SPITFIRE MkIII – Shadows Phantoms Nightmares

Titolo: Shadows Phantoms Nightmares
Autore: Spitfire MkIII
Nazione: Italia
Genere: Heavy Metal
Anno: 2022
Etichetta: Andromeda Relix e Heart Of Steel

Formazione:

Luca Giannotta: batteria
Giacomo Gigantelli: basso e voce
Stefano Pigani: chitarra

Pier Mazzini (ospite): tastiere
Roberto Priori (ospite): primo assolo di chitarra su “Once It Was Human (The Fly)”
Andrea Martongelli (ospite): secondo assolo di chitarra su “Once It Was Human (The Fly)”
Fabio Serra (ospite): chitarra acustica su “Beauty Vs Beast”


Tracce:

01.   Earthquake
02.   The Eagles Are Laughing
03.   Phantom Barrow
04.   Once It Was Human (The Fly)
05.   Spirit Of The Blind Man
06.   Screaming Steel
07.   Gangs Fight
08.   Golem Of Prague
09.   Sign Of The Times
10.   Beauty Vs Beast
11.   Winners Take All
12.   Despair


Voto del redattore HMW: 7/10
Voto dei lettori: 10.0/10
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Anticipata da Minotauro (1984), la predecessora Andromeda Relics (2002) ed infine My Graveyard (2010), quante altre case discografiche nazionali avrebbero potuto mettere lo zampino al posto giusto ed aggiudicarsi gli sforzi del trio scaligero, se non la creatura del Della Cioppa (per l’occasione col contributo minore della Heart Of Steel)? Non tante, crediamo.

Ignoranza o meno nei confronti del loro repertorio precedente e della loro biografia, il colpo di fulmine per Shadows Phantoms Nightmares è praticamente assicurato.

Il suono è ancora decorosamente sincero e poco o niente plastificato. La grafica abusata ma di presa: ciascun brano è rappresentato da una locandina di film dell’orrore (con l’eccezione de « I Guerrieri Della Notte ») sulla cui immagine è posto il titolo della canzone nel carattere originario del manifesto stesso; c’è pure spazio per Elvira La Vampira ed uno scheletro intento ad affiggere fotografie dei tre membri del gruppo in un semplice e simpatico gioco prospettico. Pur se tale immaginario è poco in linea coi temi effettivamente affrontati, il risultato visivo finale è valido.

Circa i pezzi in sé, l’eccellenza magari è lontana ma sono innegabili una discreta qualità di scrittura e una buona propensione ad arrangiamenti solidi e sobrii. Giri classici tra vecchio metal inglese, hard blues e hard rock a raggio variabile, c’è frequente spazio per belle armonie corali ed a-solo di chitarra di gusto. I tocchi di tastiera si limitano per lo più a piccoli arrangiamenti (gradevolissimi i brevi interventi su “Screaming Steel”), le linee di basso sono fantasiose e sanno di padronanza melodica lontano un chilometro, la batteria scorre sotto al pezzo e neppure ci si rende conto che qualcuno stia tenendo il tempo. Qui al rifugio hanno fatto il maggior numero di vittime “Earthquake”, “Despair”, “Beauty Vs Beast” e l’a-solo di “Golem Of Prague”. Mentre sul lato delle (poche) cose che non funzionano si piazza l’occasionalmente eccessiva reiterazione dei ritornelli; di quelle che casomai inficiano il godimento pieno di un terzo ascolto filato.

Ora afferrate un disco di pop distorto sedicente metallaro e neppure suonato in studio, fatelo roteare a mezz’aria, prendete una piccola rincorsa e sferrategli un calcione da manuale. Giustizia è fatta. Per oggi.

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