ART NATION – Inception

Titolo: Inception
Autore: Art Nation
Nazione: Svezia
Genere: Melodic Metal
Anno: 2023
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Alexander Strandell: voce
Christoffer Borg: chitarra
Richard Svard: basso
Alexander Lundgren: batteria


Tracce:

01. Brutal & Beautiful
02. Last Of The Burned
03. 1001
04. Fight Fire With Fire
05. Echo
06. Break Up
07. Light The Fire
08. The Legend Reborn
09. Somewhere I Know I Belong
10. Superman
11. Powerless


Voto del redattore HMW: 6/10
Voto dei lettori:
Ancora nessun voto. Vota adesso!
Please wait...

Visualizzazioni post:312

Gli Art Nation sono una di quelle band svedesi talentuose e brave tecnicamente, che qualche anno fa erano in procinto di fare il grande salto ma per via di divergenze interne si sono fermate perdendo probabilmente il treno della popolarità. Non so se la colpa principale sia del cantante svedese Alex Strandell (Diamond Dawn, Crowne, Nitrate), artista molto presente nella scena dell’hard rock melodico europeo ma caratterialmente indisponente, o della scarsa personalità dell’intero combo svedese. Dopo litigi interni e l’improvvisa pandemia, la Frontiers Records incoraggia il frontman a ricucire lo strappo con gli ex compagni. Ecco quindi di nuovo sulle scene i rinati Art Nation, con Christoffer Borg alla chitarra, Alexander Lundgren alla batteria e Richard Svärd al basso.

Quando gli Art Nation hanno pubblicato l’album di debutto, Revolution, nel 2015, tutto è andato molto velocemente. All’improvviso eravamo in tour, facendo spettacoli su alcuni dei più grandi palchi della Svezia e camminando sul tappeto rosso dei Grammy Awards. Allo stesso tempo, stavamo attraversando le difficoltà di essere un gruppo di bambini; suonare in una band in cui nessuno aveva alcuna esperienza nel fare tutte le cose che ci si aspettava da noi. Ero totalmente distrutto e sopraffatto da tutta l’ansia che si era accumulata dalla pressione di sforzarmi troppo. Dopo l’uscita di Liberation, nel 2017, riuscivo a malapena a stare sul palco senza dolore al petto ed ero così frustrato dal fatto di essere malato. Durante questo periodo, ho fatto cose brutte ai miei amici della band che rimpiango profondamente oggi”, afferma Alex.

Inception è quindi figlio di un pentimento, di una marcia indietro, ed è deludente sotto alcuni punti di vista. Non è un brutto disco, anzi è molto piacevole ma ci sono delle cose che non lo proiettano ad essere la rivalsa o il capolavoro di una band ormai pronta a fare il salto di qualità. Innanzitutto gli svedesi ripartono con quel tipico hard rock melodico, scandinavo e dalle fondamentali venature AOR, con il quale si erano presentati al grande pubblico ottenendo tanti consensi. E fino a qui nulla da dire. Basti ascoltare la prima traccia in scaletta: la scoppiettante e super melodica nel ritornello “Brutal & Beautiful”, dagli inquietanti riff iniziali e dal refrain tipico dell’hard rock melodico nordeuropeo di band come i famosi Eclipse. Qui il tocco metal delle chitarre elettriche e il cantato urlato di Alex sono la ciliegina sulla torta di un inizio travolgente.

Idem per la successiva “The Last Of The Burned”, arricchita da un piano iniziale e da una maestosa tastiera, che sono guidate entrambe dalla nitida ugola dello straordinario Strandell e dal fenomenale Christoffer alla sei corde elettrica. Fino a qui sembra tutto nella norma ma continuando il viaggio all’interno dell’opera si sente che manca quel coraggio o quella creatività nell’alzare l’asticella e fare il definitivo salto in un genere dove ci sono migliaia di band che suonano tutte la stessa cosa. Pezzi come “1001”, “Echo” e “The Legend Reborn”, giocano e prendono la loro forza da grandi cori e dal ritmo cadenzato e armonioso sviluppato dalla electric guitar e dalle acutissime corde vocali del cantante. La prima piace per il ritmo veloce e metal ma soprattutto per l’accattivante e virtuoso assolo di chitarra di Borg.

La seconda “Echo”  e l’altrettanto piacevole hard-rock di” Light The Fire” sono brani più radiofonici e orecchiabili, sostenuti dalla solita spigolosa chitarra e dalla perfetta performance vocale di Strandell. La battente sezione ritmica non è da meno ma i perni della band vichinga sono indubbiamente il cantante e il chitarrista. Nel terzo brano il ritmo si abbassa ma non l’energia e la robustezza strutturale del pezzo, che suona moderno senza però rinnegare le influenze ottantiane della band. Il ritornello lascia un po’ a desiderare ma il brano si salva in calcio d’angolo per via dell’atmosfera riflessiva e sognante che proviene dalla solita chitarra elettrica.

Naturalmente l’aggiunta di alcuni tocchi metal rende il prodotto più appetibile ad una fascia più ampia di ascoltatori così come si era cominciato a udire in Transition del 2019, dove i nordici propongono un sound più heavy dalle sottili venature prog. Nonostante questa piccola trasformazione purtroppo non siamo ai livelli degli H.E.A.T., dei Dynazty dei Work Of Art, dei W.E.T. e degli stessi Eclipse, che hanno saputo creare un loro stile mischiando a volte e intelligentemente le carte in tavola. Gli Art Nation vogliono fare la stessa cosa ma non è facile perché devi avere quel quid in più che al momento manca, nonostante il nuovo album sia apprezzabile. C’è purtroppo qualche riempitivo, come la sufficiente e scontata “Fight Fire With Fire”, colma di synth e sviluppata su una melodia e un ritmo ormai inflazionati e costantemente ripetuti nel genere.

L’energia comunque non manca neppure nell’allegra e mediocre nel ritornello “Break Up”, caratterizzata però da un imponente e prolungato assolo di chitarra. Stranamente non ci sono ballate e il disco si conclude con “Superman” e “Powerless”, song pop rock ammalianti e sdolcinate, figlie degli anni duemila, che contraddicono l’inizio di metal melodico sentito nelle prime tracce della scaletta. Troppi synth accompagnano ritmi blandi e poco rock portando confusione e interrogativi sulla direzione artistica dei quattro musicisti. Peccato, perché’ fino alla purezza dell’AOR di “Somewhere I Know I Belong” eravamo su dei corretti binari anche se non originali per via delle più svariate influenze provenienti dalle formazioni scandinave più importanti.

Inception non è assolutamente l’inizio della band perché pur utilizzando i suoni familiari del rock e del metal melodico scandinavo è troppo prevedibile e addirittura deludente alla fine. Un plauso va comunque all’abilissimo e ottimo chitarrista Christoffer Borg, che offre ai fans riff e assoli accattivanti e di ottima fattura. Lo stesso vale per la stupefacente voce di Alex Strandell che in questo momento vedo bene nell’interessantissimo super gruppo dei Crowne.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.