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Nella cultura nordeuropea il termine wyrd racchiude una serie di archetipi legati al concetto di destino, fato e divenire, punti focali dai quali emerge l’ultimo lavoro dei Crawling Chaos, intitolato proprio in questo modo. I Crawling Chaos si sono sempre distinti per la cura delle tematiche e della composizione: le dieci tracce si intrecciano infatti attorno ad alcune figure femminili della mitologia classica, del folklore europeo e della storia: le Norne norrene, le streghe di Macbeth al servizio di Ecate, le Furie greco-romane e le negromanti tessali. L’unico personaggio maschile presente in Wyrd è il traditore predestinato Giuda Iscariota, nell’intricata ma incisiva “Nomen Omen”. Li avevamo lasciati nel 2020 con XLIX, opera oscura e ferina ispirata al Principe di Machiavelli, mentre Wyrd giova di un periodo di realizzazione più breve rispetto al suo predecessore, ovvero quattro anni.
Ci troviamo di fronte ad un album variegato a livello sonoro, dove non manca l’efferatezza del death (Three Times Three) ma nemmeno le aperture melodiche, il metal classico, le suggestioni acustiche (The Garden of the Earthly Delights Part I-II, Nails of Fate) e atmosfere mistiche ed esoteriche. Rispetto al suo predecessore, la composizione risulta apparentemente snellita a favore di un sound immediato e accattivante, grazie anche al tocco di William al basso fretless e ai registri vocali di Manuel, mentre le parti soliste risultano complesse ma contenute nello spazio. In conclusione, con Wyrd i Crawling Chaos dimostrano che anche nel death metal è possibile innovarsi senza perdere le proprie radici e ci consegnano un album che raggiungerà sicuramente il suo apice nella dimensione dal vivo.



