SOUL GRINDER – Anthems From The Abyss

Titolo: Anthems From The Abyss
Autore: Soul Grinder
Nazione: Germania
Genere: Brutal Death Metal
Anno: 2022
Etichetta: MDD Records

Formazione:

Mathias Junge – voce e basso
Jan Resmer – chitarre e cori
Matè “Balrogh” Balogh – batteria


Tracce:

01. Anthems From The Abyss
02. Insidious Resurrection
03. The Soul’s Mirror
04. Supreme Enemy
05. I Am The Silencer
06. Blood Harvest
07. From The Nether Realm
08. The Last Supper
09. Spirit’s Asylum
10. Warcurse

Durata totale: 42:46


Voto del redattore HMW: 7/10
Voto dei lettori: 10.0/10
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Ossimoro: “Figura retorica consistente nell’accostare, nella medesima locuzione, parole che esprimono concetti contrari”. Esempi: brivido bollente; lucida pazzia; Brutal Death Metal Accessibile.

I tedeschi Soul Grinder riescono con il loro secondo disco ufficiale, Anthems From The Abyss, a rendersi autori di una forma di death metal che, sebbene estrema, risulta un punto di partenza praticabile per chi volesse accostarsi al sottogenere del brutal death senza rimanere eccessivamente traumatizzato. A differenza del sottoscritto, che da più piccolo mise in stereo Vile dei Cannibal Corpse senza nessun allenamento di sorta e rimase traumatizzato per ore…

A quattro anni di distanza dall’EP d’esordio Sadistic Parasite  e dall’album Chronicles Of Decay del 2020, il trio nordico presenta dieci nuove canzoni piacevoli, ben prodotte e ben suonate. Già con l’attacco simil-thrash della traccia omonima si percepisce la potenza sonora messa in campo. Un elemento di diversificazione ci accoglie a metà del brano con uno stacco da pogo e contestuale coro cadenzato a chiamare la devastazione sotto il palco, reso verosimilmente furente grazie alle impressionanti doti del batterista Matè “Balrogh” Balogh, qui più simile ad un AK-47 che non ad un essere umano. Nonostante la qualità media di ognuna delle composizioni presenti, è possibile indicare “Insidious Resurrection” e “Supreme Enemy” come le più efficaci del lato A, con la seconda a raccontarci del blasfemo Yog – Sothoth, uno degli Dèi Esterni immaginati dal sempreverde maestro H.P. Lovecraft – croce e delizia dell’immaginario orrorifico del secolo scorso. I cori che si possono ascoltare in entrambe le occasioni sono convincenti e rappresentano uno dei punti di forza del gruppo.

From The Nether Realm”, “The Last Supper” e la conclusiva “Warcurse” sono autentiche mazzate sui denti, condite in alcuni frangenti dall’apporto solista dell’unico chitarrista Jan Resmer, compattissimo durante sezioni ritmiche che non di rado si lasciano andare a parti in tremolo così come a breakdown spezzacollo. All’inizio afferro come questa nuova opera dei Soul Grinder possa essere un viatico all’esplorazione del metal più estremo e truce. Ebbene, la prova vocale offerta dal cantante e bassista Mathias Junge è la discriminante per i meno avvezzi, mai troppo catacombale e sotterranea (prassi delle formazioni brutal slam) ma sempre chiara nella dizione e coinvolgente nell’esecuzione, oltre che ben lavorata in sede di registrazione.

Tecnicamente buoni e con una proposta che coinvolge frangenti carichi di groove a spezzare il ritmo, evitando il rischio di monotonia che a volte può sorgere in un genere tanto convulso come quello presentato, i Soul Grinder contribuiscono con un’altra uscita di valore all’anno musicale 2022. Consigliato a fan del death e a chi voglia intraprendere nuove rotte sonore.

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