TURBULENCE – Binary Dream

Titolo: Binary Dream
Autore: Turbulence
Nazione: Libano
Genere: Prog Metal
Anno: 2024
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Alain Ibrahim: chitarra
Mood Yassin: tastiera
Omar El Hage: voce
Antonio Atoui: basso
Morgan Berthet: batteria


Tracce:

01. Static Mind
02. Theta
03. Time Bridge (Instrumental)
04. Manifestations (Instrumental)
05. Ternary
06. Binary Dream
07. Hybrid
08. Corrosion
09. Deerosion (Instrumental)


Voto del redattore HMW: 8/10
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Se il precedente album, Frontal, era risultato uno dei migliori dischi di prog metal del 2021, questo nuovo disco dei Turbulence, Binary Dream, è la consacrazione definitiva della band libanese che conferma e propone ancora una volta un ottimo prog metal creativo e tecnico. Il sound è molto tradizionale ed a tratti anche originale per via di leggere sfumature di jazz fusion e persino di alcuni suoni ambientali e riflessivi. Quest’opera è più curata nel songwriting e nell’ottima stratificazione degli strumenti capaci di sovrapporsi e di unirsi tra di loro nonostante i ritmi complessi che la band libanese riesce a sviluppare.

La band afferma: “Binary Dream è una narrazione avvolta in strati di progressive metal tecnico e groovy, con cenni al nuovo genere Djent e al classico jazz fusion. È un’esplorazione, un interrogarsi e un risveglio.

La strumentale, “Manifestations”, ricca di cambi di tempo, è l’esempio lampante della dinamicità e della abilità tecnica del gruppo asiatico con accelerate sonore e momenti ambient sostenuti da una formidabile tastiera e da travolgenti sintetizzatori. Lo stesso discorso vale per la lunga e articolata title track “Binary Dream”, in cui l’importanza della tastiera di Mood Yassin, dalle influenze pop elettroniche, risulta ancora fondamentale per distinguersi da band più importanti e famose come quelle dei Dream Theater e dei Symphonic X. La voce di Omar El Hage spazia in estensione e acutezza ma non è mai troppo dura e propriamente metal, adattandosi comunque bene al contesto sonoro e variabile del combo asiatico. Spicca pure la chitarra elettrica di Alain Ibrahim, tra momenti sottili e più possenti che trasformano, a tratti, i Turbulence in una vera e propria formazione di puro metal. Uno dei momenti salienti del platter è il potente singolo, “Hybrid”, che mette in evidenza le capacità strumentali dei ragazzi in un contesto musicale meno articolato e più accessibile all’ascoltatore. Piace da subito il legame che hanno in generale tutte le tracce con l’introduttiva, “Static Mind”, dall’apertura vibrante e fantascientifica grazie alla tastiera che mantiene un filo di coesione in tutti i solchi del disco in modo da legare tutto in un unico filo conduttore.  Segue un brevissimo pezzo strumentale, vivace, potente, coinvolgente e dalla buona armonia. Qui, l’intro strumentale di pianoforte e tastiera in “Time Bridge” fa piombare nel prog metal degli Opeth dei bei tempi ma anche verso il futuro con un sound spinto da prepotenti campionatori e un muro di spigolosi riff chitarristici che non lasciano respiro. “Ternary”, invece rallenta il ritmo e la velocità esecutiva udita fino a questo momento ma la song è sempre adornata da gradevoli tocchi elettronici e dalla pulitissima e rassicurante ugola di Omar. Qua il sound è però più drammatico e ossessivo non solo per via dei soliti synth ma anche per via del grande lavoro della sezione ritmica guidata dal batterista Morgan Berthet (Myrath) e del bassista Anthony Atoui. Il doppio finale commovente di “Corrosion” e di “Deerosion” esprime la parte più intimistica e melanconica dei musicisti in quanto le due tracce contengono una giustapposizione di sincere e genuine emozioni. La prima è un lento trascinato dalle corde vocali lamentose del singer e da una sottile e ripetitiva chitarra acustica, che poi dopo due minuti cresce in lunghi e stridenti assoli. Nell’ultima parte la voce si alza di tono e così anche la rapidità del pezzo che esplode in un ritmo impetuoso e forsennato con la chitarra spigolosa e la sezione ritmica in evidenza. La seconda e ultima traccia del disco è il continuo malinconico della prima ma con un groove più duro e potente caratterizzato da prolungati e melodici assoli chitarristici, sostenuti da una battente sezione ritmica. Insomma, un classico metal melodico culminante in un fantastico e crescente assolo di chitarra elettrica. In conclusione, l’album contiene una vasta gamma di elementi musicali, che vanno dai ritmi intricati ai paesaggi sonori e ambientali, evidenziando la crescita intelligente e versatile della band, capace di portare il proprio stile musicale dal Medio Oriente ad un pubblico globale. Se Binary Dream è un concept su un esperimento fatto su un robot, lo stesso si può affermare della loro musica perché, pur partendo dalle basi solide del progressive, il gruppo guarda al futuro aggiungendo coraggiosamente qualcosa di nuovo e ambizioso per sfondare in un mercato discografico ormai saturo e con poche idee.

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