MESSA – Lupus In Fabula (UD)


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Stephen King scrive di essere sempre onesto con i propri lettori. Senza scomodare le sue ragioni, ben più solide delle mie, cerco di essere onesto con chi legge e lo dico tranquillamente: la scaletta del concerto è copiata spudoratamente da internet.

L’ordine dei brani avrebbe potuto essere sbagliato, avrei potuto inventare di sana pianta reazioni a pezzi mai suonati oppure saltare pezzi che invece erano in scaletta. Forse nessuno se ne sarebbe accorto, ma non sarebbe stato corretto. Forse ti starai chiedendo: perché non scriversi (o memorizzare) la cosa più basilare di un concerto?
Beh, il motivo è presto detto.

Nel momento in cui la voce di Sara, praticamente sola, ha iniziato “If You Want Her to Be Taken” io, assieme a tutte le persone presenti in sala, sono, letteralmente, ammutolito. Il brusio di fondo tipico dell’attesa del concerto è diventato silenzio. Un silenzio denso, quasi solido. Ed è stato stupendo. Da quel momento mi sono solo goduto il concerto e lo stesso è successo agli spettatori che hanno reso tutto esaurito da giorni il concerto dei Messa al Lupus in Fabula di Nimis.

Ma andiamo con ordine.

Nella geografia amministrativa del nord est d’Italia, Nimis non ricopre un ruolo di spicco. Anzi. Ad essere sinceri è molto probabile che serva un navigatore per capire dov’è. Sicuramente serve per arrivarci se non si è della zona.

Nella geografia della musica dal vivo di qualità però è tutt’altra storia: Nimis è molto più capoluogo di quello regionale, con buona pace del campanilismo tra le province e dello snobismo da città.

Il Lupus in Fabula è una piccola sala concerti nella provincia friulana. E volendo rimanere nel campanilismo di provincia siamo nella fazione nota per essere più concreta e lavoratrice, poche chiacchiere e niente fronzoli. L’aspettativa quindi è molto alta nel momento in cui il locale si promuove promettendo “Solo musica originale. Che si sente bene.”

Insomma, una frase così ambiziosa che lascia poche possibilità: se non è gente di qui, allora la stanno sparando grossa, come ormai purtroppo succede anche nel nostre ambiente. Oppure potrebbe essere una serata stupenda. Beh, ve lo posso dire: sono decisamente autoctoni; no, non la stanno sparando grossa, e sì, si sente bene, davvero.

Ho chiesto a Fabio, titolare e fonico del Lupus in Fabula, se è soddisfatto di dove sono arrivati con concerti come quello dei Messa: « Ovviamente davanti a serate del genere siamo soddisfatti. Quando abbiamo aperto era questo che sognavamo: concerti di qualità assoluta in una landa che, diciamocelo, possiamo definire desolata. Il sogno è quello di replicare sempre di più successi come quello di stasera. In questo ci daranno una mano sicuramente tutti i promoter con cui collaboriamo, e mi piacerebbe citarli perché se lo meritano, come ad esempio Pietrasonica, Subwave Collective, Core Crew, Kollettivo Pioggia ed ATMF ».

Una acustica ed un suono di qualità sono l’elemento che caratterizza questo locale, ma contano poco se non sono al servizio di una direzione artistica che porti contenuti di qualità. Ed anche in questo caso non c’è nulla da invidiare a realtà con numeri più grandi. Come anticipato da Fabio, qui è il collettivo Core Crew che entra in gioco, fornendo supporto ad un gran numero di serate di livello che spaziano tra le diverse correnti della scena metal e non solo, proponendo realtà di qualità.

Daniele, che coordina gli sforzi del collettivo e ricopre numerosi ruoli al suo interno, mi spiega così su cosa si basa la scelta dei gruppi da proporre: « L’obbiettivo è supportare la scena friulana e la musica underground in due modi: portando nella nostra regione gruppi da tutto il territorio nazionale e dando spazio alle realtà friulane. In particolare, se dovessimo identificarci in un genere, ci piace collocarci all’interno del circuito “core”. È nostra premura scegliere con attenzione le formazioni per dare al pubblico una scelta vasta, completa e di livello. Sicuramente i Messa, in tal senso, sono stati una mossa azzeccata: un sound immersivo ed enorme, unito a scelte stilistiche e ad una voce lirica ».

Ma veniamo alla musica. Dopo i Tears’ Heaven in apertura, lo spettacolo dei Messa parte, come dicevamo, con “If You Want Her To Be Taken”. Nell’epoca dei social e dei video sulla rete ci si può fare un’idea del loro concerto anche prima di uscire di casa, ma la resa dal vivo è ben oltre le aspettative. La potenza dei suoni doom fa vibrare il petto con le frequenze sotto i 100 Hz e trae forza dal differenziale di impatto con le incursioni degli altri generi a cui si alterna: dalla raffinatezza jazz alla citazione black metal con batteria in blast, fino alle atmosfere anni ’70 da cui i brani attingono a piene mani e che dal vivo assumono sfumature veramente interessanti. Un mix curato non solo nella composizione ma anche nei suoni, che si mescolano in muri all’unisono oppure si articolano in linee indipendenti in cui dialogano i diversi strumenti. Frasi ripetute in modo ossessivo tipico per il genere e linee innovativo che variano in modo inaspettato, ma comunque fedele agli album.

La scelta dei brani spazia attraverso i principali singoli dei vari album, prediligendo quelli che rendono al meglio nella configurazione con i quattro membri del gruppo dal vivo, senza altre aggiunte. A farla da padrone è certamente il loro terzo e più recente album Close, da cui prendono la traccia di apertura “Suspended”, il singolo “Pilgrim” ma anche “Rubedo” per il finale, oltre alla già citata “If You Want Her To Be Taken”. Ma non possono mancare “Babalon” tratta dall’album Belfry del 2016 e la stupenda “Leah” da Feast For Water del 2018, con la menzione da brividi alla donna a cui il brano è dedicato.

Il bis è d’obbligo e non può essere che una chicca per gli appassionati di lunga data come “Enoch”, contenuta in uno split uscito durante i primi anni di carriera.

A rendere emozionante il concerto per il pubblico è sicuramente la composizione dei pezzi, che alterna potenza e raffinatezza, la cura dei suoni (dagli armonici al basso all’uso dell’archetto per la chitarra, dalla linea melodica della voce alla scelta della dodici corde). Ma certamente contribuisce la presenza scenica e la sensibilità del gruppo – mai sopra le righe e sempre affiatato con un pubblico fatto non solo di affezionati che lo segue ormai da anni, ma anche di nuovi appassionati che lo sta scoprendo grazie alla risonanza mediatica che ha raggiunto (giustamente e finalmente) con l’ultimo album.

Però, proprio perché siamo nell’epoca dei social e dei video sula rete, non volevo accontentarmi della “solita” recensione vista da sotto il palco. Così, oltre a chiacchierare con Fabio e con Daniele, ho chiesto ai Messa se erano disponibili per raccontarci com’è stata la serata vista da sopra il palco. Ed anche qui i segnali che il successo stia arrivando sono chiari. Dopo più di un mese dal concerto, nonostante la loro disponibilità e le varie mail scambiate, non siamo riusciti ad intercettarli tra i vari concerti che li stanno portando in modo frenetico in tutta Italia e non solo. Ma non disperiamo, le domande gliele abbiamo anticipate e non vediamo l’ora di sapere cosa ci racconteranno.

Nel frattempo godiamoci le stupende foto di Andrea Pregi e Andrea Stoppa, che erano presenti alla serata.

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