IVORY – Alien Nation

Titolo: Alien Nation
Autore: Ivory
Nazione: Italia
Genere: Hard Rock /Heavy Metal Progressivo
Anno: 2023
Etichetta: Underground Symphony

Formazione:

Davide Dell’Orto – Voce
Salvo Vecchio – Chitarre
Luca Bernazzi – Basso
Claudio Rostagno – Batteria
Ospite: Antony Elia – Tastiere


Tracce:
  1. Fading Memories (intro)
  2. On The Edge Of Insanity
  3. The Mask
  4. Liquid World Crunch
  5. Feeding My Soul
  6. Empty Desires
  7. Odd Rails
  8. Walking Straight (strumentale)
  9. Alien Nation

 


Voto del redattore HMW: 7/10
Voto dei lettori: 7.0/10
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Volere è potere? È un impasto di melodia, tecnica ed eleganza l’obiettivo dichiarato dal quartetto torinese, formatosi sul finire del secolo e inseribile a pieno titolo nel filone italico del cosiddetto power melodico/progressivo. Una corrente nutrita a getto discontinuo dall’etichetta di Maurizio Chiarello – che ne pubblica oggi il quarto album dopo l’EP A Social Desease dello scorso anno – storicamente votata alla promozione di sonorità meno incostanti.

A due decenni dall’auto-prodotto Prophecy Of A Dream solo gli ex Ecliptica Vecchio e Bernazzi sono ancora della partita: attorno a loro han ruotato nomi più o meno noti della scena metal tricolore (citiamo l’attuale Vision Divine Ivan Giannini, l’ex Projecto Rob Bruccoleri e l’ex Skylark Carlos Cantatore) e di pari passo han vorticato i sottogeneri, un’indefinitezza che il nuovo Alien Nation ribadisce, tornando a lambire territori progheggianti dopo lo spiazzante hard blues vitaminizzato di A Moment, A Place And A Reason (2016).

Chi vi scrive, ingannato da una scelta grafica accostabile ad un registro Hi-Tech AOR, s’attendeva un salto ancor più lungo, in direzione di un assetto melodicamente sofisticato di certo non lontano dai pensieri del gruppo. Seppur presenti – nell’intensità di “The Mask” e “Feeding My Soul”, per esempio – i momenti di intimismo cromato sono incanalati in strutture hard rock levigate ma robuste, che trovano ancora in Extreme, Mr. Big e Van Halen un valido riferimento tecnico. A tale, nobile retaggio, s’aggiunga un contorno di metal-prog nella sua accezione meno rocambolesca e più solidamente geometrica, ben riconoscibile nei frangenti graffianti di “Empty Desires” e “Alien Nation”, fulgido riflesso del rispetto di Salvo e Luca per i Fates Warning di Parallels ed Inside Out.

Discutibili alcune scelte in consolle riguardanti il suono della sei corde, nei tratti solistici quasi incapsulata e spesso avulsa dal contesto ritmico (che piacevoli, però, i quattro minuti strumentali di “Odd Rails”!) mentre va elogiata la volontà di non svilire con le consuete pratiche d’appiattimento digitale le dinamiche dei piatti e dei tamburi di Rostagno (merito di Stancioiu?).

E Dell’Orto? La voce di Drakkar, Athlantis e Verde Lauro non s’adatta sempre con garbo ai temi melodici dell’album, risultando troppo “tirata” nelle porzioni emotivamente cariche: un’eccedenza compensata dai passaggi più pacati e dalle sovrapposizioni corali, nei quali emerge un timbro caldo ed avvolgente che meriterebbe nuovi scenari.

Un disco di sostanza, riuscito e curato, capace d’appassionare dopo almeno una decina d’ascolti. Non resta che attendere il prossimo salto, con la speranza che l’approdo sia altrettanto gradevole.

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