ZAKK SABBATH – Doomed Forever Forever Doomed

Titolo: Doomed Forever Forever Doomed
Autore: Zakk Sabbath
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Heavy Metal, Doom
Anno: 2024
Etichetta: Magnetic Eye Records

Formazione:

Zakk Wylde – chitarra e voce
Rob “Blasko” Nicholson – basso
Joey Castillo – batteria


Tracce:

01. War Pigs
02. Paranoid
03. Planet Caravan
04. Iron Man
05. Electric Funeral
06. Hand Of Doom
07. Rat Salad
08. Fairies Wear Boots
09. Sweet Leaf
10. After Forever
11. Embryo
12. Children Of The Grave
13. Orchid
14. Lord Of This World
15. Solitude
16. Into The Void


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 7.9/10
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Arriva il nuovo lavoro firmato Zakk Sabbath, tributo ai Black Sabbath voluto e capitanato dall’inossidabile Zakk Wylde.

Questo Doomed Forever Forever Doomed ripropone due album fondamentali della storia del metal: Paranoid Master Of Reality.

So già che alcuni storceranno il naso, assumendolo come puro atto commerciale e sottolineando come non ce ne fosse il bisogno, magari suggerendo che una cosa è fare qualche concerto, un’altra è fare un disco… bla bla bla …  Non vi garba? Non ascoltatelo! Ci sono tante cose belle nella musica per ognuno di noi; concentriamoci su quello, e non su quello che non ci piace. Forza!

Detto questo, io interpreto questo doppio disco, come il precedente Vertigo (2020), come un puro atto di amore per la musica dei Black Sabbath, un tributo nel senso letterale della parola.

Grandi classici che rivivono attraverso un’interpretazione che non toglie nulla alle atmosfere primigenie ma che riesce a dare freschezza con suoni classici e moderni allo stesso tempo, con qualche nuova sfumatura – i pinch harmonics di Zakk, seppur discreti, non mancano! – che arricchisce decisamente la esecuzione.

Insomma, le capacità di Zakk con la sei corde sono ben note e, con una sezione ritmica a suo supporto, l’esito è scontato e semplicemente grandioso.

Le influenze di Ozzy sul cantato di Zakk sono conosciute ed il risultato, quello che definirei un Southern-Ozzy, è molto peculiare.

Inutile perdere tempo a parlare di pezzi ormai divenuti leggendari. Di fatto, però, sono gli episodi più onirici che mi hanno particolarmente affascinato: “Planet Caravan” (fra i migliori pezzi del disco) e “Solitude”.

Brano preferito: “Children Of The Grave“.

Produzione buona con suoni genuini, un valore aggiunto, e di non poco conto per le mie orecchie.

Molto godibile. Consigliato!

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