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Il thrash metal americano è sbarcato, con due date, in Italia. Trezzo sull’Adda e Roma hanno il privilegio di ospitare tre band che rappresentano, con grande passione e dedizione, lo spirito di questo genere che, ad oggi, continua ad appassionare vecchie e nuove leve di metallari.
La mia destinazione, ovviamente per motivi di vicinanza, è il Live Music Club di Trezzo sull’Adda. Vicinanza non troppa, quasi due ore di macchina, ma entusiasmo, quello tanto.
I Municipal Waste, dalla Virginia, hanno quell’attitudine festaiola che gasa e diverte il pubblico coinvolgendolo sempre in un party thrash ironico e divertente. I Bewitcher non li ho mai seguiti più di tanto e questa è l’occasione giusta per conoscerli meglio.
E poi ci sono loro. I Death Angel. Lo ammetto, sono il vero motivo della mia presenza, li ho sempre adorati. Dal 1985, anno in cui mi sono reso conto dell’esistenza dell’heavy metal, per caso ho scoperto questo gruppo di giovanissimi che in quell’anno aveva prodotto “Kill As One”, una demo devastante. Vi lascio immaginare il mio trauma quando si sciolsero nel 1991.
Poterli rivedere ancora, dopo tanto tempo dall’ultima volta, mi ha caricato talmente tanto che, per non rischiare di arrivare tardi a causa del traffico milanese, sono arrivato davanti al locale un’ora e mezza prima dell’apertura. Un tantino esagerato direte voi, appena giusto in tempo dico io.
E sono stato premiato per la mia prudenza. Infatti ne ho approfittato per scambiare due parole davanti al tour bus con il sempre disponibile Mark Osegueda, a mio parere il miglior cantante thrash di sempre. E calatomi nella parte di “inopportunoman”, ho anche fermato Land Phil con in mano un piatto di, presumo, petto di pollo bianco anemico veramente inguardabile, per una foto ricordo. La pietanza era talmente triste che ho subito pensato a quanto, alle volte, sia davvero dura la vita in tour.
L’inizio del concerto è fissato alle 19,30. Facendo due rapidi conti, si dovrebbe finire intorno alle 11,15. Orario accettabile.
Ah, se doveste trovare le foto di questo concerto migliori di tutte le altre pubblicate nei report del sottoscritto, la spiegazione è molto semplice. Mia figlia Sofia, presente anch’essa al concerto, vedendomi in mezzo alla bolgia notevolmente preso dalla situazione, ha deciso di sottrarmi la macchina fotografica e di occuparsi lei di questa incombenza lasciandomi tranquillo nel mio stato di trance. Lei è più brava e paziente di me a fotografare. Aggiungiamoci che io sono proprio scarso a farlo, il risultato complessivo è finalmente accettabile.
D’altronde si doveva pogare. E qualcuno doveva pur farlo …
I Bewitcher arrivano da Portland e ci portano un black/speed metal che alla fine della fiera mi sembra un buon thrash.
I tre americani hanno fatto uscire il loro ultimo album, Spell Shock, nel 2024 per Century Media Records. Con la prima traccia del disco si apre il concerto e, davanti ad un buon numero di persone, il trio malefico dà fuoco alle ceneri e parte con una esibizione di tutto rispetto.
Praticamente prendendo un paio di brani da ogni disco, propongono una scaletta di otto brani per un trenta minuti di ardore thrash mischiato ad un velato black.
Pitturati in faccia, ma senza esagerare, si alternano al centro della scena incitando con successo la folla che a quanto pare gradisce l’operato di Unholy ecc…, Infernal ecc… e Andy. I nomi per intero sono riportati in basso nella formazione.
Non ci sono soste, tre parole in croce (rovesciata) per presentare le canzoni e poi subito sotto col pezzo. Mamma mia che bravi. Sono solo in tre, ma il suono è bello pieno, sembra che ci siano più musicisti di quelli che sono effettivamente presenti. Niente male.
