ORPHANED LAND – A Heaven You May Create

Titolo: A Heaven You May Create
Autore: Orphaned Land
Nazione: Israele
Genere: Folk Metal Progressivo
Anno: 2023
Etichetta: Century Media

Formazione:

Kobi Farhi – Voce
Chen Balbus – Chitarre
Idan Amsalem – Chitarre
Uri Zelcha – Basso
Matan Shmuely – Batteria


Tracce:
  1. Mabool – Overture*
  2. Mabool (The Flood)
  3. The Storm Still Rages Inside
  4. Like Orpheus
  5. The Kiss of Babylon (The Sins)**
  6. Sapari
  7. The Cave
  8. In Propaganda
  9. All Knowing Eye
  10. Brother
  11. A Never Ending Way**
  12. Ocean Land (The Revelation)
  13. Birth of the Three (The Unification)
  14. All Is One
  15. In Thy Never Ending Way (Epilogue)
  16. Norra El Norra (Entering The Ark)

* presenti solo su DVD

** presenti solo su LP, DVD e digitale


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 8.0/10
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Che sia tutto da creare, questo paradiso, è poco ma sicuro, lo si cerchi oltre i confini dell’esistenza o in una condizione di durevole beatitudine terrena. Una serenità ora più che mai lontana dai confini d’Israele, terra dilaniata dai conflitti che da millenni sanguina nell’ostinata ricerca di una riconciliazione.

Terra di cui nessuno, meglio degli Orphaned Land, ha saputo esaltare i localismi, almeno in ambiti di nostra competenza, rianimando al contempo l’annoso dibattito sull’universalità della musica: come è evidente che si manifesti in tutte le civiltà fungendo da insostituibile aggregante sociale è altrettanto vero che non riesca sempre a valicare ogni barriera linguistica e culturale, e che riservi i suoi risvolti più reconditi a chi ne abbia condiviso il contesto d’origine. Proprio in tal senso va celebrato lo sforzo degli israeliani, capaci di far riardere il suono doom death dei primi novanta fra le braci dell’antica tradizione melodica mediorientale e di proiettare sull’intera scena un bagliore mistico ad effetto rigenerante. Lungo trent’anni d’evoluzione gli istinti primordiali son stati man mano frenati, alla ricerca dell’equilibrio perfetto tra empito ed anima riflessiva, opposti che s’attraggono per dar forma a quell’armonia totalizzante cardine per la musica del gruppo, sin dalle origini portavoce di un sentito messaggio di pace.

Registrato nel giugno 2021 all’Heichal HaTarbut di Tel Aviv con l’accompagnamento della Chamber Opera Orchestra e dell’ormai fedele Hellscore Choir diretto da Noa Gruman, A Heaven You May Create attinge dal repertorio più progressivamente melodico di Mabool e The Never Ending Way Of ORwarriOR, dall’interlocutorio All Is One e dall’ultimo, caleidoscopico Unsung Prophets & Dead Messiahs un album-manifesto per certi versi restaurativo, concepito da una formazione ridefinita dopo la separazione da Yossi Sassi – lasciando alla sola “A Never Ending Way” l’onore di rammentare i fasti di El Norra Alila.

Già massicciamente presenti negli arrangiamenti delle ultime prove in studio, l’orchestra e la strumentazione tradizionale si integrano con naturalezza nello sviluppo dei brani selezionati per questa serata commemorativa, restando a supporto senza ingerirsi, a dispetto del grande spiegamento di forze (sessanta elementi!). L’energia emanata dal palco raggiunge un pubblico partecipe, che risponde ad ogni sollecitazione di Kobi, cantando in coro melodie millenarie e andando in brodo di giuggiole durante gli interventi di Noa Gruman, chiamata a sostituire Shlomit Levi in “The Cave”, “The Kiss Of Babylon” e nella storica “Sapari”: non credo occorra ricordare (dovesse servire, qui trovate un promemoria) in qual modo questa splendida interprete sappia toccare nel profondo qualsiasi essere dotato di un apparato uditivo.

Anche i brani più articolati, come “The Storm Still Rages Inside”, “Ocean Land” (che gemma!) e “Birth Of The Three” – in cui Kobi sfoggia il suo growl “intelligibilmente cavernoso” – , scorrono con grande fluidità, nonostante i frequenti cambi d’umore ed il sovrapporsi di cori, orchestrazioni e riff non sempre lineari su tappeti ritmici di pura estrazione metal. “Norra El Norra” suggella un evento oggi meritatamente portato all’attenzione del pubblico mondiale, ancor più in un momento storico così disperatamente disumanizzante.

Se solo riuscissimo a dare veramente ascolto all’appello di “Brother”…

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