DRAIN DOWN – Toxic Society

Titolo: Toxic Society
Autore: Drain Down
Nazione: Germania
Genere: Thrash Metal, Hardcore
Anno: 2024
Etichetta: Black Sunset

Formazione:

Ferdinand Panknin – Voce, Basso
Heiko Kratz – Chitarra, Voce
Oliver Lenz – Batteria


Tracce:

1. Fake Leaders
2. Nothing Is Real
3. Toxic Society
4. Scams
5. Zero Tolerance
6. Political Animal
7. Stultus Populus
8. Sadistic Bloodsucker
9. No Regrets
10. Claiming Consequences


Voto del redattore HMW: 6/10
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Se siete fan di vecchia data del thrash metal vecchia scuola, condito con ingredienti hardcore ed una spruzzata di punk, i Drain Down con la loro ultima fatica faranno la vostra felicità.
Il trio nato a Friburgo nel 2018 è qui per presentarci Toxic Society, che in parte continua il discorso sonoro del suo predecessore. Una carriera cominciata con un breve tour in Europa come gruppo spalla dei The Exploited, per poi subire il contraccolpo della pandemia da cui sono riemersi l’anno successivo con Defiance nel 2021. I temi ricorrenti nelle dieci tracce riguardano tipicamente questioni legati alla società ed il suo inesorabile declino.

Disco nuovo, etichetta discografica nuova, ma non fatevi ingannare dall’accenno di chitarra acustica sulle prime note di “Fake Leaders”: i Drain Down non hanno dimenticato il gusto per le sonorità aggressive, impreziosite da un’attitudine groove che alimenta i loro assoli facendo da sfondo anche su quelli meno ispirati. Prosegue su questa scia anche “Nothing Is Real”, che forse inizia ad accusare i colpi di una scrittura meno sorprendente.

“Toxic Society” torna a convincerci, bilanciando l’attitudine più ruvida con un approccio ritmico forsennato ma gestito con sufficiente equilibrio dal batterista Oliver Lenz. Siamo dello stesso parere per brani dalla velocità asfissiante come “Zero Tolerance” e “Political Animal”.

Il disco procede senza troppi intoppi ma senza sorprendere più di tanto. La mancanza di varietà è tuttavia compensata da un buono stile compositivo. I testi sono immediati, diritti al punto e perfetti per un genere che strizza l’occhio al punk, tanto basta per coinvolgere l’ascoltatore. Un altro punto a favore è senz’altro l’equilibrio degli arrangiamenti: sebbene semplici e senza fronzoli, non si avverte quasi mai, a parte forse su “Sadistic Bloodsucker”, una ricerca dell’ostentazione tecnica o dell’eccesso. Si può essere ruvidi e pesanti scegliendo sonorità anche estreme senza far venire il mal di testa all’ascoltatore. Il fatto che molti altri gruppi non siano in grado di farlo non eleva necessariamente l’album dei Drain Down, ma senz’altro ne marca la differenza con prodotti più scadenti.

Il finale sulle note di “Claiming Consequences” non aggiunge molto altro ad un’opera senza infamia e senza lode.

I messaggi per quanto non particolarmente originali arrivano al mittente e tanto basta per considerare Toxic Society un disco coerente ed immediato, che forse non farà impazzire i non addetti ai lavori ma ben si sposa con le aspettative del proprio pubblico.

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