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Sono trascorsi due anni dalla pubblicazione del debutto delle brasiliane Crypta Echoes Of The Soul, album che mi aveva letteralmente stregato e catapultato nel magico mondo del death metal non assaporato da tempo. Per chi davvero non le conoscesse, le Crypta nascono dalla dipartita delle Nervosa, Fernanda Lira (voce) e Luana Dametto (batteria), determinate a voler suonare death metal inizialmente in un progetto secondario che con il passare del tempo è diventato un impegno a tempo pieno.
Nella formazione originaria era presente la chitarrista Sonia Anubis (Burning Witches), la quale ha abbandonato la band in tempi brevi per concentrarsi sul suo progetto Cobra Spell lasciando però la sua impronta stilistica in Echoes Of The Soul. Quest’ anno le brasiliane sono tornate con il secondo album Shades Of Sorrow uscito lo scorso 4 agosto su Napalm Records. La formazione è ormai consolidata con le chitarriste Tainá Bergamaschi e l’ultima arrivata Jéssica Di Falchi, distinta subito per la sua tecnica e il suo carisma dal vivo quindi ero curiosa di scoprire le differenze rispetto al lavoro precedente.
In realtà la composizione è stata strutturata principalmente da Fernanda e Tainá, arricchita dal lavoro dietro le pelli della talentuosa Luana: Shades Of Sorrow è un album più oscuro, tenebroso e suggestivo rispetto al precedente: affronta le varie sfumature di sofferenza e dolore che la vita ti spinge ad affrontare. Rappresenta la necessità delle ex Nervosa di chiudere con certe sonorità thrash del passato per attingere dalle predilette influenze della scuola death americana, per citare alcuni brani “Poisonous Apathy”, “The Outsider”, “Lift The Blindfold” mentre “Stronghold” risulta di matrice marcatamente svedese. Non mancano anche sferzate black metal nelle tracce “Lullaby For The Forsaken” e “Agents Of Chaos” con basso metallico in primo piano e le linee melodiche nei singoli “Trial Of Traitors” e “Lord Of Ruins”, anelli di congiunzione con il precedente Echoes Of The Soul.
Personalmente ho apprezzato particolarmente le atmosfere tribali in “Dark Clouds” e “The Other Side Of Anger” sulla scia dei connazionali Sepultura. In merito alle critiche giornalistiche sulla voce stridente di Fernanda Lira, a mio avviso era molto più preminente nel primo album anche se per mio gusto non l’ho mai considerata tale, ma in linea con le melodie dei brani mentre in Shades Of Sorrow ritengo risulti molto più brutale e profonda.
Una criticità nell’approcciarmi alle Crypta è sempre stato quello di ammirare le loro canzoni solo dopo diversi ascolti quindi per quel che mi riguarda manca sempre un po’ di immediatezza, tratto che può essere contraddittoriamente lodevole, potrei dire invece che stilisticamente alcune canzoni rischiano di risultare pericolosamente ripetitive, ma non toglie il valore, la maturità e la destrezza delle brasiliane.



