorsa e dove l’uomo non può accedere senza mettere a repentaglio la proprio vita: il pianeta Arrakis.

Riprendendo la trama dei romanzi, il quartetto di Montréal ricostruisce in Volume I la storia del Messia, un personaggio in grado di ribellarsi all’impero intergalattico e diventare il leader di una schiera di antagonisti. Tutto ciò al suono di otto canzoni, delle quali due strumentali – l’iniziale e la conclusiva “Shai – Hulud” in onore degli enormi Vermi Delle Sabbie che infestano il sottosuolo di Dune. Dal punto di vista musicale, il racconto viaggia su un susseguirsi di riff efficaci e tipici della proposta di gruppi di questo calibro, con cadenze molto accentuate e fraseggi che partono e si chiudono sulle corde basse degli strumenti suonate a vuoto, per dare quel senso di saltellamento continuo caratteristico del genere.

I brani più divertenti per quanto riguarda la qualità e la composizione della struttura sono a mio avviso quelli situati nella parte centrale della scaletta: “Temple Of The Desert”, “Ominiscient Messiah”“Lonesome Preacher”. Ciascuno di essi ci pone davanti a cascate di giri intensi e ben ideati, anche cavalcanti in alcuni momenti più dinamici e sui quali non si risparmia la voce di Frédéric Couture, azzeccata e idonea alle atmosfere arrembanti del gruppo. Ci sono poi alcuni elementi che conferiscono maggior originalità ai pezzi dei Sons Of Arrakis, come l’impiego di voci e strumenti da colonna sonora che è possibile avvertire già in “Complete Obliteration”, usati per arricchire gli spazi lasciati dagli strumenti durante l’esecuzione di sequenze rallentate. Il tutto con l’idea di conferire un’attitudine da colonna sonora hollywoodiana e più d’impatto visuale.

Con un’attitudine genuina e brani di grande gusto, i Sons Of Arrakis ci consegnano un debutto di valore che non potrà non appassionare i fan di formazioni quali Wolftooth e Sleep, oltre che dello stoner rock in generale.

 

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