SENTRY – Sentry

Titolo: Sentry
Autore: Sentry
Nazione: Stati Uniti D'America, Germania
Genere: Heavy Metal
Anno: 2024
Etichetta: High Roller

Formazione:

Bryan Patrick – Voce
Kalli Coldsmith – Chitarra
Phil Ross – Basso
Andreas Neudi Neuderth – Batteria


Tracce:

01. Dark Matter
02. The Haunting
03. Heavensent
04. Valkyries (Raise The Hammers)
05. Awakening
06. Black Candles
07. Raven’s Night
08. Funeral
09. Incarnation Of Evil


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 6.7/10
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Il caso dei SENTRY è particolare. Si tratta della band composta da tutti gli ex membri dei MANILLA ROAD al momento della morte di Mark, più l’aggiunta di Eric “Kalli” Kaldschmidt (Coldsmith) alla chitarra (chitarrista di Abandoned, Jameson Raid, Masters Of Disguise), e questo è il loro primo album, a cinque anni dopo la scomparsa del capo.
All’inizio del 2023 hanno pubblicato un lavoro promozionale di due brani, pubblicato su nastro dalla formazione stessa e su CD dalla Postmortem Apocalypse.
Dalla scheda promozionale dettagliata posso capire che i restanti musicisti dei Manilla Road non vogliano essere considerati una replica dei Manilla Road stessi né un gruppo tributo, nonostante abbiano preso parte al concerto a tributo al Keep It True 2019.
Inoltre quello spettacolo avrebbe dovuto esser fatto dagli organizzatori del festival, dal momento che il suo successo negli (allora) ultimi vent’anni era avvenuto parallelamente al periodo della seconda giovinezza dei Manilla (iniziato dall’album Atlantis Rising, del 2001); questo non vuole sottovalutare il durissimo lavoro degli organizzatori in tutti questi anni, beninteso. D’altronde, stiamo parlando di Mark Shelton, una delle figure più caratteristiche della storia dell’epic metal, quindi un concerto-tributo alla sua memoria è il minimo che ci si potesse aspettare da qualsiasi promoter d’Europa e d’Oltreoceano.

Era quindi naturale che gli ex membri della band fossero la formazione più adatta per realizzare l’idea di questo gruppo.
Sempre secondo la stessa scheda promozionale, i Sentry non vogliono essere considerati come appartenenti ad uno specifico genere di metal bensì come un gruppo dalla personalità diversificata.
Questa affermazione può essere percepita durante l’intero processo di ascolto dell’album: è vero che non possono essere categorizzati in un genere metal specifico, ma suonano heavy metal cercando di incorporarne vari generi nella propria identità musicale. Questo è un album di metal tradizionale, ma dire che si tratti di heavy metal tradizionale potrebbe non essere la descrizione esatta.
In ultimo, ancora una volta secondo la scheda promozionale, la produzione dell’album è agli stessi livelli di molte delle migliori produzioni della nostra epoca: si legge proprio che « la produzione ha raggiunto il livello di molti album metal moderni ». Non fraintendete tale dichiarazione. Il suono dell’album non ha nulla a che fare con quelli moderni (intendo chitarre alla Pantera, nu metal ecc. ecc.) ed è quello di un heavy metal tradizionale, alla maniera dei Sentry.

I paragoni con i Manilla Road sono inevitabili e Kalli lo dice chiaramente: « Con tre dei quattro membri che hanno suonato nei Manilla Road e che hanno contribuito al suono dei loro ultimi dischi, sentirete sempre lo spirito dei Manilla, qualunque cosa facciano questi ragazzi ». I paragoni sono inevitabili non solo per via l’eredità sulle spalle dei membri del gruppo e non solo perché quel gruppo ne è la loro più grande influenza, ma anche per un’altra importante ragione: perché il pubblico dell’epic metal aspetta un gruppo che sieda sul trono dei Manilla Road ora che Mark non è più in vita. Aspetta che i loro successori prestino giuramento come prossimi Epic Metal Gods sulle rive del fiume Stige (Styx)! (Per chi non fosse a conoscenza della leggenda del fiume Stige,  che si riferisce al brano Necropolis dei Manilla Road, uno dei più classici inni heavy metal mai composti, si dice che giurare sulle acque del fiume fosse il più grande e temibile giuramento per gli dèi benedetti). Mi rendo conto che al giorno d’oggi è piuttosto difficile che ciò accada. Nonostante l’aiuto e il contributo della tecnologia, la nostra epoca non è la più ispirata, per quanto riguarda la musica metal e gli artisti odierni. Forse perché esistono troppi sottogeneri e ognuno di essi ha l’ambizione di dominare la scena, sostituendo l’heavy metal tradizionale e l’epic metal.

