ROTTING CHRIST – ΠΡΟ ΧΡΙΣΤΟU (Pro Xristou)

Titolo: ΠΡΟ ΧΡΙΣΤΟU (Pro Xristou)
Autore: Rotting Christ
Nazione: Grecia
Genere: Hellenic Black Metal
Anno: 2024
Etichetta: Season of Mist

Formazione:

Sakis Tolis – Chitarra e voce
Kostas Foukarakis – Chitarra
Kostas Cheliotis – Basso
Themis Tolis – Batteria


Tracce:

1. Pro Xristou (Προ Χριστού) 
2. The Apostate
3. Like Father, Like Son
4. The Sixth Day
5. La Lettera Del Diavolo
6. The Farewell
7. Pix Lax Dax
8. Pretty World, Pretty Dies
9. Yggdrasil
10. Saoirse


Voto del redattore HMW: 8,5/10
Voto dei lettori: 8.0/10
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Dopo 35 anni i Rotting Christ non accennano a rallentare e propongono il loro quindicesimo album, intitolato ΠΡΟ ΧΡΙΣΤΟU (Pro Xristou), che prosegue con le sonorità delle ultime produzioni della band ellenica e che, devo dire, mi ha piacevolmente colpito.

Ho voluto assaporarlo lentamente e quindi mi sono preso qualche giorno in più rispetto al mio solito. Penso ne sia valsa la pena.

In questo nuovo lavoro, Sakis si concentra principalmente su tematiche legate alla spiritualità del mondo prima del (nefasto) arrivo del Cristianesimo, dedicandosi a quella visione politeista genuina, comune nella antichità,  opposta alla successiva arroganza monoteista. Ma veniamo alla musica.

I dieci brani proposti, quasi tutti caratterizzati da un intro vocale parlato, compongono un’opera oscura e solenne, dove i cori creano una atmosfera tanto cupa quanto imperiale. L’utilizzo di diversi idiomi arricchisce una proposta che se da un lato risulta essere forse quella più lontana dalle sonorità black, dall’altra dimostra una maturità artistica indicando come il nuovo cammino del quartetto greco ha ormai intrapreso da anni anche se, dal mio punto di vista, questo nuovo lavoro segna l’inizio di una nuova era (la terza) per il combo estremo.

Il disco è per lo più costituito da brani potenti caratterizzati da un mid tempo, propedeutico ad un sano e liberato headbanging (“The Farewell”), che strizza l’occhio ai live, tanto quanto il lavoro delle due chitarre, abili tessitrici di melodie decisamente orecchiabili (“Pretty World, Pretty Dies”) che si intrecciano e sovrappongono in maniera molto ben studiata. Anche il cantato sembra indirizzato a sonorità più accessibili integrato alla perfezione dai maestosi cori (particolarmente in “Saoirse”).

Certamente non mancano episodi più aggressivi ( “La lettera del Diavolo” e “Yggdrasil”).

Migliori brani “The Apostate” (decisamente il mio favorito, anche per la tematica trattata) e “The Sixth Day” – che mi suona molto Paradise Lost, così come “Like Father, Like Son”. In generale è una sensazione che ho provato in diversi parti del disco. 

Buona la produzione che conferma le sonorità della band e che può essere considerata un piccolo tratto distintivo.

Disco assolutamente consigliato. Ora non posso che attendere i loro live estivi!

Non serviam

 

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