ENFORCER – Olof Wikstrand – IT


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ENFORCER – Universi Al Collasso

Gli anni 80 sono ormai piuttosto lontani da oggi, ma sono tornati molto di moda. Non ci pensavano minimamente gli Enforcer quando nel 2008 hanno iniziato a suonare con sonorità retrò che hanno dato vita alla loro carriera. L’heavy metal della band svedese è infatti fortemente contaminata da quegli anni, ma guai a parlare al cantante Olof degli anni successivi. Quelli proprio non gli piacciono. Nostalgia è un titolo che dice molto sull’ultimo disco del quartetto e ne abbiamo voluto sapere di più. La copertina poi è davvero bella. Purtroppo Olof non è molto contento dei fan italiani e lo abbiamo trovato piuttosto indispettito dall’affluenza, specialmente durante l’ultimo tour. C’è modo e modo di dire le cose ma forse il nostro amico svedese tutti i torti non li ha. Ecco qui l’intervista con un personaggio non particolarmente facile, ma tuttavia sicuramente sé stesso nel raccontare di sé e del suo gruppo.

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Recensione Nostalgia Enforcer

Ciao Olof… benvenuto nelle nostre pagine. Vorrei iniziare dal principio. Innanzitutto gli Enforcer erano un progetto individuale e tu avevi intenzione di suonare tutti gli strumenti e scrivere tutta la musica – come mai hai deciso di passare ad un gruppo vero nel 2008, con il primo album?

È passato molto tempo. Me lo ricordo a malapena. Credo sia stato nel periodo in cui abbiamo iniziato a ricevere un po’ di attenzione su internet, e quando qualcuno mi ha chiesto di suonare a un paio di concerti ho capito che doveva esserci un gruppo. Era destino che fosse così. Dopo di allora non c’è stato più alcun dubbio sul fatto che fossimo diventati una formazione vera e propria.

Sei nato nel 1986, quindi probabilmente hai un’idea più chiara degli anni ’90, ma la tua musica è fortemente influenzata dal decennio precedente. Come siete arrivati alle sonorità degli Enforcer?

Sì, esatto. Sono cresciuto soprattutto negli anni novanta ma la risposta è piuttosto semplice. La musica metal degli anni novanta mi è sempre stata antipatica e non ho mai trovato nulla che mi piacesse. Non riesco ancora ad ascoltare nulla di quel periodo. Sembra tutto così stupido. Tutto nel nostro sound è totalmente opposto a quell’epoca, come anche per l’inizio del 2000. Questo è per lo meno da dove abbiamo preso ispirazione, ma ciò non significa che io voglia essere come una fotocopia degli anni ottanta. Mi ispiro alla musica heavy metal degli anni settanta e ottanta, ma con gli Enforcer la portiamo nel futuro e facciamo cose nostre al riguardo.

I film, la musica e gli abiti degli anni 80 sono tornati di moda ultimamente. Pensi che questo abbia contribuito al successo della tua musica?

Non credo che abbia nulla a che fare con questo. Non c’entra assolutamente nulla. Spero che possa glorificare questo decennio di musica e che possa portare un po’ di attenzione alla scena revival con gruppi che suonano un tipo di metal più sincero rispetto al metal fasullo degli anni novanta.

Con Nostalgia probabilmente siete meno veloci rispetto agli ultimi album, ma sempre aggressivi e molto heavy speed metal. Come vi siete approcciati a questo nuovo album, a differenza degli altri?

Credo che l’approccio più importante sia stato quello di fare dei brani che fossero super riconoscibili, super memorabili, come un greatest hits.

Parliamo di “Nostalgia”, la canzone in sé è una sorta di ballata… cosa c’è dietro questo titolo e questo testo?

Beh, il testo parla di come iniziare a riflettere sul mondo che ti circonda. Riflessioni su sé stessi, quando si inizia a cambiare, a diventare vecchi, ad appassire e a morire. Si invecchia e non c’è nulla che si possa fare al riguardo e un giorno naturalmente moriremo. Tutto morirà un giorno. Un giorno ogni Adamo del mondo intero si dissolverà completamente nell’universo. E non c’è niente da fare. Questo è il destino ultimo di tutto ciò che conosciamo.

Avete creato un progetto particolare chiamato Nostalgia Experience. Personalmente l’ho visto ma puoi descriverlo tu a chi ancora non sa cosa c’è dietro e come funziona.

