SABU – Banshee

Titolo: Banshee
Autore: SABU
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Hard Rock
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Paul Sabu: voce e tutti gli strumenti
Barry Sparks: cori e tutti gli strumenti


Tracce:

01. Blinded Me
02. Banshee
03. Kandi
04. Love Don’t Shatter
05. Back Side Of Water
06. Skin To Skin
07. Rock
08. Turn The Radio On
09. Dirty Money
10. Midnight Road To Madness
11. Rock The House


Voto del redattore HMW: 6/10
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Il mitico cantautore, polistrumentista e produttore Paul Sabu ritorna a sorpresa con la nostrana Frontiers riproponendo il suo viscerale amore per l’hard rock melodico e l’AOR tradizionale di stampo americano. Banshee, inciso con la collaborazione del bassista Barry Sparks (ex Yngwie Malmsteen, Michael Schenker Group, UFO, Dokken e Ted Nugent), che insieme a Paul fornisce tutta la strumentazione dell’album, è il sesto album da solista e addirittura il primo dopo quasi venti anni d’attesa. Il sound del disco è un rock melodico robusto e dallo stile anni ’80. Si può benissimo affermare che l’artista si orienti adesso verso un hard rock più duro ma sempre armonico con una profonda sezione ritmica, ottimi assoli e con il suo tipico e burlone stile vocale.

Paul Sabu è praticamente una icona del rock perché per oltre trent’anni ha fatto di tutto, dal cantante e cantautore, al chitarrista, al produttore e all’ingegnere del suono. Ha sfornato grandi successi, lanciando album in cima alle classifiche e lavorando con una miriade di musicisti di alto livello.  La sua carriera ha avuto la sua svolta all’età di ventidue anni, quando il giovane cantautore ha fatto un’audizione e ha battuto centinaia di artisti rock per diventare il “Rock Dude” ufficiale della Motown Records. Da qui ha cominciato dando alle stampe l’omonimo e classico album: Kidd Glove, pubblicato con grande successo nel 1984. Poi, nel 1985, riformato il suo gruppo chiamato Sabu, pubblica l’eccezionale album Heartbreak, che include il trionfale singolo “Angeline”, che lo porta a realizzare il suo talento come ingegnere di registrazione e di missaggio. Producendo la sua musica, Sabu crea presto una nuova band di puro AOR chiamata: Only Child, che riscuote un enorme successo con l’omonimo platter del 1988 e ampiamente considerato il migliore di Sabu e uno dei migliori album AOR di tutti i tempi.

La nuova formazione, in seguito, riprende il vecchio nome di Sabu ma con del nuovo materiale molto più pesante e ruvido rispetto al passato. Nell’ultimo quarto di secolo Paul ha poi lavorato con artisti come David Bowie, Alice Cooper, Little Caesar, Sheena Easton, Glass Tiger, Lee Aaron, Little America, Madonna, Malice, Motels, Robbie Neville, The Nelsons, Shania Twain, John Waite e tantissimi altri ai quali lo statunitense ha fatto guadagnare dischi di platino e dischi d’oro. Il polistrumentista ha poi anche scritto musica per numerosi film e serie TV, quali: Accused, American Drive-In, Assault Of The Killer Bimbos, Baywatch, Beverly Hill 90210, Diving In, Ghost Town, Goulies II, Hard Rock Zombies, Meatballs 4, Mistero da un milione di dollari, Sex And The City, To Die For, Dolcetto o scherzetto, Twin Sitter e molti altri.

Se l’inizio dell’opera con il rock sdolcinato di “Blinded Me”, ascoltiamo la giusta miscela tra armonia e pesantezza ma con una fantastica melodia e un gradevole ritornello, la successiva “Banshee” è un omaggio allo stile dei famosi Journey. Nel primo brano la voce di Paul si adatta meglio all’hard rock che all’AOR della seconda in scaletta, dove onestamente non canta benissimo. Nonostante il suo enorme curriculum e la bravura nel suono degli strumenti, la sua ugola non è mai migliorata nel corso dei decenni ma è sempre rimasta abbastanza inconfondibile. Il nostalgico singolo “Kandi” dimostra che nessun limite è tralasciato perché qui l’artista alza l’asticella sonora creando soavi atmosfere e un palpitante ritornello, che trascinano l’ascoltatore dall’inizio alla fine grazie a prolungati e melodici assoli chitarristici. Se la musica ottantiana scorre ancora nelle sue pulsanti vene, l’artista americano offre comunque un’energia e un suono moderno in “Love Don’t Shatter”, pezzo dalle venature AOR nel ritornello, grazie all’apporto dell’indispensabile tastiera. Questo è nel complesso un brano quasi alternativo e più orientato al metal per via di una batteria e di un basso battente, coadiuvati da una ruvida chitarra elettrica e da un refrain melodicissimo infarcito da ruffiani cori.

La tastiera e i sintetizzatori si prendono invece la scena in “Back Side Of Water”, hard rock molto veloce e ritmato dai tocchi blues con in sottofondo le corde vocali rauche e filtrate del cantante. Se nella deludente “Skin To Skin” si ode un buon lavoro di chitarra elettrica e un ritornello scontato; nella successiva, “Rock”, la sei corde elettrica e la sezione ritmica prendono il sopravvento con un groove pesantissimo, intervallato dall’aspra e dall’urlante voce di Sabu paragonabile a quella di Brian Johnson degli AC/DC, che però la mediocre produzione mette malamente in secondo piano. Merita invece e molto l’assolo diabolico e devastante di Paul che sembra una mitragliatrice impazzita e assassina! Segue la radiofonica e commerciale “Turn On The Radio On”, dai tempi pesanti e dal ritornello orecchiabile. Qui furbamente e coraggiosamente il vocalist canta diversamente con più enfasi e ad un certo punto velocemente come se fosse un cantante rap di rispetto senza però rinunciare alle grida tipiche dell’ortodosso rocker, che giustamente dimora in lui.

Nella parte finale dell’album, dopo la sufficiente “Dirty Money”, dal ritmo leggermente blues e funky, colpisce in positivo la durezza di “Midnight Road To Madness”, soprattutto per i cori alternati e il melodicissimo refrain, sostenuto da una formidabile tastiera che avvolge maestosamente l’intera composizione. Il suono martellante e metal di “Rock The House” chiude in bellezza aggiungendo pure dei ritmi orientaleggianti che arricchiscono una canzone possente e velocissima, piacevole e adrenalinica dalla prima all’ultima nota. In poche parole, Banshee è una raccolta varia e gradevole perché oltre al poco e scontato AOR c’è e si sente un maestoso hard rock melodico, tipico degli intramontabili anni ottanta, ma sfortunatamente non valorizzato a pieno da una brutta produzione e dalla mancanza, a mio avviso, di una vera e propria talentuosa band di supporto, capace di alleggerire il lavoro (la batteria programmata e i sintetizzatori in certi tratti sono inascoltabili) dell’eccentrico, testardo e indomabile Paul Sabu.

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