RISING STEEL – Beyond The Gates Of Hell

Titolo: Beyond The Gates Of Hell
Autore: Rising Steel
Nazione: Francia
Genere: Heavy Metal
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Emmanuelson: voce
Tony Steel: chitarra
Steff Leadmaster: chitarra
Guerriero di Pietra: basso
Steel Zard: batteria


Tracce:

01. Beyond The Gates Of Hell
02. From Darkness
03. Life Awaits
04. Death Of A Vampire
05. Run For Your Life
06. Infinite Pain
07. Skullcrusher
08. My Burning Time
09. Beast
10. We Are Free


Voto del redattore HMW: 7/10
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Terzo album in studio per la band francese dei Rising Steel che ritorna in pista con il suo impetuoso heavy metal classico e ottantiano, figlio di quella famosa ondata di NWOBHM che negli anni ’80 fece tremare il mondo. Il combo transalpino comprende: Emmanuelson dietro al microfono, Tony Steel e Steff Leadmaster alle chitarre, Stone Warrior al basso e Steel Zard dietro le pelli. Il suono dei cinque è un mix di importanti melodie vocali, e di riff e ritmi assillanti, che convergono in dieci tiratissime canzoni. Dopo il buon Fight Them All, di due anni fa, il nuovo Beyond The Gates Of Hell conferma la bravura dei musicisti e la tendenza a sconfinare in altri generi come l’hard rock e il trash metal degli anni ottanta.

Questo ibrido di heavy tradizionale, di power e thrash metal è fortemente influenzato da gruppi come gli Iron Maiden, i Judas Priest, i Testament e gli Slayer su tutti. Si entra direttamente all’inferno dal primo brano in scaletta, ovvero l’omonima “Beyond The Gates Of Hell”, dai riff chitarristici spietati e assordanti. La minaccia spigolosa e thrash delle due strepitanti e punitive chitarre è sostenuta da una sezione ritmica veloce, da robusti assoli di chitarra e dalla voce diabolica e urlante di Emmanuelson. La successiva e animalesca, “From Darkness” è un puro metal trascinante e distruttivo che annienta già dai primi riff e dall’ugola infuocata del cantante.

Questa intensità vigorosa di puro speed evolve in un implacabile heavy metal classico e a tratti thrash, con delle vere e proprie cavalcate sonore degne del genere. Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo pure la velocissima “Run For Your Life” e la coinvolgente “Skullcrusher”. Entrambe sono dei pezzi pesanti e tiratissimi con le corde vocali devastanti del vocalist che insieme al duo chitarristico Tony/Steff ereggono un muso sonoro invalicabile. La prima è, forse, la canzone più pesante del platter perché mescola sapientemente il confine tra il thrash e il power metal. Ai Rising Steel non importa seguire degli schemi o delle regole predefinite perché fondamentalmente i cinque sono liberi di esprimersi con le loro creazioni direttamente e ferocemente senza dover accontentare nessuno.

Il cantante Emmanuelson emerge per la sua voce accattivante e aggressiva ma non fenomenale e tecnica come altri colleghi di ruolo. Oltretutto la mediocre produzione lo penalizza a discapito delle combattive sei corde elettriche della formazione, che sono sparate a tutto volume sui timpani metallici degli ascoltatori. Ne è un esempio la terza in scaletta “Life Awaits”, dalla possente intensità e dove l’interpretazione del singer è grintosa e allo stesso tempo molto graffiante. La teatrale e melodica “Death Of A Vampire” mantiene alto il ritmo cadenzato del combo con Emmanuel sempre sopra gli scudi con le sue sinistre tonalità, guidato dai bollenti riff e dai micidiali assoli chitarristici degli amici Leadmaster e Steel.

I cugini d’oltralpe suonano pure bene e si trovano a loro agio anche in una traccia quasi più tranquilla e sfumata rispetto alle altre, come in “Infinite Pain”, dalle lunatiche e ipnotizzanti armonie create nei primi minuti dalle due telluriche chitarre che poi si trasformano pesantemente nel bel mezzo della composizione, sfociando in un incandescente thrash metal tipico degli anni’80. Si chiude in bellezza con la movimentata e melodica “My Burning Time” e con il thrash metal di “Beast”, adrenalinica ed energetica quanto basta per convincersi positivamente della forza dirompente dei francesi. L’ultima We Are Free”, è un mid-tempo, hard rock alternativo e diverso dallo stile proposto fin qui dai cinque artisti. Un pezzo intimidatorio e oscuro che fa vedere il quintetto francese da un’altra prospettiva e che in certi frangenti ricorda i Metallica più ispirati dei decenni passati.

Se da un lato la copertina, come al solito, inganna per via della spada e del castello in pieno stile power metal, dall’altro la musica è già dalle prime note del disco una garanzia per chi vuole alzare il volume e scuotere la testa in continuazione dalla prima all’ultima traccia. Poco originali, ma molto efficaci e convincenti!

 

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