FATAL OPERA – Fatal Opera

Titolo: Fatal Opera
Autore: Fatal Opera
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Fusion Metal/Thrash Metal Progressivo
Anno: 1995
Etichetta: Massacre Records

Formazione:

Gar Samuelson — Batteria e Percussioni
Stew Samuelson — Chitarre
Travis Karcher — Basso
Dave Inman — Voce


Tracce:
  1. Dead By 1998
  2. Evil Tears
  3. Sphere Of Glass
  4. Moving Underground (Bong)
  5. The Unwilling
  6. The Distant
  7. Beaten Path
  8. Overshadowed
  9. Kill’Em
  10. Moon Turns The Tides

Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 8.3/10
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Sovvertitori dell’ordine costituito, incompresi e osteggiati dalle masse, alcuni artisti rifiutano ogni compromesso, sviluppando generi e poetiche in opposizione diretta col sentire comune.

Cresciuto come il fratello Stewart nella scena jazz/fusion newyorkese di fine settanta, Gar Samuelson ne assorbe eccellenze ed eccessi: assoldato per sostituire Lee Rausch, introduce Dave Mustaine al culto dell’eroina e lo trascina, fiancheggiato dall’amico Chris Poland, in un vortice tossico-creativo il cui turbinio si protrarrà sino al 1987. La sua finezza esecutiva è un elemento imprescindibile nel suono dei primi Megadeth, a cui il batterista conferisce un’elasticità imprevedibile che imbriglierà anche le corde dei due chitarristi, allentando la tensione ritmica del thrash per dar forma al più originale dei quattro manifesti di genere pubblicati nell’anno cardine 1986, quel Peace Sells… But Who’s Buying? incensato ancor oggi come primo capodopera del gruppo.

Bandito (assieme al fido Poland) e devastato da dipendenze di cui Megadave sarà ancora a lungo schiavo, Gar si rifugia in Florida, intenzionato a tramutare la sua inquietudine in “nuova” musica; assembla con Stew un piccolo studio di registrazione, si circonda di musicisti talentuosi e fonda i Fatal Opera. Seppur postuma, come spesso accade quando i costrutti critici a disposizione non vengono accostati con tempismo per timore di scomunica, la didascalia fusion metal ben descrive l’omonimo primo album, tanto greve quanto imponderabile, meticolosamente arrangiato e puntellato da incalzanti ganci melodici.

I giri di Stew sono ossessivi e sferzanti, disegnano fluide armonie jazz o si allineano a ritmo serrato in scorribande di metal furente; nell’ossatura degli accordi i lunghi assolo s’incastrano con precisione, distesi ora morbidamente, a colorare le melodie sulle diverse tonalità, ora più rudemente, per gridare insieme ad Inman l’alienazione disumanizzante della vita moderna. Libero di pestare senza pressione (e senza marmellata nelle vene?) Gar accenta e sincopa, straccia piatti e battibecca con Travis Karcher che gli tien testa fino alla fine, regolando il flusso dei brani sull’onda d’un jazz rock metallizzato le cui increspature ritmiche prima schiaffeggiano e poi cullano. L’inerme ascoltatore viene trasportato in una dimensione onirico-musicale straniante, in cui regnano techno-metal obliquo (chi ha detto Watchtower?), assolo-fiume di trenta secondi e stralunata melodia pop.

Un fusione perfezionata dalla cover che non t’aspetti, “1983 (A Merman I Should Turn To Be)/Moon Turns The Tides…Gently, Gently Away” da Electric Ladyland, un quarto d’ora di visionaria psichedelia hendrixiana tinta di progressive, con sentori del post rock che verrà: una chiosa ardita ma assolutamente coerente con il pensiero musicale dei quattro.

L’affiatamento crescente fra i Samuelson e Karcher smusserà i pochi spigoli rimasti, anche a livello di formazione; la voce arrochita del futuro Oblivion Myth Andy Freeman e il lavoro di lima di Billy Brehme, inserito accanto a Stew per levigarne l’ampio spettro sonoro, renderanno più raffinato e rockeggiante il nuovo The Eleventh Hour, fregiato da una spumeggiante rilettura di “Lucy In The Sky”; pubblicato due anni dopo, verrà sacrificato dalla Massacre sull’altare del progressive power metal in voga nel periodo.

A più di vent’anni dalla tragica morte di Gar, il 27 gennaio 2022 Combat Records rilascia solo in digitale (sigh) Fatal Opera 3, dodici brani composti nei 90 e mai pubblicati, con cammei dei vecchi amici Chris Poland e David Ellefson. Come da copione, fatalmente, aggiungerei, nessun interesse da parte dei contemporanei… Se volete, c’è ancora tempo per rimediare.

PS L’edizione qui presa in esame è la versione in compact disc stampata da Massacre nel 1995. La prima pubblicazione, autoprodotta in formato cassetta (bei tempi, eh?), risale al 1992. L’ultima ristampa su CD è stata curata dalla “solita” Divebomb Records nel 2017.

 

 

 

 

3 commenti su “FATAL OPERA – Fatal Opera”

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