PANIC ATTACK! – Don’t Stop

Titolo: Don't Stop
Autore: Panic Attack!
Nazione: Norvegia
Genere: Hardcore/Metal
Anno: 2023
Etichetta: Music-Records

Formazione:

David Leigh Pickett – Voce
Edvard Andreas Feed – Chitarra
Per Oskar Storholm – Basso
Alf Morten Bjornsen – Batteria


Tracce:

01. Talkin Bag                               (2:11)
02. Don’t Stop                               (2:25)
03. On The Train (With You)    (2:26)
04. Meh (Stuck In This Town) (1:44)
05. Chupacabra Girl                   (2:05)
06. Satan Is Waitin                    (2:20)
07. Spotburner                            (2:33)
08. Krockodill Cafe                    (1:51)
09. Panic Attack                         (1:06)
10. Black Thoughts                    (0:53)
11. Tweeker                                  (3:53)
12. Holding On                            (2:58)
13. Socks                                       (1:04)
Durata Totale: 25:29


Voto del redattore HMW: 7/10
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L’urgenza di comunicare è da sempre uno dei motori dell’espressione artistica e questo è spesso e volentieri decisamente veritiero in alcuni generi musicali rispetto ad altri. Senza nulla togliere alla musica popolare, quella più sbarazzina e commerciale, è innegabile che nella musica dura o impegnata, l’aspetto comunicativo sia molto curato sia nei testi che nelle strumentali.

Il metal e l’hardcore, efficacemente uniti dagli intenti dei norvegesi Panick Attack! poi, ricoprono una speciale posizione nella classifica dei generi più eloquenti, in termini di ricerca stilistica ed argomentativa. Il terremoto che risponde al titolo Don’t Stop, debutto e al contempo “ultima volontà e lascito” del complesso nordico, conferma le mie parole iniziali consegnando ben tredici canzoni nel ristretto intervallo temporale di venticinque minuti, pressoché tutte al di sotto dei tre minuti di durata, come da tradizione del genere.

Sin dall’iniziale “Talkin Bag” si nota però come all’urgenza già trattata non si accosti la fretta della pubblicazione che spesso può far confondere il confine tra il primo ed il secondo concetto. Difatti, agli ingredienti tipici dell’hardcore, quali il cantato imbastardito (affidato all’ugola rocciosa di David Leigh Pickett) e le sezioni ritmiche snelle e veloci della coppia basso–batteria (rispettivamente ad opera di Per Oskar Storholm e Alf Morten Bjornsen), si unisce un gusto variegato nella scelta dei riff e delle parti melodiche di chitarra affidati ad Edvard Andreas Feed. È innegabile il fatto che la decisione di inserire assoli mai fini a sé stessi e di gran gusto in quasi tutti i brani del disco, fornisca una chiave di lettura diversa da molti altri gruppi amanti della sola voglia di vedere un pogo continuo sotto al palco.

La chiave di lettura qui è la “miseria” della condizione umana che ogni giorno vede innumerevoli individui affrontare la vita con rassegnata sottomissione e dolore, visione efficacemente rappresentata in musica in brani come la stessa “Don’t Stop”, con il suo ripetuto « waking up in county jail” a scandirne introduzione, ritornello e chiusura, “Meh (Stuck In This Town)” con il suo incedere veloce e di matrice hardcore punk, e “Satan Is Waitin” dove si dimostra la capacità dei quattro musicisti di contemplare dinamiche più lente, e martellanti. Nel conteggio sono inseriti anche due brani importanti per l’evoluzione del gruppo, ovvero le brevissime “Panic Attack!” e “Black Thoughts” degli statunitensi Off!.

Al netto di una certa ripetitività che spesso fa capolino in composizioni di questo genere, il merito dei Panic Attack! risiede nella ricerca di una sincera espressività e originalità nell’approccio ai canoni dell’hardcore, stile comunque prevalente nello spirito dell’album in questione. Inoltre, il messaggio cupo sottostante ai testi cerca di donare anche un po’ di speranza all’ascoltatore il quale rimarrà soddisfatto dalla buona commistione proposta tra la verve stradaiola dei Motörhead e l’irruenza di gruppi quali Off! e Suicidal Tendencies.

 

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