KATATONIA – Sky Void Of Stars

Titolo: Sky Void Of Stars
Autore: Katatonia
Nazione: Svezia
Genere: Progressive Rock
Anno: 2023
Etichetta: Napalm Records

Formazione:

Anders Nyström: chitarra
Jonas Renkse: voce
Niklas Sandin: basso
Daniel Moilanen: batteria
Roger Öjersson: chitarra


Tracce:

Austerity – 03:41
Colossal Shade – 04:29
Opaline – 05:00
Birds – 04:08
Drab Moon – 03:59
Author – 04:17
Impermanence – 05:12
Sclera – 04:45
Atrium – 04:08
No Beacon To Illuminate Our Fall – 06:08


Voto del redattore HMW: 6/10
Voto dei lettori: 6.6/10
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Sono passati soltanto tre anni dall’uscita di City Burials ed eccoci qui ad ascoltare un nuovo lavoro della coppia Renkse – Nyström.

Recensire un nuovo lavoro dei Katatonia è, per il sottoscritto, compito assai arduo. Almeno da Dead End Kings in avanti. E per motivi svariati e molteplici. Sono un gruppo che ha avuto un ruolo importante nella scena e ha prodotto dischi notevoli e persino capolavori, e gusto e storia personale fanno il resto.

Da Dance Of December Souls fino a Night Is The New Day i nostri non hanno sbagliato un colpo. Forse, proprio ad essere pignoli, Tonight’s Decision è il meno solido tra gli album della loro carriera fino a quel momento.

Dopodiché c’è stata una “progressiva“, lenta, inesorabile dispersione ed assottigliamento dell’ispirazione.
Non sono in grado di spiegare perché né che cosa abbia generato ciò, ma da Dead End Kings (che ancora aveva delle cartucce assolutamente valide da sparare) in avanti, a mio avviso, i nostri si sono persi per strada (escludo i dischi dal vivo e il divertissement Dethroned And Uncrowned dal computo).

The Fall Of Hearts e City Burials sono due lavori che mi hanno trasmesso pochissimo e, soprattutto, un’evoluzione stilistica ancor più importante e marcata. Indipendentemente dal giudizio sui dischi, questi rappresentano, rispettivamente, il cuore prog e l’intimità pura di Renkse. Di cui però al sottoscritto è passato e rimasto ben poco. Sicuramente si è già detto e scritto prima di oggi della funzione terapeutica che la musica e la composizione hanno svolto nella vita di Jonas e non intendo dilungarmi oltre. Ma è chiaro che ci sia stata una profonda evoluzione, un cambiamento, uno snodo.

Tutto ciò per arrivare a questo Sky Void Of Stars.

Ebbene, partendo dalla splendida copertina ci immergiamo in questo mondo apparentemente ancora tetro, ancora cupo, ancora decadente, nel dipinto triste dell’abisso dell’uomo e della sua mente. Peccato che la musica non vada di pari passo… e lo dico con sommo dispiacere.

Ritengo che, pur essendo uno strenuo difensore delle evoluzioni musicali, dei cambiamenti stilistici e delle sperimentazioni, sono anche una persona decisamente convinta che da una bella serata con gli amici, a divertirsi, a ridere e scherzare o da un’ancor più bella giornata a fare le attività più stimolanti e divertenti del pianeta, non sia mai uscito nulla di memorabile dal punto di vista artistico.

Ora, lungi da me dirvi che quest’album è frutto di una bella bevuta con gli amici, mi sento di dire che è un ibrido con parecchi punti oscuri – e non nel senso musicale del termine.

Sin dalla traccia di apertura, “Austerity”, in molti hanno storto il naso di fronte a sonorità ed arrangiamenti che lasciano poco spazio al compatimento e allo struggimento interiore.
Continuando con la scaletta, “Colossal Shade”, “Opaline” e la stessa “Birds” scorrono innocue, quasi da canticchiare, fino alla traccia “Author”, dove si sobbalza sentendo il titolo del disco ripetuto nel testo. E ci si accorge di aver già superato la metà del lavoro, senza però quasi ricordar da dove si è cominciato.

Con la seconda metà dell’album qualcosa cambia e il trittico rappresentato da “Impermanence”, “Sclera” ed “Atrium” mostra finalmente i segni del male di vivere che abbiamo sempre trovato nella musica dei Katatonia.
Queste tre canzoni e la conclusiva “No Beacon To Illuminate Our Fall” permettono all’ascoltatore di ritrovare una parte di quella tristezza che ha sempre permeato la carriera dei nostri e, come una coperta di Linus, ci troviamo ad avvolgervici dentro, per scaldarci il cuore.

La riflessione che sorge spontanea ascoltando questo lavoro è che si sia perso qualcosa.
Quando ascolto un disco dei Katatonia, ciò che mi aspetto, al di là dei brani e quant’altro, è male di vivere, tristezza, depressione, annichilimento dei sentimenti, oscurità, una buia stanza dove crogiolarsi in compagnia della colonna sonora della propria personalissima tragedia quotidiana o una lunga inesorabile ed ineluttabile lotta contro il peso della morte che arriverà.
Come questi sentimenti vengano declinati (nel primordiale doom tinto di black metal – o viceversa – oppure se fatti a mo’ di prog rock delle ultime apparizioni) poco importa, fondamentalmente. Ciò che conta, veramente, è la presenza di questi elementi.

Purtroppo, in questo Sky Void Of Stars trovo solo lo zucchero a velo del pandoro, ma senza pandoro. O con una piccola fetta avanzata dello stesso (siamo appena usciti dal periodo natalizio, passatemi la cosa).
E questo mi riempie della tristezza che andavo cercando nella musica proposta. Perché mi mancava.

È un po’ ciò che avviene ad ogni uscita di My Dying Bride, Paradise Lost o Shape Of Despair (giusto per citare nomi conosciutissimi): so che mi avvolgeranno nei gorghi dei loro sentimenti più tristi ed oscuri. Poco importa se poi il disco risulta più o meno riuscito dal punto di vista prettamente musicale. Qui in diverse occasioni ho avuto quasi l’impressione di ascoltare qualcosa dei Porcupine Tree…

Questa mancanza lascia un gusto dolce/amaro alla fine dell’ascolto di questo nuovo lavoro degli svedesi.
Perché la voce di Renkse è ipnotica, bellissima e coinvolgente come sempre, i pezzi sono ben confezionati (avrei da ridire sui suoni molto “sottili” e troppo frutto di strumenti digitali, ma è un discorso molto ampio e che andrebbe trattato a parte) e risultano anche belli e con melodie semplici ma intriganti. C’è un notevole lavoro sulla batteria, con parti sempre presenti e anche più articolate e, appunto, prog. Decisamente meglio di quanto fatto negli ultimi lavori, come accennavo ad inizio recensione.

Per questi motivi, non posso dare un voto negativo a questo Sky Void Of Stars però non riesco ad andare più lontano.
C’è quasi tutto, ma manca l’elemento cardine. O ce n’è troppo poco.

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