L’ispirazione è qualcosa dalla quale raramente si riesce e farsi possedere, né deve essere confusa con lo sforzo di essere originali.
Durante l’intero processo di ascolto dell’album si ha l’impressione (almeno per me) che i musicisti stiano cercando di trovare la chimica ottimale tra di loro e di creare la propria identità, sotto il prisma delle loro diverse influenze e dei loro gusti, che sono piuttosto vari, invece di cercare di suonare più epici ed orecchiabili.

C’è una certa atmosfera alla Manilla Road nelle composizioni, ma è meno epica di quanto mi sarei aspettato.

Per quanto riguarda il lavoro delle chitarre: ci sono riff davvero buoni in questo album e anche alcuni assoli ottimi. Ma, rispetto agli ultimi album dei Manilla Road, Playground Of The Damned, Mysterium, The Blessed Curse, che mi sono piaciuti molto, non c’è quel feeling unico dei Manilla Road che possiamo ricondurre a tutti i loro album, e di cui Mark era al 100% la causa. Ripeto che i musicisti non hanno l’ambizione di essere considerati i continuatori dell’eredità dei Manilla Road (« siamo semplicemente un gruppo diverso con canzoni originali proprie », afferma Kally), quindi ognuno leggendo queste righe giudicherà se il paragone è necessario o meno. Ma, almeno a mio parere, tale confronto dovrebbe essere prolifico per poter trarre delle conclusioni utili.
Per quanto riguarda la restante parte della sezione ritmica, il lavoro di batteria è molto buono, abbastanza tecnico, ma il ruolo del basso non è così protagonista come mi sarei aspettato.
La produzione è davvero molto buona, ma la caratteristica degli album dei Manilla Road era che, sebbene la produzione potesse essere migliore, ciò che conta alla fine è che l’atmosfera e l’identità tipiche dei Manilla Road erano totalmente evidenziate attraverso il modo in cui gli quegli album suonavano.
Non è quindi sufficiente che la produzione sia “chiara” e non di plastica. Da questo punto di vista, la produzione è impeccabile.

Tuttavia la sola produzione non può elevare un album a un livello di classe superiore, quando l’ispirazione non è ai livelli elevati che ci si aspetta. Non dico che ci sia fortuna nell’ispirazione. Assolutamente no! – al contrario, tecnicamente l’album è molto buono – dico solo che mi aspettavo composizioni più orecchiabili, più dirette e più epiche.
Il materiale è stato registrato in parte nello studio di Eric Coldsmith vicino a Darmstadt, in Germania, e in parte nello studio di Phil Ross a Wichita, nel Kansas (USA).
Durante i numerosi ascolti ho sempre tenuto presente l’enorme rispetto che nutro per i membri che, in un modo o nell’altro, vogliono continuare a suonare insieme. L’album è molto buono ma me lo aspettavo migliore, per le ragioni che ho spiegato. Non è epic metal, è heavy metal nel modo in cui ognuno dei membri della band percepisce l’heavy metal, cioè con influenze diverse che cercano di trovare la chimica perfetta, all’interno del prisma del suono metal tradizionale.

Perciò, secondo me, i membri del gruppo dovrebbero cercare il loro lato più epico in futuro e restringere il loro orizzonte di influenze verso una destinazione più epica.
È un album che merita di essere ascoltato, non solo per l’eredità dei Manilla Road che porta con sé bensì perché il mio istinto mi dice che non abbiamo ancora visto tutto il potenziale dei SENTRY. Questo album è solo il prologo del loro contributo alla storia del metal.

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