Pillole d’Acciaio #01-2024

Tracce:

Tower Hill – Deathstalker

Bloodrunner – Bloodrunner

Graven Sin – Veil Of The Gods

Svartkonst – May the Night Fall


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Premessa: negli ultimi anni sono aumentate in modo esagerato le pubblicazioni musicali (in ogni settore). Solo nel genere heavy, che include una miriade di sottogeneri ed un quantità esagerata di gruppi underground, sono decine di migliaia i demo, gli EP, gli album… Impossibile seguire tutto? Certo, soprattutto se ci si allontana dai gruppi TOP e si scende verso l’oscurità. Ci sono artisti validi che passano in secondo piano e potevamo noi forse dimenticarli? NO!

Da qui la necessità di creare una serie di articoli/pubblicazioni oltre la classica recensione, che prevede ascolti e tempi di realizzazione più lunghi. Una sorta di breve presentazione di artisti ed uscite, come una volta si poteva trovare sulle riviste di settore.

Ricordatevi di ascoltare il nostro Dottore. Benvenuti a Pillole D’Acciaio!!!

 

 

Tower Hill – Deathstalker (No Remorse Records)

Arriva dal Canada una promettente band di sano, duro, vecchio, caro Heavy Metal. Nati nel 2020 i Tower Hill sfornano un bel disco con otto brani per No Remorse Records, un manifesto di come è possibile produrre musica dal sapore degli anni ’80 con uno sguardo verso il futuro. Senza perder tempo con intro o rabaccia inutile il disco parte subito con “Deathstalker”, un pugno in faccia che mescola Blind Guardian (quelli là, non quelli degli ultimi tempi) e Running Wild. Oltre alle cose che ti aspetti da una band del genere nel disco ci sono aspetti più moderni, dal modo di approcciare le parti di batteria a come vengono impostate certe successioni dei riff di chitarra. La parte vocale è perfetta per il genere, aggressiva e graffiante quando serve, urla altissime e cori. Due particolari che vanno menzionati sono che “Port Of Saints” è dedicata a Majk Moti, chitarrista dei Running Wild scomparso nel 2023, e che l’artwork è realizzato da Andreas Marschall. Un disco che scorre bene, niente tempi morti e brani che restano subito in testa. Bravi, vi attendiamo con altri dischi come questo. (Lele Triton)

Etichetta – Facebook

 

Bloodrunner – Bloodrunner (Autoprodotto)

A seguito della lunga scorpacciata di epic metal ed heavy metal tradizionale degli ultimi mesi, sentivo la necessità di variare un poco i miei ascolti: una rapida scorsa alla lista dei titoli da recensire ed ecco che i miei occhi si posano sul nome della thrash metal band Bloodrunner, a me totalmente sconosciuto. La curiosità ha preso il sopravvento, ed eccoci qui: americani, un album alle spalle (“Total Annihilation”, 2008) ed il ritorno in pista dopo una pausa di circa 15 anni con il cantante/chitarrista Neal Rodriguez come unico superstite della vecchia formazione. Il giorno di Natale 2023 il quartetto dell’Illinois pubblica autonomamente l’EP digitale “Bloodrunner”, cinque brani per meno di venti minuti di un thrash metal dalle cui sonorità emergono sia influenze californiane – l’aggressività e le atmosfere malvagie di Exodus e Slayer, ricorre anche qualcosa dei Megadeth – che, in misura minore, della costa est (Overkill, forse certi Anthrax), il tutto rigorosamente devoto agli anni ottanta. Nel complesso, brani come il singolo “Piss Evil”, “Cold War” e la conclusiva “Whipping Queen” (il pezzo più classicamente heavy metal del lotto) suonano piacevoli, ma trovo almeno due anelli deboli in “Bloodrunner”, ovvero una produzione che, a mio gusto, penalizza il suono delle chitarre togliendo profondità ai riff (al contrario, gli assoli suonano affilati e taglienti!) ed un cantato troppo pulito, privo di quella grinta e quella rabbia che il genere richiederebbe. Pur con degli aspetti da migliorare, i Bloodrunner e la loro musica non sono affatto male: da risentire in futuro, se e quando pubblicheranno nuovo materiale. (Luca Avalon)

Sito Ufficiale – Facebook

 

Graven Sin – Veil Of The Gods (Svart Records)
Mettiamo insieme due Finlandesi, che suonano in moltissime band black e death metal, con un cantante di Cipro dedito all’heavy ed epic metal: cosa può uscirne? Ecco i Graven Sin con il loro disco “Veil Of The Gods”. Questo lavoro è stato pubblicato da Svart Records alla fine del 2023 ed è un ottimo esordio, difficile indicare un genere preciso perchè ci sono molti elementi differenti; una base di heavy metal con molte tastiere di fondo, una voce pulita che richiama heavy ed epic metal ma anche molto il doom alla Candlemass. Un esempio per questo è il primo singolo “The Morrigan” ma la band spazia aumentando spesso la velocità e l’aggressività anche durante un brano che sembrerebbe tipicamente doom. Questo rende il tutto particolarmente vario e piacevole, e sicuramente andrà ad attirare ascoltatori con gusti differenti. “Bloodbones” e “The Scarlet Night” restano su queste sonorità mentre altri pezzi, intuibile anche dal titolo, come “Beyond Mesopotamia” tendono verso riff arabeggianti e sono decisamente più veloci nel riffing di chitarra e sessione ritmica. Anche l’artwork non è affatto male, la giusta dose di oscurità e luce come il disco necessita. Ua band da seguire, un disco da ascoltare e, si spera, una nuova realtà che ci auguriamo avrà altro da farci sentire. (Lele Triton)

Etichetta – Facebook – Bandcamp

 

Svartkonst – May the Night Fall (Trust No One Recordings)

Il nuovo album degli svedesi Svartkonst è un concentrato di blackened death metal, un progetto nato dalla mente di Rickard Törnqvist che arriva al terzo disco nel giro di cinque anni. Dieci tracce dove traspare l’aggressività del death metal con riff che potrebbero stare tranquillamente in un disco degli Immortal. Si apre tutto con poche note del pianoforte su “Haunt Me”, uno sprazzo di tranquillità in una insieme di violenza, che passando per “Breath of Satan” e “Endless Dark” arriva alla parte acustica di “Spectral Mirror”, un brano più riflessivo e lento. Questo è forse il punto di svolta del disco che con la successiva “Filth Worship” diventa cadenzato e più death anni ’90,  arrivano anche assoli e linee di chitarra melodiche sui pezzi. Si potrebbero trovare assonanze con Enslaved, ascoltando”May the Night Fall” addirittura con qualcosa dei primi Sentenced. L’ultima “Crown of Dead Flowers” racchiude il meglio di questa l’evoluzione nella scrittura dei brani, come se la prima parte del disco fosse prima di una svolta nel metodo compositivo. Davvero complicato ed interessante l’artwork, buona la registrazione ed il sound generale (un buon compromesso tra black e death). Promosso a pieni voti. (Lele Triton)

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