EKTOMORF – Vivid Black

Titolo: Vivid Black
Autore: Ektomorf
Nazione: Ungheria
Genere: Groove Metal
Anno: 2023
Etichetta: AFM Records

Formazione:

Zoltán “Zoli/Zotya” Farkas – voce e chitarra ritmica
Ábris Hagya – chitarra solista
Csaba Zahorán – basso
Ákos Kobela – batteria


Tracce:
  1. I’m your last hope (The Rope Around Your Neck)
  2. Die
  3. Never Be The Same Again
  4. I Don’t Belong To You
  5. Fade Away
  6. You And Me
  7. Vivid Black
  8. The Best Of Me
  9. You Belong There
  10. REM

Voto del redattore HMW: 7/10
Voto dei lettori: 5.5/10
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Nuovo (ennesimo!) album per gli ungheresi Ektomorf, capitanati da Zoltán “Zoli/Zotya” Farkas, e primo con il nuovo batterista Ákos Kobela che, devo ammettere, si difende bene.

Dal mio punto di vista Vivid Black è uno di quei dischi non facile da recensire a cuor sereno. Così come Reborn, il suo predecessore, affrontato dal sottoscritto due anni fa, non mi fa impazzire. Ok, su questo non ci piove, però come in ogni mia recensione devo essere sincero.

Da un lato il disco è ben prodotto, “suona” bene diciamo, tutto sommato è bello violento e ha una bella pacca per quasi tutta la sua durata; dall’altro non è nulla di nuovo, a tratti noioso, sicuramente molto prevedibile anche se, in questo caso, il combo magiaro osa qualcosa di più rispetto ai precedenti lavori. Di fatto, nel nuovo album la band si inoltra decisamente in territori marcati da sonorità nu metal (“I’m Your Last Hope”, un singolo scontato, ma che non suona male, e “The Best Of Me”, oltre alla title track), aumentando anche le parti di voci pulite che, però, non mi hanno convinto molto, per usare un eufemismo. Ad esempio mi sarei goduto maggiormente “Fade Away” se fosse stata tutta cantata in growl; inoltre, la conclusiva “REM” è bruttina forte.

Bisogna quindi riconoscere loro che, per lo meno, hanno tentato di  uscire dalla loro comfort zone – mi parrebbe forse azzardato parlare di un’evoluzione – che da sempre li fa identificare come i Sepultura/Soulfly dell’Est, con pezzi quali “Die”, “You And Me” e “I don’t Belong To You” spesso al limite di veri e proprio plagi. Ed è proprio con questo genere di pezzi che il disco tocca il suo punto più alto, il che è tutto dire.

Miglior pezzo, oggettivamente parlando, risulta essere “You Belong There”, che sembra unire queste due anime attualmente presenti nella band: potrebbe indicare il giusto cammino per il futuro?

Tanto di cappello per la perseveranza, però ogni tanto sarebbe meglio prendere più tempo per migliorare il songwriting senza per forza dover sfornare un disco nuovo ogni due anni (o meno!).

Consigliato solo agli irriducibili.

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