AHAB – The Coral Tombs

Titolo: The Coral Tombs
Autore: Ahab
Nazione: Germania
Genere: Funeral Doom
Anno: 2023
Etichetta: Napalm Records

Formazione:

Chris Hector:  chitarra
Daniel Droste: voce, chitarra, tastiere
Cornelius Althammer: batteria
Stephan Wandernoth: basso


Tracce:
  1. Arronax’ Descent Into The Vast Oceans   08:06
  2. Collosus Of The Liquid Graves                   06:26
  3. Mobilis In Mobili                                           08:20
  4. The Sea As A Desert                                      10:49
  5. A Coral Tomb                                                  10:11
  6. Ægri Somnia                                                   12:22
  7. The Mælstrom                                                10:02

Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 7.8/10
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Corpo di mille balene! Sono tornati!

Dopo un silenzio lungo otto anni (e un disco dal vivo nel mezzo), tornano a battere un colpo i marinai tedeschi.
I cercatori di mostri marini. Gli esploratori dei sette mari. I capitano Nemo del funeral doom.

E proprio questo nuovo capitolo della discografia dei nostri si ispira proprio al celeberrimo romanzo di Jules Verne, « 20.000 Leghe Sotto I Mari », che non necessita di presentazioni.

Parliamo della musica.
Il lavoro si apre con una violentissima sfuriata, blast beat e urla strazianti dell’ospite Chris Noir degli Ultha. Di primo acchito sono stupito e quasi preoccupato che i nostri abbiano imboccato una strada nuova, ma è solo un momento. Il doom è per coloro che hanno un cuore che batte lentamente, dice l’adagio.
E così fanno gli Ahab.

Sin dal riff successivo infatti si torna a quanto il gruppo tedesco conosce benissimo e ha sempre proposto negli anni: un funeral doom molto melodico, ispiratissimo ed evocativo come pochi altri sono riusciti a fare nel genere.

Una delle caratteristiche più evidenti e peculiari di questa formazione è infatti la capacità di comporre dei brani che, nonostante la lunghezza, l’apparente pesantezza e difficoltà di fruizione, risultano comunque apprezzabili da un ampio spettro di ascoltatori. Arrivando addirittura a permetterne una facile memorizzazione.

Sono infatti i giri decisamente riusciti e le decadenti ed eroiche melodie di voce del buon Daniel a stamparsi nella memoria di chi ascolta. Il brano “Colossus Of The Liquid Graves” ne è un esempio lampante in questo senso: sin dal primo ascolto il brano non vi uscirà più dalla testa, con un giro d’apertura riuscitissimo nella sua semplicità, corredato da una melodia che si sposa alla perfezione con le immagini che gli Ahab vogliono mostrarci (bellissimo il video). Per giungere ad un “ritornello”, melodia che si fonde nella dissonanza degli accordi. Magistrale.

Nonostante questo ci troviamo di fronte ad un gruppo che ha ancora voglia di tentare nuovi percorsi, nuove strade, nuove rotte per solcare gli oceani di questa terra.
Tutti i tratti dei nostri sono ancora ben presenti anche in questo The Coral Tombs, dove però si sente la necessità di andare ancora un po’ oltre, dove spiccano elementi che non trovavamo nei precedenti dischi: il già citato incipit, le melodie e ritmi quasi orientali di “The Sea As A Desert” o la varietà delle atmosfere e delle chitarre di “Aegri Somnia”.

Il tutto corredato, ancora una volta, da suoni si cupi e opprimenti, ma allo stesso tempo definiti, chiari, limpidi, in contrasto con le acque torbide e senza luce che esplora il mitico Nemo. Capaci di permetterci di godere di ogni sfumatura del suono dei nostri.

Volendo proprio cercare il pelo nell’uovo, potreste incappare in alcune parti vocali che risultano molto simili a quanto già sentito proprio dai nostri, ma la sottile linea tra l’autocitazionismo e il mantenimento di uno stile riconoscibile è molto ballerina. Sarà anche per questo che, oltre all’ospite nel brano di apertura, anche in chiusura troviamo la partecipazione di un ospite (illustre) come Greg Chandler degli inglesi Esoteric ad apportare il suo cantato ancor più epico e caratteristico.
“The Maelstrom”, con la sua solennità e cupo orrore, è proprio il gorgo finale che vi risucchierà per sempre negli abissi.

Gli anni di attesa per questo nuovo lavoro sono evidentemente serviti ai due compositori Daniel Droste e Chris Hector per raccogliere quante più idee possibili, metabolizzarle, dar loro una forma e arrivare a proporci un disco mastodontico nel suo incedere ma assolutamente godibile e vario.

Promossi a pieni voti. Ancora una volta…

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