DREAM UNENDING – Song Of Salvation

Titolo: Song Of Salvation
Autore: Dream Unending
Nazione: USA e Canada
Genere: Death Doom
Anno: 2022
Etichetta: 20 Buck Spin

Formazione:

Derrik Vella – Chitarra, Basso
Justin DeTore – Batteria, Voce


Tracce:
  1. Song Of Salvation        14:05
  2. Secret Grief                  05:06
  3. Murmur Of Voices       02:41
  4. Unrequited                   05:44
  5. Ecstatic Reign              16:03

Voto del redattore HMW: 8,5/10
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Alzi la mano chi conosceva i Dream Unending.

Io, mestamente, la debbo tenere bassa.
Ammetto candidamente di non aver mai sentito parlare di questo gruppo (di fatto un duo) fino a pochi giorni prima di ordinarlo e riceverlo a casa. Felice come un bambino.
In questo caso, ringraziamo la modernità che ci permette di ricevere aggiornamenti dalle case discografiche di tutto il globo.

Cercando di fare un minimo di storia, dietro questo nome ci sono un batterista-cantante americano, attivo in vari gruppi dai generi più vari, e un chitarrista canadese, famoso per la sua militanza nei deathster Tomb Mold e anche lui presente in diversi altri progetti.
I nostri, nel 2021 e quasi a sorpresa, pubblicarono per la 20 Buck Spin l’album d’esordio Tide Turns Eternal e, a distanza di un anno quasi esatto, arriva questo Song Of Salvation.

Partiamo subito dicendo che questo album è semplicemente splendido e che deve essere un ascolto ben più che caldeggiato a chiunque apprezzi il death doom. Ed è anche uno dei casi, rari, in cui si può fare senza problemi una disamina individuale dei brani.
Questo perché è un album di quarantatré minuti di durata e in cui il metal e il doom più rispondenti ai canoni sono, di fatto, racchiusi in due tracce e mezza e in trenta minuti di durata.

L’album si apre con la stessa “Song Of Salvation” e, nei soli primi minuti dei suoi quattordici totali, si riesce ad entrare in connessione con lo stile particolarissimo e sfaccettato che questi due ragazzi riescono a creare.
Sono sufficienti le prime, delicate note dell’arpeggio iniziale per capire che doti sia tecniche sia di arrangiamento sono parte dei talenti di Derrik Vella.
Il suddetto arpeggio sfocia nel giro portante della suite e sicuramente vi si stamperà nella memoria, cullandovi nel viaggio sognante che vi verrà proposto.

Particolari e molto personali sono l’utilizzo degli arpeggi con chitarra pulita – quasi soverchianti in alcuni momenti – al di sopra delle chitarre distorte alla base del pezzo. Arpeggi che diventano quindi centrali nella narrazione melodica che propongono, che a poco a poco sviluppano la canzone, trascinandovi in questo lento, lento incedere. Senza mai annoiarvi o distrarvi dal cammino. E in questo cammino troverete tutti i colori che la psichedelica e surreale copertina ci suggerisce.

Il secondo pezzo, “Secret Grief”, è suddiviso a metà: una prima parte praticamente strumentale, nella quale un sax fa la voce grossa, diventa protagonista e porta alla mente qualche divagazione in stile Ulver; una seconda in cui il pezzo sfocia in una violenta e greve apertura puramente death, con reminiscenze di godgoriana memoria (specialmente negli assoli).

Abbiamo poi una coppia di strumentali. La prima “Murmur Of Voices” che funge quasi da spartiacque del disco, con melodie “liquide” che potrebbero ricordarvi qualcosa della seconda giovinezza dei Cynic di Paul Masvidal. La seconda invece è un altro piccolo, leggiadro e splendido viaggio nell’universo melodico che i Dream Unending sono stati capaci di creare. Armonia e melodia messe al servizio dell’immaginazione dell’ascoltatore e dei mondi che questo vorrà vedere, in una vena simile a quella di alcuni brani strumentali dei Mournful Congregation, ma con più dinamica.

Il disco poi si chiude con la seconda suite, “Ecstatic Reign“: apparentemente più canonica (almeno nell’incipit), si sviluppa poi con la sua magniloquenza per lande inesplorate. Troviamo addirittura delle soluzioni al limite del prog che rendono ancor più ampio lo spettro di soluzioni e di proposte, per farvi poi trovare nei momenti più pesanti e dissonanti e drammatici di tutto il lavoro a metà canzone; infine tornare alla melodia e ad un finale quasi katatonico.

Questo album mi ha colpito a più livelli ed è stato in grado di stupirmi, come molti altri nomi più blasonati non sono riusciti a fare negli ultimi mesi (se non anni).
Nonostante le citazioni che sembrano permeare questo lavoro, posso assicurare che non troverete momenti di “già sentito” o in cui si sente attingere a piene mani dall’operato di altri.
Questo è un lavoro con una personalità notevole e molto sfaccettata. Pieno di idee ben amalgamate e ben confezionate, capaci di mischiare violenza e voci iper-gutturali alla delicatezza di eteree voci femminili – senza però scadere nel posticcio.

Rimane death doom, ai limiti del funeral doom (specie se ci soffermiamo sull’analisi dei BPM). Sono però convinto che possa incontrare anche i gusti di chi questi generi non li mastichi regolarmente, proprio perché le componenti melodiche e coinvolgenti sono molto più di quanto ci si potrebbe aspettare.

Un lavoro (forse uno dei migliori del 2022) che sta tornando con insistenza nelle mie cuffie e che, scommetto, non deluderà quelli che gli vorranno dare una possibilità.

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