È una piattaforma 3D di una stanza nella quale in cui entrare e trovarsi in un mondo diverso, un universo parallelo. Ci sono molti contenuti al suo interno. Alcuni video nostri del passato. Si può anche interagire con il gruppo, in diversi modi. Si può verificare ciò che abbiamo da dire su diverse cose.

È ispirato alla vostra vecchia stanza durante l’infanzia o l’adolescenza?

Forse un po’, ma non è voluto!

Fantastica la copertina di questo album! Immagino che tu abbia voluto esprimere il senso del tempo che riflette questo salto nel passato negli anni ’80… è così?

Beh, sì. Si vede il Tristo Mietitore in un’immagine che invecchia, con una clessidra che contiene il nostro intero universo, mostrando che il tempo sta per scadere e che anche tutto ciò che conosciamo sta per sparire. Ci sono anche riferimenti ad altre canzoni, come il Mietitore si riferisce a “Kiss Of Death” e, sì, è come se fosse in catene, questo è per “Unshackle Me”. Ce ne sono altri, come i colori dell’arcobaleno e la clessidra che si riferiscono a “At The End Of The Rainbow”.

Quindi i testi stessi sono in qualche modo collegati a un tema portante?

Sì, questo tema conduttore è forse presente in tutto l’album.

Quindi… in estate avete delle date nei festival, ma quando vi vedremo in tour per promuovere l’album e quando soprattutto di nuovo in Italia?

Non so ancora nulla per quanto riguarda l’Italia. Potremmo avere un tour alla fine dell’anno, ma è troppo presto per dirlo. Speriamo di poterlo fare. Probabilmente si tratterà di un pacchetto con altri gruppi.

Cosa mi dici dei concerti in Italia? Come percepiscono i fan italiani la vostra musica rispetto alla Svezia o ad altri paesi? E come reagiscono?

Penso che i fan italiani siano fantastici e molto appassionati alla nostra musica. Credo che a loro piacciano molto gli Enforcer, ma quello che fa davvero schifo dei fan italiani è che non vanno ai concerti. Non vanno sempre agli spettacoli. Ci sono così tanti concerti che abbiamo fatto in Italia così poco affollati. So che c’è una scena da voi. Una volta ogni tanto si suona nel giorno giusto, nel locale giusto ed è completamente pieno, ma è davvero difficile suonare in Italia se non ci si può fidare dei fan. Quindi, se la gente non viene ai nostri concerti, smetteremo di venire nel vostro paese. È così che vanno le cose. Non si può essere pigri se si vuole che l’heavy metal sopravviva nel proprio paese. L’anno scorso abbiamo fatto un tour con Ambush ed Evil Invaders e abbiamo suonato in Italia forse davanti a centocinquanta persone. Si può fare un paragone con il giorno prima in Germania, a Monaco, con presenze di più di ottocento persone. È un peccato. So che c’è una scena perché anche in Italia abbiamo suonato davanti a tanta gente, ma succede solo a volte.

In quali paesi pensate di essere più famosi e di vendere di più che in Svezia?

Penso che probabilmente il miglior paese al mondo per la nostra musica e per l’heavy metal sia il Messico, e forse l’Argentina. Sono i paesi migliori.

Ricordo che la vita da artista in Scandinavia era piuttosto facile in passato… oggi con l’Europa molte cose sono cambiate. Riesci ad arrivare alla fine del mese solo con la musica?

Quest’anno sto cercando di sopravvivere solo con la musica e credo che funzioni bene quando si pubblica un album, si fa un tour, si vendere un po’ di materiale su internet e si ricevono i diritti d’autore. Quando non si pubblica musica è più difficile.

Sembra che a volte abbiate suonato pezzi di Venom, Misfits, Judas Priest e Iron Maiden sul palco. Avete mai pensato di registrarle in studio? Quali sceglieresti nel caso?

Sì. Spero di fare un album con le cover che suoniamo a volte ai concerti. Potrebbe essere la prossima cosa che faremo ma per ora è solo un’idea che ho in testa.

Ultime parole… qualche ringraziamento a chi per questo album e per il vostro successo? E qualche promessa o parola per il pubblico italiano?

Abbiamo fatto quasi tutto da soli, quindi probabilmente non mi sento di ringraziare nessuno in particolare se non il nostro produttore vocale Richard, che ha fatto molto per noi, il che è fantastico. Le ultime parole al pubblico italiano: be’, contiamo sul fatto che ognuno di voi venga ai nostri concerti. Quando c’è uno spettacolo di heavy metal nei paraggi, dovete esserci!

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