ANAHATA – Syncretic Sovereignty

Titolo: Syncretic Sovereignty
Autore: Anahata
Nazione: Canada/Australia/Inghilterra
Genere: Heavy/Power Metal
Anno: 2024
Etichetta: autoprodotto

Formazione:

Ioan Tetlow – Voce
Jack Heath – Chitarra solista
Kyle Brickell – Chitarra ritmica, Batteria
Aiden Watkinson – Basso


Tracce:

01. Aphelion
02. Daybreak
03. Full Throttle
04. Quantum Kshatriya
05. Arc Of The Arrow
06. To The Sea
07. The Golden Bough
08. Periphelion
09. The Thunderer
10. Son Of Fate


Voto del redattore HMW: 7.5/10
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Recensione scritta da René Urkus.

In un genere conservativo come il power metal, gli Anahata rappresentano uno strano enigma… che vale la pena esplorare. Vediamo allora quali informazioni si possono raccogliere su questa band che, caso decisamente raro, non ha neanche un profilo Facebook.

“Syncretic Sovereignty” è il secondo album di questa formazione che prende il nome dal chakra del cuore e che unisce artisti inglesi, canadesi e australiani (veramente, dunque, ai quattro angoli del mondo…). Il disco si compone – a parte le due bonus tracks conclusive che vengono dal primo demo della band “Whirling Fate” – di brani mediamente lunghi, che finiscono per assumere fisionomie molto singolari, in un incrocio di generi che chi scrive non ha sentito molto spesso.

Il disco è aperto e chiuso da due strumentali, il secondo molto lungo, chiamati rispettivamente “Aphelion” e “Perihelion”, in riferimento alle posizioni del sole sulla volta celeste. “Daybreak” invece presenta un mix interessante, forse al primo ascolto un po’ singolare per i più anzianotti fra di voi, ma alla lunga convincente: la base power è molto asciutta (e quindi non aspettatevi partiture sinfoniche o momenti particolarmente melodici), e su di essa si innestano momenti extreme metal, ritmiche serrate e qualche vago spunto prog. Peccato per la produzione ultra compressa… Chitarre labirintiche e il tono rude e grezzo di Ioan Tetlow sostengono molto bene “Full Throttle”, mentre ha un bel piglio drammatico e intenso “Quantum Kshatriya”. “To The Sea” rallenta i ritmi e si concede un lungo ed emozionante assolo conclusivo, dai toni fluviali, mentre “The Golden Bough” riassume pregi e difetti del disco, mettendo assieme blast beats, heavy classico e il power ‘sporco’ che ha attraversato tutto l’album.

L’ascolto di “Syncretic Sovereignty” può lasciare abbastanza disorientati, ma agli Anahata – che devo dire non fanno nulla per pubblicizzarsi, e peraltro esibiscono una foto promozionale discutibile, che potete vedere su Metal Archives – si può riconoscere una notevole originalità. Basta, questo, per dire che siamo di fronte a un bel disco? Quantomeno siamo di fronte ad un album che non lascia indifferenti e questo mi sembra già un ottimo risultato. Una chance a Syncretic Sovereignty – anche per ritrarsi inorriditi – andrebbe data.

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