CREEPING DEATH – Boundless Domain

Titolo: Boundless Domain
Autore: Creeping Death
Nazione: Stati Uniti D'America (Texas)
Genere: Death metal
Anno: 2023
Etichetta: MNRK Heavy

Formazione:

Reese Alavi – voce
Trey Pemberton – chitarra
A.J. Ross III – chitarra
Eric “Rico” Mejia – basso
Lincoln Mullins – batteria


Tracce:

01. Boundless Domain
02. Intestinal Wrap (Ft. Corpsegrinder)
03. Vitrified Earth
04. The Parthian Shot
05. Creators Turned Into Prey
06. Cursed
07. Remnants Of The Old Gods
08. Looming
09. The Common Breed
Durata totale: 36:18


Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 9.5/10
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Una carica di Morte e devastazione a ritmo di chitarre ultra-distorte, riff tanto assassini quanto marcescenti, cattiveria a profusione nelle ritmiche e nella voce e quella sensazione di venire catapultati indietro di trent’anni pur respirando un clima di freschezza e originalità. Vi ho convinto?

Spero di sì, perché non regalarsi almeno un ascolto del nuovo disco dei texani Creeping Death potrebbe risultare, se non un effettivo errore, quantomeno un peccato se possedete il sacro spirito del Death Metal in voi! Boundless Domain è il titolo della seconda uscita discografica del quintetto sudista, seguito del già intrigante Wretched Illusions, edito nel 2019.

Le nove tracce che compongono l’album incarnano appieno l’essenza di un certo tipo primevo di intendere il genere, sviluppatosi proprio in un contesto geografico non distante da quello che fa da cornice ai Nostri, ovvero la Florida. Quel death morboso, arrabbiato e indisposto a piegarsi a qualsivoglia ammorbidimento o concessione alle orecchie dell’ascoltatore. Non a caso esiste da decenni una diatriba su quale death sia il migliore tra quello appena (brevemente) descritto e quello più melodico e “sperimentale” sorto nei freddi territori del Nord Europa. Ma non è una disamina storica il motivo per qui siete arrivati a questo punto della recensione.

Il punto è, invece, scoprire l’essenza dei Creeping Death, che sin dall’iniziale title track “Boundless Domain” mostrano le capacità del quintetto di unire frangenti di riffing pastosi, lenti e ferali, a quelli dove la velocità regna indisturbata in netto accordo con la cattiveria delle strumentali. Già nel primo episodio di scaletta è possibile individuare tre sezioni che rispondono a quanto appena descritto.

E allora via di seguito tra una “Intestinal Wrap” con il superospite George “Corpsegrinder” Fisher a spiattellarci le viscere con la sua voce cavernosa e inconfondibile e una “Remnants of the Old Gods” con il suo attacco pieno di effetti e il suo riff tagliente e quasi progressivo rispetto alle altre composizioni ad aprire le danze in un brano di nuovo assassino e ad alta velocità.

I punti di forza si ritrovano poi ovviamente nell’esecuzione dei singoli membri del gruppo. La voce di Reese Alavi riesce a distanziarsi da quella di una folta concorrenza growl per il suo timbro grave ma intellegibile, arricchita poi dalla sempreverde aggiunta di una sovraincisione di alcuni passaggi cantati in scream, in grado di donare quel pizzico di follia in più.

Le asce Trey Pemberton e A.J. Ross III si scambiano in maniera complementare le parti ritmiche e soliste, queste ultime sempre sul pezzo e varie, sostenute dalla combo alla sezione ritmica basso – batteria, affidata a Eric “Rico” Mejia e Lincoln Mullins, quest’ultimo autore di una prova più che convincente e soprattutto originale: non è difficile apprezzare il suo lavoro di livello tecnico elevato e originale il quale spesso si basa su accenti ed incisi che si sposano a meraviglie con i riff della band, soprattutto in presenza dei breakdown sparsi per il disco o di passaggi più complessi come nel finale di “The Parthian Shot”.

Con “Boundless Domain” i Creeping Death aggiungono un altro tassello importante alla loro storia e dimostrano come le buone critiche ricevute da fan e addetti ai lavori in questi anni siano motivate, ma d’altronde ce n’eravamo già accorti qualche mese fa a Bologna, quando i texani si esibirono in apertura ai Revocation. Ora attendiamo le mosse future e la prova del 9 che il terzo album rappresenta da sempre.
Bravi Creeping Death!

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