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L’affermato produttore e cantautore Rob Moratti, ora arrivato alla quinta puntata della sua carriera solista con Epical, è conosciuto tra gli amanti dell’hard rock melodico internazionale in quanto cantante dei Final Frontier e dei Saga. Rob ha un timbro particolare, acuto, e uno stile melodico: qualità che lo fanno risultare infine simile a Phil Collins, giusto per renderne un’idea. Artista innamorato del puro e classico AOR americano e in particolar modo di quello della West Coast, che negli anni ottanta raggiunse il massimo livello possibile.
Rob è poi accompagnato dal formidabile Joel Hoekstra (Whitesnake, Revolution Saints ed ex Night Ranger) e dall’esperto Pete Alpenborg (seconda chitarra e tastiera). Completano Tony “The God Of Fretless Bass” Franklin, Felix Borg alla batteria, l’eccezionale Fredrik Bergh alla tastiera (nella sesta traccia del disco), Ulrick Lönnqvist,alla chitarra e Steve Augeri al microfono. Epical non è interamente epico come ci vuol far credere il musicista nordamericano ma alcune canzoni sono veramente maestose e ricordano i momenti d’oro del genere.
Se l’originalità dell’opera è pari a zero, si può però affermare benissimo che la qualità delle composizioni è molto elevata, tradizionale e abbastanza radiofonica. Sembra di sentire un sincero tributo a quei Journey capaci di fare la storia del rock melodico americano, se non mondiale. Canzoni come “Can I Hold You For A While”, “Valerie” e “Crash And Burn” sono un grande omaggio a loro, ai Winger e ia Whitesnake.
La prima mette subito in evidenza la sua vena melodica, tipica degli Strangeways, e la voce stratosferica di Rob. Hoekstra è un maestro e riempie questo pezzo AOR con i suoi raffinati e zuccherosi riff hard rock. La seconda canzone trasporta dalla prima all’ultima nota, per via di un eccezionale refrain e riuscitissimi cori. La terza, guidata da un’arrembante tastiera e lunghi assoli di chitarra, è ricca di ritornelli enfatici. “Masquerade” trasuda AOR da tutte le parti con mielose melodie sostenute da linee di tastiera da pelle d’oca.
Naturalmente spicca l’abilità e l’armonia vocale di Moratti e “Nothing Left To Say” ne è un buon esempio: una miscela solenne di hard rock e rock melodico californiano, impreziosita appunto da un Rob affilato e deciso. Le pennellate di tastiera e le staffilate elettriche di Joel fanno il resto.
Una superlativa tastiera introduce la veloce e rockeggiante “Hold On”, dallo stile alla Styx e che presenta un altro ritornello emozionante. Qui il Canadese canta più velocemente e con grande estensione vocale, cosa che conferma tutta la sua straordinaria bravura. La mediocre “For The Rest Of My Life” presenta un duetto l’amico, fantastico Steve Augeri.
Colpisce nel finale la ritmata “Love”, guidata egregiamente da una perfetta sezione ritmica, da una tastiera sottile e da un’ultra melodica sei corde elettrica, che riporta nei suoni le influenze dei Journey e dei Bad English del grande Neal Schon. Nella nostalgica “You Make Me Waiting” si sente quel tocco prog rock alla Saga che onestamente non fa impazzire e che non si adatta a ciò che si è udito prima, soprattutto in termini di allegria e spensieratezza. L’ultima “Strangers” ripropone quella miscela riuscitissima di hard rock e AOR a stelle e strisce, dove l’esecuzione solista di Hoekstra è incredibile e passionale; il ritornello è poi un inno al rock melodico schietto e genuino.
Moratti riesce ancora una volta a realizzare un buon disco, entusiasmante e allegro nelle prime tracce e poi più lento e riflessivo nel finale, sempre molto melodico e che piacerà sicuramente agli amanti del genere.



