LOVECRAFT – Can Abyss

Titolo: Can Abyss
Autore: Lovecraft
Nazione: Polonia
Genere: Stoner Rock
Anno: 2022
Etichetta: indipendente

Formazione:

Damian Urbański: chitarra
Krzysztof Gawroński: voce
Przemysław Juras: basso
Adrian Ciepłuch: chitarra
Ben O’Mara: batteria


Tracce:

01. Awakening (From The Sea)
02. Mooneater pt. I
03. Another Damn Idiot
04. Horrors In The Attic
05. Grasshopper
06. The Deep Dark Slumber
07. Bar Cannabis


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 10.0/10
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La storia dei polacchi Lovecraft inizia nel 2019 quando, riuniti presso il pub Prolog 9 della città di Bydgoszcz, i cinque musicisti decidono tra il serio ed il faceto e probabilmente con un grado alcolemico di tutto rispetto nel sangue, di mettersi in gioco e chiudersi in sala per comporre insieme. Vuoi per contrastare in maniera produttiva il periodo tragico della pandemia, vuoi perché in fondo creare musica con gli amici è una delle soddisfazioni più belle della vita, questo manipolo riesce a concludere la prima parte del proprio percorso con la pubblicazione ad agosto 2022 di Can Abyss.

Grazie ad una didascalica e colorata copertina e ad un titolo decisamente esplicativo, fondato su un gioco di parole divertente e dal triplice significato [1. Can Abyss? = Può l’abisso? Riferimento al maestro Lovecraft, qui corredato da un tentacolone poco sobrio / 2. Can(n)Abyss = che sto a spiegarlo? / Can Abyss = la dolce bevanda consumata per l’occasione], i Lovecraft attirano l’attenzione del curioso ascoltatore. Per l’occasione, il sottoscritto.

Le sette tracce dell’album impiegano meno di quaranta minuti per essere riprodotte integralmente e ciò consente il “replay” senza grosse difficoltà. L’introduttiva “Awakening (From The Sea)” volteggia su un arpeggio cupo ed un riff convincente, sui quali elementi si staglia la calda ed intensa voce di Krzysztof Gawroński, sugli scudi per tutto lo scorrere del disco. Qui si possono inquadrare alcuni punti di riferimento stilistici, giacché si nota una somiglianza con un altro gruppo di stoner rock come gli Stoned Jesus.

Proprio il fare sbarazzino ed al contempo hard rock e progressivo che si ritrova nelle composizioni del gruppo ucraìno si condensa con personalità nella canzone dei Nostri, “Grasshopper”. Che dire? Non capita spesso di seguire le avventure frenetiche di un grillo, con tanto di sezione centrale acustica arricchita da un pregevole assolo di chitarra pulito, prima che il piccolo amico scoppi di nuovo nella sua arcadica corsa nel verde.

Non vengono certo abbandonate le tematiche orrorifiche, salde in “MoonEater Pt. I”, anch’essa contraddistinta da parti veloci ed altre più distese e piene di pathos canoro. “Horrors In The Attic” lascia ancora spazio al lavoro dei chitarristi e del bassista, qui ottimo nel suo evolversi: i ragazzi non sono solo bravi musicisti ma possiedono un gusto compositivo non banale e che osa sfidare diversi approcci ritmici e di tempo, come succede anche in “The Deep Dark Slumber”, il brano più duro del lotto.

La conclusiva “Bar Cannabis”, tra chitarre acustiche e distorte e il suo approccio oscuro, chiude il debutto discografico dei Lovecraft con un messaggio finale premonitore di un probabile secondo capitolo. Inutile dire che in me risuona sempre qualcosa di ancestrale quando odo il nome del Solitario di Providence, ma in questa particolare occasione il sentimento è rafforzato da un ascolto sì “scanzonato” (neanche troppo in realtà) ma godibile, costruito con cura e rappresentativo di una grande passione degli attori coinvolti.

Ancora una volta proclamiamo il blasfemo dittico:
“Non è morto ciò che in eterno può attendere,
e lungo il volgere di strani eoni, anche la Morte può morire” (sorseggiando Can Abyss!)

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