Matt ha una bella voce e viaggia sciolto con le sue dita nella tastiera della chitarra. Salta, si dimena e non sta fermo un attimo. Un ottimo frontman.
Andy e Aris alla ritmica martellano, martellano e nel caso non si fosse ancora capito, martellano.
Si inizia con quella che dà il via all’ultimo disco, “Starfire Maelstrom” , e si inizia col botto. Seguono “Too Fast For The Flames” e “Under The Witching Cross”, un gran bel pezzo che mi ricorda i Motorhead,
Momento clou con “Satanic Magick Attack” e primo accenno di pogo della serata con dei ragazzini presenti sotto al palco che, avendo dalla loro parte una buona riserva di fiato, hanno deciso di sparare da subito le loro cartucce ed iniziare a “faticare” già con il primo gruppo.
Finale con la classica e tiratissma “Bewitcher” e meritati applausi per una prova molto positiva sia a livello musicale che fisico.
Un bello spettacolo che ha scaldato tutti noi tra il pubblico e che ci ha preparato a quello che sta per arrivare.
In tre, sporchi e cattivi, senza troppe chiacchiere e senza alcun fronzolo. Con le dovute proporzioni, questi Bewitcher mi ricordano qualcuno. E questo è bene.
Scaletta Bewitcher
1.Starfire Maelstrom
2.Too Fast For The Flames
3.Under The Witching Cross
4.Speed ‘til You Bleed
5.Out Against The Law
6.Satanic Magick Attack
7.Sin Is in Her Blood
8.Bewitcher
Formazione Bewitcher
Unholy Weaver Of Shadows & Incantantions (Matt Litton) – voce, chitarra
Infernal Magus Of Nocturnal Alchemy (Andy Mercil) – basso
Aris Wales – batteria
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“Papà, sei agitato?”. Queste sono state le parole pronunciate da mia figlia quando si sono spente le luci. E sì, ero agitato. Non le rispondo neanche.
Era da un po’ di tempo che non mi succedeva che all’ingresso di una band il cuore mi battesse così forte. Stasera è successo e se anche solo per cinquanta minuti, è stato fantastico.
Se vedi Rob, Mark, Ted e gli ultimi arrivati, oramai da sedici anni, Damien e Will su un palco con il logo Death Angel dietro di loro, significa che stai per assistere a un concerto di thrash metal di livello mostruoso. E così è stato.
Ingresso dei musicisti e poi via con “Mistress Of Pain”. I giovanotti sono in splendida forma, hanno voglia e si vede.
E … pogo sia. “Voracious Souls” con la sua pesantezza e la sua improvvisa velocità crea il caos, ed io mi ci butto dentro. Si comincia anche a cantare con “I Came For Blood”. Cori, urla e quant’altro serva per sfogare la voglia di thrash che abbiamo dentro.
Da questo momento in poi, ad ogni cambio di pezzo, il pubblico griderà il nome Death Angel a più non posso. Sono letteralmente fantastici.
Damien e Will picchiano duro, Ted macina riff su riff concentrato e con lo sguardo serio e fisso verso la chitarra e il pubblico.
Mark canta meravigliosamente bene, sembra indemoniato, va da un lato all’altro del palco senza sosta. Che voce, che carisma, semplicemente perfetto. Semplicemente Mark.
Rob è rimasto lo stesso ragazzino che ricordavo. Stesso sguardo, stesse movenze e stessa voglia di suonare davanti al suo pubblico. Assoli perfetti e una presenza scenica con piegamenti sulle gambe continui da far invidia ad un ventenne. Come i suoi compagni, non si risparmia un secondo. Hanno il pubblico in mano, possono fare quello che vogliono. Siamo totalmente prigionieri di questi cinque americani.
“The Moth” e “Wrath (Bring fire)” vengono eseguite una dietro l’altra e non lasciano scampo. Si finisce con il classico “Thrown To The Wolves” e qui raggiungiamo l’apoteosi. Convinto che ne manchi ancora una, ecco l’intro di “The Ultra-Violence”, lo sapevo. E vai. Purtroppo, però, è solo l’intro. No!
