WAYFARER – American Gothic

Titolo: American Gothic
Autore: Wayfarer
Nazione: Stati Uniti d'America
Genere: Black Metal
Anno: 2023
Etichetta: Profund Lore Records

Formazione:

Shane McCarthy         Chitarra, Voce
Isaac Faulk                   Batteria, Tastiere
Jamie Hansen             Basso, Voce
Joe Strong-Truscelli  Chitarre


Tracce:
  1. The Thousand Tombs of Western Promise 07:11
  2. The Cattle Thief 09:06
  3. Reaper on the Oilfields 04:14
  4. To Enter My House Justified 05:12
  5. A High Plains Eulogy 03:54
  6. 1934 01:25
  7. Black Plumes Over God’s Country 05:46
  8. False Constellation 06:59

Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 8.5/10
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Polveroso. Sporco.
Ma allo stesso tempo non banale, quasi sofisticato, intrigante.

Questi sono i primi sentimenti, le prime impressioni che saltano in mente per descrivere questo lavoro degli americani (e da dove altro potevano venire) Wayfarer.

Forti di una formazione solida e stabile già dal secondo disco, i nostri propongono, con questo American Gothic, la continuazione di un discorso iniziato diversi anni prima.

Se con le due precedenti prove del 2018 e 2020 la proposta era si sempre un black metal molto moderno e calato sullo spirito di un’America di un paio di secoli fa, con questo capitolo proseguono il loro racconto e lo fanno accentuando ancora di più in queste sonorità e in questo mood.

Già dall’intro acustica della prima traccia è chiaro che attraverseranno i racconti di un periodo storico in cui gli uomini erano forgiati dalle difficoltà della vita, dalle intemperie della natura, da ciò che la terra gli dava e dalla fortuna o meno di incontrare un pistolero più o meno veloce sul proprio cammino.
Dove i cavalli con i quali ci si muoveva erano ancora in carne e ossa e i “rider” erano quelli che andavano da un avamposto all’altro o che radunavano il bestiame.

Uomini che speravano che dopo la sabbia a sferzare le case e i visi, arrivasse anche la pioggia.

E’ un disco dove i nostri riescono ad incrociare le cadenze tipiche del black metal, con suoni caldi, melodie aperte e folk, voci pulite e strascicate, per meglio integrarsi nei racconti degli uomini che hanno fatto quel periodo. Trovando anche lo spazio per episodi al limite del languido oziare al sole spaccapietre pomeridiano (Reaper On The Oilfield e A High Plains Eulogy), sorseggiando magari del bruciabudella moonshine. Ma anche il posto dove incastonare elaborati assoli (Black Plumes Over God’s Country) e soluzioni di arrangiamento non ovvie, oppure un pezzo quasi prog come la conclusiva False Constellation.

Intrigante la cover dei Siouxie and the Banshees posta in chiusura.

Insomma, hanno trovato una formula in grado di incastonare quel mood da “Sparatoria all’OK Corral” rimanendo credibilmente parte di un etichetta come quella black.

Promossi senza riserva, tra il suono di una Colt e gli speroni di un cowboy che entra in città.

P.S. : veramente ottima la realizzazione grafica della copia fisica, con i testi infilati tra le foto segnaletiche dei membri.

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