TESTAMENT + VOIVOD + FLESHGOD APOCALYPSE


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EVENTO: TESTAMENT + VOIVOD + FLESHGOD APOCALYPSE
LUOGO: Live Club– Trezzo Sull’Adda
DATA: 01/06/2023

Devo dire la verità. Inizialmente non ci volevo neanche venire a questo concerto. Dopo la disdetta degli Exodus e la sostituzione di Skolnick nei Testament ero rimasto perplesso come tutti. Poi ovviamente si fanno una serie di considerazioni: distanza del locale, non poter fare macchinata in allegria, aver già visto più volte i gruppi e gli stessi Testament proprio un anno fa in una data incredibile dopo il rientro dalla pandemia. Eppure sono dell’idea che certe date siano belle così, con le loro problematiche e la loro unicità! “Ma veramente hai visto i Testament senza Skolnick? Phil Demmel dei Machine Head alla chitarra? I Fleshgod come apertura in sostituzione degli Exodus? Hanno spaccato tutto? Seriamente?” – Si a volte anche questi racconti fanno parte di una serata ben riuscita. Locale pieno con conseguenti file per cibo e birra non hanno di certo aiutato, ma nemmeno influito così negativamente sull’esito della serata. Ed è così che tra sguardi amici tra i presenti accorsi (ormai ci si conosce veramente tutti a concerti di questo genere) e un paio di birre, possiamo decretare iniziata la stagione concertistica estiva. (Ivan)

Un giovedì che profuma di prefestivo e che lascia la libertà ai molti accorsi al Live Club di Trezzo sull’Adda di godersi questa serata di metallo puro senza troppe remore e pensieri alla giornata successiva. Come noto gli Exodus hanno dovuto abbandonare il tour a causa di problemi familiari occorsi al chitarrista Gary Holt, la sostituzione “all’ultimo minuto” per la data lombarda è ricaduta sui ben noti Fleshgod Apocalypse, ormai fiore all’occhiello internazionale della scena italiana. (Daniel)

E si perdona subito alla formazione perugina l’assenza del bassista Paolo Rossi, visto il poco preavviso, che ha visto però il leader e cantante Francesco Paoli occuparsi anche delle basse frequenze, dimostrando di nuovo la sua poliedricità come strumentista. Il peso di sostituire dei colossi come gli Exodus è grosso, lo sa il pubblico e lo sa bene il gruppo, tanto da ammetterlo anche nel mezzo della scaletta, ma l’onestà paga e permette di raggiungere l’anima degli ascoltatori che tributano con un pogo piuttosto brutale.
Tecnicamente ineccepibili, Ryabchenko alla batteria sfodera come al solito un muro ritmico devastante che fa invidia a qualsiasi formazione estrema, mentre la voce soprano Veronica Bordacchini ha evidentemente avuto qualche problema di ascolto nelle prime canzoni. Problemi riverberati al pubblico poiché per tutta la scaletta di circa quaranta minuti i suoni non sono stati del tutto all’altezza, risultando impastati e mancando di dare la profondità teatrale che è propria delle sonorità dei Fleshgod Apocalypse, sacrificando in primis il pianoforte del pur bravo Francesco Ferrini. Il frontman Francesco Paoli regge invece benissimo e lascia il segno regalando growl sempre brutali e aggressivi. Diciamo che forse gli Exodus erano uno dei motivi per cui molti han comprato il biglietto, ma nel loro ruolo i nostri di Perugia non ha sfigurato affatto, lasciando tutti in attesa dei canadesi Voivod. (Daniel)

I Voivod passano ufficialmente da gruppo di apertura a gruppo di supporto con scaletta ampliata e più tempo a disposizione. Una grande occasione di poter vedere una formazione del genere sfoderare svariati pezzi, non solo dall’ultimo e ottimo Synchro Anarchy e poche glorie, ma rivisitando un po’ tutta la discografia coinvolgendo infatti ben dieci dischi, di cui solo tre tracce dall’ultimo lavoro e un pezzo a disco per gli altri nove! Una scaletta dunque eccelsa e ricca di sorprese per i nostri thrasher di Jonquière. Lo scoppiettante quartetto è stato ben accolto da tutto il pubblico. Il loro thrash progressivo e non di facile ascolto, è stato via via assimilato negli anni e oggi sembra essere più fruibile, specialmente nei concerti dal vivo. Si inizia facile con “Killing Technology”, ma tutti i pezzi riscuotono finalmente il loro meritato successo. Da “Macrosolutions To Megaproblems” a “Rise” a “Sleeves Off”. Snake con il suo fare ciondolante su palco, ricorda i tempi con Jason Newsted in formazione, e non può che commemorare il compianto Piggy, storico chitarrista scomparso nel 2005 in seguito ad una lunga malattia. Il boato del pubblico commuove il quartetto e li accompagna fino alla chiusura con “Fix My Heart” e l’autocelebrativa “Voivod”. Un concerto dove il thrash non è per una volta solamente brutalità, ma anche tanta sperimentazione, psichedelia, futurismo e un pizzico di follia, che non è mai mancata dagli alieni del metal Voivod. L’astronave riparte e lascia spazio al granitico palco dei protagonisti della serata. (Ivan)

