KING POTENAZ – Goat Rider

Titolo: Goat Rider
Autore: King Potenaz
Nazione: Italia (Puglia)
Genere: Doom
Anno: 2023
Etichetta: Argonauta

Formazione:

Francesco Pensato: basso
Giuseppe Guarini: chitarra, voce
Piero Schiavone: batteria, sintetizzatore

Sibilla (ospite): voce aggiunta su “Pazuzu (3:33)”


Tracce:

01.   Among The Ruins
02.   Pyramids Planet
03.   Goat Rider
04.   Pazuzu (3:33)
05.   Cosmic Voyagers
06.   Moriendoom (La Ballata Di Ippolita Oderisi)
07.   Monolithic
08.   Dancing Plague


Voto del redattore HMW: 5/10
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Sono vissuta abbastanza per vedere e sentir scorrere davanti a occhi ed orecchie decine di gruppi come questo. Sono vissuta abbastanza per rendermi conto che il tempo sarà qui virtù e prova del fuoco. Non han colpa i King Potenaz se la fonte alla quale si abbeverano sgorga da una roccia ed una solamente – una fonte che ha generato, nutrito ed infoltito la sovrabbondante verzura nata e cresciuta lungo i proprî argini ciottolosi. Né se il timbro vocale è pressoché identico a quello del cantante originario degli Spiritual Beggars. Ne hanno tuttavia allorquando si mischino le carte in tavola e, mancando l’ingegno, una discutibile copiatura prenda il posto di un’ossequiosa citazione. Su Goat Rider non trovano posto più di un tre o quattro idee che siano state partorite dalle budella proprie e non altrui; né, credetemi, ho intenzione di squadernare un elenco di calchi e richiami quando non, appunto, plagi. Lo so che il blues è fatto sempre dai soliti quattro accordi, ma sono anche convinta che il senso della misura sia stato messo troppo all’angolo nel sentire collettivo e dal sentire collettivo.

I King Potenaz sono un trio pugliese zuppo di Black Sabbath anni settanta, Saint Vitus e tutti i soliti che non occorre nominare. Giovinezza alle spalle, Goat Rider è il loro primo album ed esce per l’Argonauta (Snail, Thee Maldoror Kollective, Three Eyes Left, Ancient VVisdom, i Nubiru italiani e When The Deadbolt Breaks, tra gli altri; per non parlare dei due recenti split degli Gnaw Their Tongues – tenetela d‘occhio). Però, e lo dico chiaramente, ci vuole ben altro per attirare la mia attenzione.

Io torno ad ascoltare Brant Bjork.

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