AUTOGRAPH – Beyond

Titolo: Beyond
Autore: Autograph
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Hard Rock
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Randy Rand: basso
Simon Daniels: voce
Jimi Bell: chitarra
Marc Wieland: batteria


Tracce:

01. This Ain’t The Place I Wanna Be
02. Your Slave Tonight
03. Everything
04. Gotta Getcha
05. Take Me Higher
06. Run For Your Life
07. Beautiful Disaster
08. Love Is A Double Edge Sword
09. Heart Of Stone
10. Feels So Good
11. Flying High
12. To Be Together
13. Mind Of Fear (Bonus)


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 6.0/10
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Nell’Aprile di quest’anno arriva a sorpresa la notizia della morte improvvisa del bassista Randy Rand che, qualche giorno prima della sua dipartita, riesce a consegnare i master finali e la copertina per il disco, dal titolo Beyond, alla nostra Frontiers Records. L’artista comunica pure in tempo ai suoi compagni di andare avanti con la pubblicazione del disco, nel caso gli succeda qualcosa di grave. I rimanenti e addolorati Autograph accolgono l’appello e dopo tanti anni dal debutto riprendono la loro attività musicale pubblicando così delle nuove canzoni, nonostante la scomparsa dell’unico fondatore rimasto. Probabilmente la sfortuna non ha permesso agli americani di sfondare in un periodo d’oro quando l’hard rock dettava legge nelle vendite e nei passaggi radiofonici. Qualcuno ricorderà gli Autograph per il loro unico successo commerciale intitolato, “Turn Up The Radio”, dal loro LP di debutto del 1984 Sign In Please. Sicuramente dotati musicalmente ed esponenti del glam ottantiano non hanno avuto lo stesso successo di formazioni simili. Dopo That’s The Stuf dell’85 e Loud And Clear del 1987, i californiani si sciolgono nel 1989. Tornati con il platter Buzz nel 2003, appaiono a distanza di anni nel 2011, ma senza il loro leader, cantante e compositore Steve Plunkett, che pur non partecipando all’incontro, dà il suo consenso affinché la formazione torni operativa con un nuovo cantante.

“Abbiamo contattato il nostro cantante originario, Steve Plunkett per una riunione”, afferma Rand in una sua ultima intervista. “Non ha avuto il tempo di unirsi di nuovo alla band a causa dei suoi impegni. Tuttavia, ci ha dato la sua benedizione per andare avanti, e questo è stato importante. Ci mancavano i nostri fan. Questo è per loro”.

Le ricerche portano a Simon Daniels, chitarrista ritmico e cantautore di origine brasiliana, scovato su YouTube, che partecipa all’incisione del disco Get Off Your Ass del 2017.

“Era perfetto per fronteggiare gli Autograph”, spiegò Rand. “Ci ha dato una nuova energia e ci ha colpito subito. Abbiamo avuto tutti una sensazione di euforia dopo la prima prova”.

Dopo l’improvvisa dipartita di Rand, l’attuale formazione degli statunitensi è quindi composta dal già citato Simon Daniels (ex Jailhouse e Flood) dietro al microfono, Marc Wieland dietro le pelli, da Jimi Bell (House Of Lords) alla sei corde e dal sostituto di Randy Rand, Steve Unger (Metal Church) al basso. Su Beyond suona comunque il povero bassista nella sua ultima registrazione in sala e con i restanti membri che intendono continuare in sua memoria l’eredità della rock band nata a Los Angeles nel lontanissimo 1983. La cosa triste è poi che questo album è semplicemente carino e gradevole dall’inizio alla fine perché ricco di melodie accattivanti e di una certa robustezza, inaspettata nei suoni, che fa intravedere un nuovo e roseo futuro per il combo californiano. Il sound è quindi un classico hard rock melodico, con un pizzico di metal e di puro AOR che si ascolta già da subito nell’iniziale e veloce “This Ain’t The Place I Wanna Be”, con l’ugola di Daniels convincente e determinante alla stregua dei riff e dei superlativi assoli del chitarrista Bell. Song rapida e molto ritmata che spara energia positiva grazie ad una superlativa sezione ritmica e a dei cori avvincenti che accompagnano il delizioso ritornello, figlio dei migliori Twisted Sister. Si continua con la ruvidezza chitarristica e le distorsioni del guitar hero americano che introduce “Your Slave Tonight” e che guida un’altra granitica e vibrante canzone rock. L’assolo è celestiale così come pure la tonalità passionale del bravissimo cantante. Sulla stessa scia troviamo la più pacata “Everything”, dal refrain orecchiabile e moderno. La sorpresa è invece la sporca e polverosa “Gotta Getcha” influenzata dai fondamentali Nightranger ma a tratti più massiccia e sfacciata grazie alla straripante chitarra elettrica di Bell che trascina, insieme ai cori, in un potente e irriverente sleazy metal d’altri tempi. Proseguendo si nota clamorosamente l’assenza della tastiera, con la chitarra invece protagonista assoluta nella semi ballata “Take Me Higher”, dai riff acustici ed elettrici abbastanza melodici ed ondulati, abbelliti dalla ruvida e sporca voce del convincente frontman. La settima “Beautiful Disaster” è ancora puro rock melodico, ma con armonie molto grezze, decorate da stratosferici assoli chitarristici alla Eddie Van Halen e da un ritornello che si stampa immediatamente in mente. Colpisce la pesantezza di questo storica gruppo, nota per brani soft che strizzano l’occhiolino al pop ma che qui in Beyond ci proiettano in una nuova dimensione.

“Siamo più pesanti di prima. Allo stesso tempo, le voci melodiche e gli hook orecchiabili sono ancora parte integrante del nostro sound” (Randy Ran)

Nell’allegra “Love Is A Double Edge Sword” sembra di sentire una canzone dei mitici Poison per via del ritornello e dei cori di supporto, con il supertecnico Jimi Bell sempre sopra gli scudi per via dei suoi micidiali assoli al fulmicotone. Il divertimento continua con la roccheggiante “Heart Of Stone”, tipica traccia ottantiana uscita dal selvaggio e dallo sregolato Sunset “Strip” Boulevard di Los Angeles. Bello il timbro vocale di Simon Daniels in “Feels So Good”, che continua con il suono tipico dell’hair metal sempre sostenuto dalla dirompente e competentissima chitarra elettrica dell’abilissimo Jimi, per un pezzo hard rock pieno di energia e adrenalina da ascoltare rigorosamente con il volume a palla. Segnalo infine il conclusivo singolo “To Be Together” caratterizzato dalla voce roca e dalle grandi estensioni vocali di Simon che si spinge al massimo delle sue possibilità canore. Questo è un pezzo meraviglioso e indicativo sulla nuova e migliore direzione musicale degli Autograph, che rimangono sempre melodici ma molto più duri di prima. L’opera mostra una band nel suo massimo splendore creativo ma proprio nel più bello colpita dalla tragica e sfortunata scomparsa del suo leader, fondatore e indimenticabile Randy Rand a cui siamo grati per averci portato indietro nel tempo quando l’hard rock governava la scena musicale mondiale. Non so se la formazione continuerà ma spero non con questo nome perché non avrebbe senso, data l’assenza di membri fondatori in seno al gruppo. Ovunque tu sia, grazie di tutto Randy!

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