Scaletta:
Killing Technology
Obsolete Beings
Synchro Anarchy
Macrosolutions to Megaproblems
Rise
Rebel Robot
Thrashing Rage
Holographic Thinking
Sleeves Off
Pre-Ignition
Fix My Heart
Voivod

Con una scaletta vagamente riordinata, i Testament si presentano più o meno come l’anno scorso, almeno musicalmente. La struttura invece è particolarmente insolita perchè della formazione storica troviamo ormai solo Eric Peterson alla chitarra e il nostro omone indiano Chuck Billy alla voce. Veterano della situazione, Steve DiGiorgio al basso e il giovanissimo Chris Dovas, entrato proprio da poco per sostituire il dimissionario Dave Lombardo alla batteria. Come abbiamo già visto nell’introduzione di questa serata, è Phil Demmel (ex Machine Head, attualmente in forze ai Vio-lence) a prendere momentaneamente il posto di Alex Skolnick alla chitarra. Un po’ prevenuto, ma tutto sommato molto curioso, mi accingo a valutare lo spettacolo nelle prime file, almeno all’inizio del concerto, per poi chiudere gli ultimi pezzi dalla balconata in alto dove il suono è più penalizzante. “Rise Up” funziona come pezzo di apertura soprattutto grazie al ritornello “When I say rise up – You say war!”, che permette un ottimo scambio vocale con il pubblico. Sono naturalmente pezzi come “The New Order” e “The Precher” oltre “Practice What You Preach” a scatenare violenza nella folla, specialmente il pogo incessante al centro, davanti al palco. Eppure anche pezzi come “Children Of The Next Level” o “3 Days In Darkness” e “More Than Meets The Eye” sono ormai brani ben congeniati che hanno conquistato il pubblico negli anni, ancora di più ai concerti, si prestano proprio al canto e all’aggressività. “D.N.R. (Do Not Resuscitate)” a metà scaletta è diventato ormai un appuntamento imprescindibile del quintetto californiano, purtroppo questa volta non di perfetta esecuzione (a mio avviso forse uno dei pezzi più complessi dell’intera carriera del gruppo e scritto e studiato per una formazione eccelsa). Chiariamoci. Demmel e Dovas hanno fatto un ottimo lavoro questa sera, ma l’amalgama del gruppo in un tour non si prende facilmente così dopo qualche concerto, sarà necessario suonare assieme ancora un po’ per sfoggiare la perfezione di quello che può fare una macchina da guerra come i Testament. E’ sull’assolo di “Over The Wall”, uno dei miei preferiti, che sento la netta differenza con Skolnick e forse, ne accuso un po’ la mancanza che si è sentita ancora di più senza un assolo tanto carismatico quanto preciso del nostro amato chitarrista. “Into The Pit” e “Disciples Of The Watch” chiudono una serata tutto sommato ben riuscita. Mi sono goduto anche un bel Wall Of Death dall’alto. Insomma se devo dirla tutta ne è valsa la pena di questa serata. Un concerto davvero speciale, unico e del quale se ne parlerà, bene o male, negli anni a venire. Stiamo inevitabilmente vivendo una seconda giovinezza del thrash metal e andare ai concerti… beh… è tornato di moda! (Ivan)

Scaletta:
Catacombs
Rise Up
The New Order
The Preacher
Children of the Next Level
Practice What You Preach
The Pale King
D.N.R. (Do Not Resuscitate)
3 Days in Darkness
The Haunting
Night of the Witch
More Than Meets the Eye
The Formation of Damnation
Over the Wall
Into the Pit
Disciples of the Watch

Fleshgod Apocalypse

Voivod

Testament

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