FORTRESS UNDER SIEGE – Envy

Titolo: Envy
Autore: Fortress Under Siege
Nazione: Grecia
Genere: Progressive/Power Metal
Anno: 2024
Etichetta: ROAR! Rock of Angels Records

Formazione:

Tasos Lazaris – Voce
Themis Gourlis – Chitarre
Fotis Sotiropoulos – Chitarre
Georgios Georgiou – Tastiere
Stevens Kopanakis – Basso
Dimitris Kapoukakis – Batteria


Tracce:

01. Bring Out Your Dead
02. Ride The Thunder
03. Distant Voices
04. Look At You
05. Disobey
06. Envy
07. Broken And Torn
08. Deceptor
09. Straits Of Glory
10. Burning Fleshes


Voto del redattore HMW: 7/10
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Recensione scritta da René Urkus.

Dopo un primo, breve momento di attività attorno alla metà degli anni ’90, gli ellenici Fortress Under Siege hanno ripreso gli strumenti nel 2010, e da allora hanno sfornato quattro album compreso questo nuovo Envy. Ricordo il precedente, Atlantis, uscito in piena pandemia, nell’ottobre 2020, come un album buono ma non travolgente, e devo dire che ho la stessa impressione con l’ultimo arrivato: a una buona capacità di songwriting non si affianca a quel ‘quid’ che fa la differenza e fa emergere le band dal mucchio.

Sia chiaro, non voglio certo sminuire il lavoro dei greci, che si dedicano peraltro a un genere molto di nicchia, il prog/power metal, e lo fanno con passione e competenza, ma Envy finisce per suonare, almeno per chi vi scrive, ‘semplicemente’ un bel disco.

“Bring Out Your Dead” è un significativo connubio fra solidità americana (nelle ritmiche e nella struttura generale del brano) e ariosità europea (nel ritornello), con l’aggiunta di sezioni strumentali articolate, che esaltano l’anima progressive del sound: un bel modo di presentarsi da parte della band! “Ride The Thunder” conferma che i Fortress sono più a loro agio con il prog che con cavalcate puramente power in doppia cassa, e il dato è ancora più evidente nella lunga “Look At You”, che alterna momenti charmanti e rock nelle strofe a un refrain molto più incisivamente metal. “Disobey” vira poi improvvisamente verso territori più metal, con chitarroni pesanti; le tastiere si ricavano uno spazio importante in “Broken And Torn”, mentre “Deceptor” incorpora anche qualche suono più datato, da fine anni ’90, per un finale di disco molto vario ma che, come già si diceva, non sfonda mai davvero.

I Nostri citano fra le proprie influenze i Fates Warning, e sicuramente qualcosa nel sound c’è, anche se onestamente ho pensato più ai Sanctuary post-reunion se non ai Control Denied dei compianti Tim Aymar e Chuck Schuldiner. Se questi riferimenti vi stuzzicano, Envy merita l’onere della prova.

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