GLORY – Crisis vs. Crisis

Titolo: Crisis vs. Crisis
Autore: Glory
Nazione: Svezia
Genere: Hard Rock/Progressive
Anno: 1994
Etichetta: Local Hero Music

Formazione:

Göran Edman – Voci
Jan Granwick – Chitarre
Svante Henrysson – Basso
Mats Olausson – Tastiere
Morgan Ågren – Batteria

Ospiti:
Rolf Alex – Percussioni
Carina Jansson – Cori
Mikael Berner – Basso in “Celebration”
Mattias Bohman – Effetti TechnoExel


Tracce:
  1. Exposure
  2. Celebration
  3. Crisis vs. Crisis
  4. Believe In A Miracle
  5. Set The World On Fire
  6. Caught Up In The City
  7. Itch
  8. Virtual Reality
  9. Standing Invitation
  10. The Battle Of The Bridge
  11. Garden Of Earthly Delights (strumentale)

Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 8.5/10
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Controllo, pianificazione e riorganizzazione. La selezione dei requisiti necessari, l’abbinamento degli elementi, la scelta del momento più opportuno per ogni aggiunta e della mano che ne gestirà il dosaggio. Un metodo impersonale, privo di purezza creativa, contrapposto alla trasposizione spontanea delle emozioni in musica, garanzia di una maggior concordanza tra “sentito” e scritto ma non d’effettiva leggibilità né d’eccellenza.

Perso il treno dell’hard melodico (date un ascolto a Danger In This Game, 1989), sovraffollato e oramai diretto verso le più ricettive stazioni del Sol Levante, per il quarto album dei suoi Glory Jan Granwick riordina idee ed esecutori, dopo aver teso i padiglioni verso le sonorità che hanno frazionato il panorama hard’n’heavy dei primi novanta in mille, asimmetriche particole. Da buon veterano della scena svedese, il chitarrista ex Neptune, Grave e Glory North ha sufficiente credibilità e talento per attrarre a sé la crème dei musicisti di settore: ha già ingaggiato Göran Edman per il semistrumentale Positive Buoyant (1993) ed ora accoglie, mantenendo un legame non solo stilistico col collega Yngwie Malmsteen, Mats Olausson (R.I.P.) e Svante Henrysson; dietro ai tamburi invita, con astuta mossa padronale, un giovane ma già affermato Morgan Ågren.

A partire dalla porzione del noto trittico di Hieronymus Bosch (in copertina soltanto per l’edizione europea), Crisis vs. Crisis rompe col passato più lineare e rassicurante e schizza icore sulle impronte di Treat, Europe e Malmsteen disseminate lungo i tre precedenti lavori: l’hard venato di scandi-AOR e virtuosismi neoclassici ora trasuda pathos e inquietudine progressiva, e riflette, anche a livello lirico, la complessità di un momento storico profondamente segnato da guerre e rivoluzioni ad alto impatto mediatico. Il connubio riuscito tra hard rock e world music di “Celebration” , dedicata alla liberazione di Mandela, e il sinfonismo solenne di “The Battle Of The Bridge”, in memoria delle vittime del recente conflitto nei Balcani, sono episodi indimenticabili in un contesto solitamente contraddistinto da ben altra leggerezza, sia tematica che musicale.

A scioccare sono però i frangenti più metallici, nei quali Jan e la sua squadra s’accodano con malizia alle coeve tendenze moderniste, sposando il gusto per scale neoclassiche, melodia d’antan e barocchismi, con giri, distorsioni e filtri vocali attualissimi; tanta audacia finirà col frustrare le aspettative di un uditorio di norma refrattario al progressismo radicale: “Exposure”, “Itch” e “Set The World On Fire” incrociano progressive metal e hard blues, techno-AOR e rock sinfonico (Queensrÿche + Yes + Tesla?) e sfruttano in pieno l’istrionismo di Edman, maestro nell’alternanza dei registri e superbo armonizzatore.

Nonostante la ristampa nel 1996 da parte di un’etichetta a vocazione progressiva come la (defunta) Dream Circle – distribuita, diciamolo, non proprio capillarmente – l’album patirà il destino degli incompresi; se da un lato, come si diceva, è troppo sofisticato ed evoluto per allettare i consumatori dell’hard cromato tipicamente nordico ben esposto in Danger In This Game e 2 Forgive Is 2 Forget (1991), dall’altro ostenta radici classic rock troppo mature (rimarchevoli, in tal senso, “Caught Up In The City”, “Standing Invitation” e “Virtual Reality”) per l’utente prog-metal di metà novanta, più incline ad afferrare le diramazioni spuntate dai fusti di power e thrash metal.

L’atto finale a nome Glory (Wintergreen, 1998) viene pubblicato esclusivamente in Giappone e pare un tentativo (disperato?) di raccogliere, in un unico fascio, tutto lo scibile metal/rock del decennio, con risultati apprezzabili per incoerenza e impudenza (quindi da comprare, ok?). Preso atto dell’indifferenza di un pubblico che non ha mai perdonato le crisi (ops) d’identità, Granwick ringrazia e si ritira. L’ultima riedizione di Crisis vs. Crisis, con lievi alterazioni cromatiche che degradano il capolavoro fiammingo, viene curata da Black Mark nel 2000. E se ci credeva Forsberg… Sapete cosa fare, vero?

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