SACRED OUTCRY – “Towers Of Gold”

Titolo: Towers Of Gold
Autore: Sacred Outcry
Nazione: Grecia
Genere: Epic Power Metal
Anno: 2023
Etichetta: No Remorse Records

Formazione:

Daniel Heiman – voce
Steve Lado – chitarra
George Apalodimas – basso
Defkalion Dimos – batteria


Tracce:

01. Through Lands Forgotten (At The Crossroads Of Fate)
02. The Flame Rekindled (Lurid Lights And Drunken Revelry)
03. The Voyage (Towards Immortality)
04. Into The Storm (Beyond The Lost Horizon)
05. Symphony Of The Night (The Curse Of The Blind)
06. A Midnight Reverie (Whispers In The Wind)
07. The Sweet Wine Of Betrayal (The Perennial Sin)
08. The City Of Stone (The Burden Of The Crownless Kings)
09. Towers Of Gold (Tempus Edax Rerum)
10. Where Crimson Shadows Dwell (And Ouroboros Dreamt)


Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 8.8/10
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Recensione scritta da Fabio Perf.

Curiosa la storia dei greci Sacred Outcry, creatura nata dalla mente del musicista George Apalodimas: dopo un paio di demo a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio, i Nostri ci impiegano circa un ventennio per uscire ufficialmente a livello discografico, con l’esordio “Damned For All Time…” (2020). Esordio per altro notevole, che ha riscosso pareri estremamente positivi, sia di critica che di pubblico.

Questo nuovo Towers Of Gold non è molto distante, in termini stilistici, dal suo predecessore ma presenta qualche piccola novità. Innanzitutto l’avvicendamento al microfono tra Yannis Papadopoulos (Beast In Black) in favore di Daniel Heiman (cantante svedese conosciuto ai più per i suoi trascorsi con i Lost Horizon). Non è chiaro se i Sacred Outcry vogliano rimanere un progetto da studio, come i connazionali Warrior Path (con cui attualmente condividono il cantante) o se abbiano intenzione di mantenere una line-up fissa per esibirsi anche dal vivo. Certo è che il ruolo di cantante è sempre delicato in una band, ma qui stiamo parlando di due cavalli di razza. Heiman, come aveva già fatto in passato, strabilia con una prestazione superlativa. Magari qualcuno, abituato al timbro più graffiante di Papadopoulos, potrà trovarsi un attimo spiazzato ma, fidatevi, lo svedese è un fuoriclasse!

Come detto poc’anzi, lo stile dei greci non viene certo stravolto, tutt’altro, anche se i Nostri amalgamano nuovi elementi che spaziano dal power, all’epic, con una robusta base di metal classico. Si odono talvolta echi dei Kamelot, con Khan alla voce (periodo “Fourth Legacy” / “Karma”), specie in alcune parti che richiamano atmosfere orientaleggianti, o nei momenti più corali. Ne è un esempio uno dei brani d’apertura, The Flame Rekindled, un up-tempo tipicamente power guidato da una furiosa doppia-cassa, con un break centrale di tastiere che richiama melodie mediorientali, prima di un solo di chitarra sparato a mille, che lascia poi spazio ad un Heiman che raggiunge vette altissime.

Un altro elemento di novità sono i testi, infatti “Towers Of Gold” è un concept che propone una sorta di storia fantasy / avventurosa alla ricerca di queste fantomatiche Torri d’Oro. Se le nuove leve greche in questi ultimi anni sembrano vogliano puntare su un metallo d’impatto, talvolta un po’ grezzo e “sporco”, i Sacred Outcry pare invece ricerchino la perfezione, con una produzione super curata, in cui tutti gli strumenti hanno un suono chiaro e pulito.

Proseguendo questo viaggio, troviamo appunto “The Voyage” (brano per altro scelto come singolo): i ritmi rallentano un poco, con dei fraseggi più epici che richiamano alla mente i nostri Domine; il ritornello è assolutamente maestoso, con Heiman nuovamente protagonista.
La parte centrale dell’album ci riporta indubbiamente allo stile del precedente lavoro, con momenti più cadenzati, parti acustiche e chitarre all’umore epico che potrebbero ricordare i Blind Guardian di metà carriera (“Symphony Of The Night”, “A Midnight Reverie”, “The Sweet Wine Of Betrayal”). La qualità delle composizioni rimane sempre alta e sono richiesti più passaggi per apprezzare ogni singola sfumatura dei brani.

Nel finale troviamo fraseggi musicali atti a creare un’atmosfera epico-drammatica ad alta intensità emotiva. “Towers Of Gold”, il brano che da il titolo al disco, è giustamente il pezzo più rappresentativo, con i suoi 15 minuti, in cui tutti i musicisti coinvolti danno il massimo in quest’opera bombastica ricca di dettagli, con cori liturgici, canti a più voci, atmosfere oscure e parti orchestrali, degna conclusione di un lavoro imponente.

Dopo l’esordio dirompente dei Triumpher, la Grecia si conferma una fucina inarrestabile per un certo tipo di metal e i Sacred Outcry sembrano voler richiamare l’attenzione con la magniloquenza di questo “Towers Of Gold”; chissà che, rimanendo sempre in terra ellenica, non tardi ad arrivare anche la risposta dei Warrior Path, con il loro terzo album!

 

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