WOODS OF DESOLATION – The Falling Tide

Titolo: The Falling Tide
Autore: Woods Of Desolation
Nazione: Australia
Genere: Black Metal
Anno: 2022
Etichetta: Season of Mist

Formazione:

D. – Tutti gli strumenti


Tracce:
  1. Far from Here               07:02
  2. Beneath a Sea of Stars 07:24
  3. Illumination                  05:02
  4. The Falling Tide           06:32
  5. The Passing…               03:45
  6. Anew                              06:38

Voto del redattore HMW: 7/10
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Anno domini 2022. Un tale dalla lontana (almeno per noi) Australia, senza apparente nome se non una laconica D puntata, ci propone il nuovo disco di una creatura tutta sua.

I Woods Of Desolation sono un progetto solista attivo ormai dal 2006 e giusto, con questo The Falling Tide, al traguardo del quarto lavoro.

Entrai in contato con loro col primo album e, se togliamo il fatto che era stato realizzato in maniera rudimentale e casalinga (mi riferisco a suoni, pulizia degli strumenti etc. etc.), bisogna ammettere che la proposta era qualcosa di veramente interessante per l’epoca.
Se ancora oggi il nostro si definisce come “black metal”, Towards The Depths arrivò un anno dopo il tanto celebrato ed idolatrato debutto degli Alcest.

Insomma, D. aveva qualcosa da dire.

Seguirono due lavori (Torn Beyond Reason del 2011 ed As The Stars del 2014), che evolverono il discorso iniziato e lo elevarono, passo dopo passo, canzone dopo canzone, dal novero del semplice underground.

E con questo arriviamo ad oggi, dove, complice il contratto con la Season Of Mist, l’artista ci propone un lavoro che può, finalmente, arrivare a tutti gli appassionati del genere.

Appassionati appunto. Perché questo lavoro, nonostante quanto premesso, è purtroppo un lavoro che lascerà pochi strascichi; se non in chi segue questa scena e queste sonorità.

Se nel 2007-2008 e negli anni successivi l’esplosione del fenomeno blackgaze (Alcest, Amesoeurs, Deafheaven e altri) portò alla ribalta questo tipo di approccio – in cui il black metal più ferale si fonde con melodie sognanti e meno nere – arrivati al 2022 il parere di chi scrive è che c’è forse necessità di un ripensamento della scena.

Il disco, a parte la copertina tremendamente troppo simile, come colori e tratto a quella del precedente As The Stars, contiene tutti gli elementi che deve avere per raggiungere tutti coloro che hanno voglia di immergersi nel viaggio che D. ha confezionato per noi. Viaggio anche sincero, sentito, penetrante e mai noioso. Il blast beat, le chitarre eteree, melodie e sensazioni dilatate, quasi a navigare in un mare notturno su una piccola barca, al chiaro di luna (come suggerito dalla copertina), urla strazianti, tastieroni e quella malinconia di fondo a condire il tutto.

Il lavoro è bello e ben confezionato, promosso senza indugi.

Mi sento però di avvertire l’ascoltatore meno avvezzo a tale stile che purtroppo, per quanto buono, non si possa fare a meno di registrare che questo genere di lavori, melodie, approcci ed arrangiamenti, sta cominciando a diventare meno fresco di quanto non lo fosse qualche anno fa. Le canzoni passano piacevolmente e si arriva alla fine senza sussulti, proprio indicando questa mancanza come problema principale. Si fatica a distinguere sulla media distanza questo lavoro dal precedente e ciò, secondo me, è un difetto che va segnalato.

Nel complesso è comunque un lavoro sopra la media, che avrete comunque voglia di rimettere nelle cuffie, complice anche la calma notturna dell’inverno incipiente.

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