Mi è spiaciuto parecchio che non l’abbiano eseguita, è il loro classico! Ma ciò non toglie che questa sera abbiano offerto una prestazione superlativa che non lascia dubbi sul fatto che i Death Angel siano una delle band che hanno reso grande questa musica. Ma quanto mi sono piaciuti. E se non si fossero separati per una decina d’anni, chissà dove sarebbero potuti arrivare.
Sceso il livello di adrenalina, mi devo ricaricare per chi verrà dopo. Non è “comodo” avere un gruppo come questo prima di una esibizione e penso che i Municipal Waste lo sappiano benissimo. Quindi mi aspetto una grande prova da parte loro. Sono fiducioso.
Scaletta Death Angel
1.Mistress Of Pain
2.Voracious Souls
3.I Came For Blood
4.The Dream Calls For Blood
5.Caster Of Shame
6.The Moth
7.Wrath (Bring Fire)
8.Thrown To The Wolves
9.The Ultra-Violence (solo intro)
Formazione Death Angel
Mark Osegueda – voce
Rob Cavestany – chitarra
Ted Aguilar – chitarra
Damien Sisson – basso
Will Carroll – batteria
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Una trentina di minuti per il cambio palco e ci siamo. Ora ci aspetta la parte più scanzonata della serata. I Municipal Waste hanno questa capacità di divertire e divertirsi che li rende inevitabilmente simpatici a tutti. Non tralasciando il fatto che questi cinque personaggi sappiano suonare e anche bene.
La loro simpatia e la loro bravura fa si che da questo connubio scaturisca sempre e inevitabilmente un bel concerto. Se poi riuscissero a regolare anche i suoni e farsi sentire meglio, sarebbe il massimo.
Purtroppo la loro prova è stata macchiata dai volumi regolati in modo pessimo per almeno metà del concerto. Ma non soffermiamoci su questo, ma sulla loro prestazione generale che è stata molto buona, anche se di breve durata (cinquanta minuti), praticamente la stessa di quando hanno aperto per i Cannibal Corpse. Ma di queste due pecche ne parleremo nella parte finale del report.
Testa bassa e pedalare. Questo modo di dire si adatta perfettamente al gruppo in questione. Sul palco buttano veramente l’anima, sono esplosivi e istrionici e trasformano il tutto in una gigantesca festa thrash.
Il loro cantante, quel pazzo di Tony Foresta, ha un forte carisma e un’autoironia pazzesca. Si alza la maglietta e con la mano batte forte sui lardominali guardando compiaciuto la folla sottostante. Come puoi non amarlo? Personalmente mi ricorda il comico nostrano Lillo. Trovo una certa somiglianza nella fisicità.
Suonano un totale di diciotto pezzi. Il meglio dei loro album ci viene riproposto con la solita loro violenza e attitudine. Pezzi che potrebbero arrivare benissimo dagli anni ottanta, se solo avessero una durata maggiore.
Se ne sono sempre fregati di cambiare ed hanno fatto bene. Potresti mettere un loro qualsiasi pezzo in un loro qualsiasi album che non ci sarebbero problemi. Non te ne accorgeresti neanche. Loro sono così, prendere o lasciare. Il pubblico prende, non lascia niente. E loro danno tutto. Molto bravi.
Ad un certo punto vola sul pubblico una scatola di cartone con dell’immondizia (pulita) al suo interno. E via a far volare tutto il suo contenuto come se fosse un mega pallone da una parte all’altra della sala. Direi che ci sta tutto, siamo in tema.
Il loro meraviglioso caos, che spazia dall’organizzazione totale e movimenti sincronizzati all’anarchia di chi è serioso e chi molto meno, è il loro marchio, la loro essenza. Le loro facce divertite te li fanno apprezzare ancora di più.
