Visualizzazioni post:748
Stringendo tra le mani il soggetto dell’elaborata storia cosmico-fantascientifica de Il Varco Nel Vuoto Tales From The Lake Vol. 2 – tra atterraggi di fortuna, lingue innescate da radio prodigiose e maschere extraterrestri –, non posso fare a meno di pensare all’incomunicabilità e all’analfabetismo funzionale celati sotto l’imperforabile coltre di una sovraesposizione pseudo-informativa e pseudo-linguistica. Non posso fare a meno di pensare che il manufatto rinvenuto dal Dr. Vanderlei, una maschera « capace di reinventare il linguaggio », non sia altro che la cocciuta e masochistica devozione all’infìdo buco nero del para-universo digitale dentro al quale abbiamo scagliato, senza ripensamenti né pentimenti alcuni, la morale, il pudore, la cultura (come interazione col mondo), la manualità, il LINGUAGGIO, la pelle e gli sguardi, la gioia dell’imperfezione matematica, la meraviglia del dubbio. Una stanza idiota e priva di amore.
La maschera ipotizzata dai Sarneghera? « ogni tanto […] riesce a sintonizzarsi su un’unica lingua » – e, nuovamente, non posso fare a meno di pensare: pensare che tale unica lingua rifletta quella che ha usurpato il patrimonio identitario nazionale. Fetido strumento omologante che ci alberga in bocca e in punta di dita.
Questo l’aspetto concettuale.
All’atto concreto sia detto, per brevità e facile tracciabilità, che i Sarneghera? si offrono al pubblico che gradisce System Of A Down (esclusa la fetta che crede di gradirli), The Mars Volta e Mike Patton. Brani bizzarri, cambî di passo, giri noise, tempi dispari, doppia cassa. I fraseggi solisti impazzano, Eleanor Rigby si dona con piacere alla melodia vocale sul ponte di “Human Killa Machina”. A qualche ultraquarantenne son passati per la mente Victims Family, Meat Puppets e gli oscuri Le Singe Blanc.
Ora son curiosa di scoprire la resa del gruppo su un formato più lungo.
Registrato in presa diretta, alla faccia della plebe.



