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Recensione scritta da René Urkus
Quante sono le scene underground di cui in Italia, nonostante internet e la globalizzazione, non sappiamo quasi nulla! Gli Ūkanose vengono dalla Lituania, cantano naturalmente nella loro incomprensibile e difficilissima lingua, sono al secondo album e si propongono al mondo del folk metal con questo Šiaurum Vėjum, che significa “Vento del Nord”.
La cosa bella di dischi come questo è che spesso fotografano uno stato primordiale del genere: e allora abbiamo folk metal purissimo, con il tipico approccio est-europeo degli Skyforger, dei primi Arkona o ancora dei Metsatöll per la opener “Liudna Liudna”, dove funzionano bene le epiche armonie vocali, affidate alla doppia voce maschile di Jokūbas Giedraitis e femminile di Greta Gražulytė. Ma il problema dell’album è proprio questo: talora il cantato diventa troppo cantilenante (“Ten Uz Mariu” è, in questo senso, quasi insopportabile, anche per la ripetitività del refrain) o monocorde (in “Is Prusu Zemes”).
Le cose funzionano un po’ meglio quando i nostri sperimentano sonorità marziali e stentoree, come in “1236”, o anche quando si danno a sonorità ballabili, da taverna, come in “Apynelis”; anche l’epica “Leliumoj” fa la sua bella figura. Ma in alcuni punti veramente le linee vocali diventano un ostacolo alla fruizione delle canzoni, anche per un missaggio che le ‘spara’ in primissima linea, a sovrastare gli strumenti.
Con un impedimento così pronunciato, eventuali altri pregi passano decisamente in secondo piano (almeno a parere di chi scrive, naturalmente). E così, temo che “Šiaurum Vėjum” resterà, almeno dalle nostre parti, una ‘stravaganza’ per pochissimi appassionati duri e puri di queste arcane sonorità.