Credo che mai come in questo caso, non abbia senso dire quali siano stati i pezzi migliori. Hanno volato alto per tutto il tempo. E a tal proposito, il tempo vola quando dura poco e così giungiamo al termine dell’esibizione.
Mi sono piaciuti, impegno al massimo e ottima intesa tra pubblico e band. Se ti vuoi divertire, loro sono una garanzia.
Scaletta Municipal Waste
1.Garbage Stomp
2.Sadistic Magician
3.Slime And Punishment
4.Breathe Grease
5.Grave Dive
6.You’re Cut Off
7.The Thrashin’ Of The Christ
8.Poison The Preacher
9.Wave Of Death
10.High Speed Steel
11.Reatless And Wicked
12.Crank The Heat
13.Under The Waste Command
14.The Art Of Partying
15.Demoralizer
16.Terror Shark
17.Born To Party
18.Unleash The Bastards
Formazione Municipal Waste
Ryan Waste – chitarra, voce
Tony foresta – voce
Land Phil – basso
Dave witte – batteria
Nick Poulos – chitarra
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Il thrash metal è coinvolgente. Diciamocelo, come lo fai lo fai, alla fine di un concerto thrash sei sempre sudato e contento. Conti i lividi, raccatti la maglietta sudata caduta per terra, saluti i tuoi compagni di battaglia e te ne vai felice per la tua strada. Semplice.
Questa serata non è stata da meno. Il pogo italiano è stato ben rappresentato, si è difeso bene davanti agli occhi degli artisti americani sul palco. Come presenze direi che eravamo intorno ai due terzi della capienza. Tutto sommato neanche male, visto il giorno infrasettimanale e quella che mi è sembrata una scarsa pubblicità dell’evento.
Complessivamente per Bewitcher e Death Angel i suoni sono stati buoni, mentre per i Municipal Waste non si può dire altrettanto. Dall’inizio dell’esibizione i volumi erano troppo bassi, soprattutto la voce e alternativamente le chitarre, tanto da spingere il pubblico a fare ampi gesti, non capiti, verso la band. Pazienza. Mi sembrava troppo bello che si potesse sentire bene per tutti e tre i gruppi.
Ho apprezzato l’impegno fisico che ci hanno messo tutti e tredici i musicisti, usciti dal palco sudati marci. Cosa ho apprezzato meno è stata la durata. Trenta minuti per i Bewitcher ci stanno, sono il gruppo d’apertura. Cinquanta minuti per i Death Angel me li faccio andare bene perché non sono il gruppo principale. Ma cinquanta minuti per i Municipal Waste no, sono troppo pochi. Ok che suonano thrash/crossover, ok che le loro canzoni sono molto corte, ma fatene di più. Mi aspettavo almeno un’altra mezz’ora. Non va bene. Ed io che pensavo finissero addirittura alle 11,15.
Ed anche nel caso che fossero co-headliner i due gruppi, avrei preteso almeno un’ora a testa, il minimo sindacale. A scanso di equivoci, comunque, il gruppo principale sono stati i Municipal Waste, e gli altri di supporto. Un totale di centotrenta minuti per tre gruppi. Fate voi …
Visto che alle 22,40 è finito tutto, mi sono nuovamente piazzato fuori dal locale nella speranza di trovare qualche musicista da importunare, e mi è andata bene perché ho trovato Rob Cavestany, che per gran parte del tempo ha provato a memorizzare la frase “in bocca al lupo” in italiano, e Ted Aguilar, che, visto da vicino, mi ha confermato ancora di più il perché del soprannome di “il samoano più piccolo del mondo”.
A mezzanotte si riparte per il ritorno. Due ore con mia figlia che, opponendo una “gran” resistenza a Morfeo, si addormenta immediatamente all’altezza del cavalcavia davanti al “Live Music Club” .
Quindi intero tragitto in solitaria. Con un avanzo di panino e di sottofondo un gruppo che non ascoltavo da un bel po’, i Living Colour. Signori, questa è classe.




















