DELAIN – Dark Waters

Titolo: Dark Waters
Autore: Delain
Nazione: Olanda
Genere: Symphonic Metal
Anno: 2023
Etichetta: Napalm Records

Formazione:

Martijn Westerholt: tastiera
Diana Leah: voce
Ronald Landa: chitarra
Ludovico Cioffi: basso
Sander Zoer: batteria


Tracce:

01. Hideaway Paradise
02. The Quest And The Curse
03. Beneath (feat. Paolo Ribaldini)
04. Mirror Of Night
05. Tainted Hearts
06. The Cold
07. Moth To A Flame
08. Queen Of Shadow (feat. Paolo Ribaldini)
09. Invictus (feat. Marko Hietala & Paolo Ribaldini)
10. Underland


Voto del redattore HMW: 6,5/10
Voto dei lettori: 6.0/10
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La band metal sinfonica olandese dei Delain è per fortuna ancora viva e vegeta. Dopo la notizia dell’abbandono di quasi tutti i componenti del combo olandese, avvenuta due anni fa, il tastierista fondatore e ultimo superstite, Martijn Westerholt, (ex Within Temptation) sembrava destinato ad alzare bandiera bianca. Invece, mi ritrovo tra le mani e direi anche sorprendentemente il loro settimo album in studio intitolato: Dark Waters, con una nuova formazione che porta a due fatidiche domande, come suona e che com’è questo disco? La risposta è positiva perché Martijn e i suoi nuovi soci suonano alla Delain nè più e nè meno. Praticamente, il musicista olandese ha rifondato il suo gruppo richiamando dei vecchi membri, come il batterista Sander Zoer e l’ex chitarrista Ronald Landa. A completare l’attuale metamorfosi del combo ci sono il bassista Ludovico Cioffi (Nightland, The Modern Age Slavery, Sun Of The Suns) e la cantante rumena Diana Leah.

La vera scoperta è proprio quest’ultima perché canta benissimo ed esattamente con le stesse tonalità della precedente Charlotte Wessels, che se ne è andata per intraprendere una carriera da solista. Westerholt è sempre l’autore principale delle canzoni e la cosa si sente anche con il ricambio dei membri perché il suono è molto coerente con i lavori precedenti. Si parte in quarta con “Hideaway Paradise”, composta da una stupenda e bellissima introduzione, che porta ad un ipnotizzante e coinvolgente ritornello infarcito di elementi pop e scricchiolanti riff di chitarra capaci di creare una soddisfacente esperienza sonora.

La voce di Diana è pulita, perfetta e sembra identica a quella della precedente Charlotte Wessels. Insomma, l’ostacolo della cantante da inserire in pianta stabile dietro al microfono è superato brillantemente. C’è tanta energia e voglia di fare bene nel modo in cui esprime la sua voce e mantiene il controllo di ogni canzone dell’album. L’intera band suona molto compatta e sono molto sicuri di dove vogliono arrivare con il loro sound. Basta ascoltare la successiva e ritmata, “The Quest And The Curse”, per rendersene conto. Qui il metal sinfonico profuso è più duro e caratterizzato dall’alternarsi dinamico tra la voce femminile e quella maschile, con quest’ultima quasi gutturale, che bilancia il soave e celestiale canto della Leah. In Dark Waters troviamo diversi ospiti tra i quali: Paolo Ribaldini (Seraphiel, Skiltron) che canta in tre brani. Il primo, “Beneath” è un singolo accattivante, dove Paolo si esibisce in una varietà di cori per sostenere la brillante e adrenalinica ugola della vocalist. Qui le armonie vocali e il super melodico refrain toccano l’apice grazie alla possente chitarra elettrica di Land e alla divina tastiera di Martijn. Il secondo, “Queen Of Shadow”, è un maestoso brano melodico che mette al centro sempre le magnifiche tonalità della singer e la melodia ma questa volta creando delle riflessive e brevi atmosfere, dove subentrano i cori e la voce di Ribaldini che duetta a distanza con la bella Diana. Il mix degli stili vocali del duo crea una miscela eufonica molto profonda aiutata dall’ottimo arrangiamento sinfonico che troviamo in quasi tutto il platter. Nella terza traccia, “Invictus”, insieme a Ribaldini abbiamo pure alla voce l’ex bassista dei Nightwish, Marco Hietala apparso in passato in numerosi album dei Delain.

Questa non è soltanto una canzone sinfonica, ma una vera e propria e combattiva opera rock che avvolge i timpani e la mente dell’ascoltatore portandolo a pensare di essere “invincibile”, contro le difficoltà dell’esistenza. Insomma, una song solenne, orecchiabile e pomposa che esalta la voce dei tre interpreti e che vale sicuramente il costo del disco. Dopo tanta forza e allegria, in “Mirror Of Night”, il sound del gruppo cambia direzione verso qualcosa di più malinconico e cupo ma la seducente melodia profusa dal pianoforte e dalla sei corde elettrica rimangono inalterate. L’aggiunta di Ruud Jolie dei Within Temptation con la sua electric guitar non fa altro che essere la ciliegina sulla torta di un brano molto forte e che esalta il talento di tutti i musicisti coinvolti. Qui, la brava Diana Leah abbassa le sue corde vocali seguendo bene la direzione altalenante degli accordi. Purtroppo, nelle successive e sempre sinfoniche, “Tainted Hearts” e “The Cold”, non si raggiunge il risultato precedente. Questi due pezzi partono bene in modo melodioso e suggestivo ma non culminano il un ritornello interessante e facile da ricordare. Sembrano due filler che testimoniano come i Delain avessero bisogno di uscire sul mercato per far tacere i detrattori su una loro prematura fine. La veloce e battente, “Moth To A Flame”, riporta tutto a posto aprendosi all’inizio con un canto a cappella prima che una valanga di sintetizzatori e di continui riff metallici entrino prepotentemente in auge inondandoci con un suono intermittente e melodioso, esaltando le leggerissime corde vocali della cantante rumena. Infine, con l’ultima e anche operistica, “Underland”, si raggiunge l’apice con un eccellente symphonic metal sostenuto dalla potente chitarra, da una perfetta orchestrazione e dai soliti e incisivi cori, in questa occasione molto orientaleggianti.

Non siamo di fronte a qualcosa di memorabile ma Martijn riesce a riprendere la strada maestra rimettendo in piedi un gruppo storico che stava per sparire dalle scene internazionali.

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