SODOM – The Arsonist

Titolo: The Arsonist
Autore: Sodom
Nazione: Germania
Genere: Thrash Metal
Anno: 2025
Etichetta: SPV / Steamhammer

Formazione:

Tom Angelripper – voce, basso
Frank Blackfire – chitarra
York Segatz – chitarra
Toni Merkel – batteria


Tracce:

1. The Arsonist 01:03
2. Battle Of Harvest Moon 04:12
3. Trigger Discipline0 3:52
4. The Spirits That I Called 02:58
5. Witchhunter0 3:13
6. Scavenger 04:01
7. Gun Without Groom 04:44
8. Taphephobia 03:42
9. Sane Insanity 04:04
10. A.W.T.F. 03:58
11. Twilight Void 04:44
12. Obliteration Of The Aeons 03:53
13. Return To God In Parts 04:28


Voto del redattore HMW: 7/10

Visualizzazioni post:1638

Da questo sedicesimo album in studio dei paladini del Thrash metal teutonico nessuno si aspetterebbe un cambio di rotta, una frenata o un tradimento.
Ed infatti, nulla di ciò è stato.
Tom Angelripper, classe 1963, conosce bene quali siano i suoi punti di forza: coerenza, risolutezza ed una timbrica vocale forgiata da migliaia di sigarette mescolate all’aria pesante delle miniere di carbone intorno a Gelsenkirchen.
Scritto nei periodi liberi dal tour perenne che li ha visti protagonisti dopo l’uscita di Genesis XIX (2020), il nuovo album dei Sodom suona in modo tremendamente autentico ed organico poiché le tracce di batteria sono state registrate utilizzando un 24 piste analogico, proprio come si è sempre fatto prima dell’arrivo dell’era digitale.
L’idea è stata quella di non associare campioni o trigger durante la fase di missaggio ed avere un effetto diretto come negli anni che furono.
Le ultime batterie registrate in questa maniera per i Sodom furono quelle di Masquerade In Blood del 1995.
La differenza in termini di suono, se paragonata allo standard delle produzioni odierne, è eccezionale ed ha avuto un effetto positivo anche su tutti gli altri strumenti, creando una pasta sonora d’altri tempi.
Di primo acchito mi ha ricordato il sound crudo e spietato di “World Painted Blood” degli Slayer.
Ovviamente, i costi, l’impegno ed il tempo impiegato sono stati superiori rispetto all’utilizzo delle tecniche attuali di ripresa, ma a detta di Tom Angelripper stesso, anche il risultato finale lo è stato.
Decisamente abile è stato il batterista Toni Merkel nel registrare diverse canzoni “buona alla prima”; con la registrazione analogica, se sbagli, devi ripartire da capo.
A livello compositivo tutti i componenti della band hanno partecipato alla stesura dei brani.
Blackfire ha apportato il suo stile tipicamente Thrash alla Agent Orange mentre l’altro chitarrista Yorck Segatz, che ama le atmosfere epiche dell’Heavy classico britannico, ne ha portato un sentore.
Brani più tirati invece, come “Trigger Discipline” e “Gun Without Groom” (quest’ultima ha dei veloci passaggi in blast-beat), sono stati composti anche dal batterista Toni, che è pure un eccellente chitarrista e proviene da un ambiente vicino al Black metal.
Angelripper ruggisce con il suo accento marcatamente tedesco, proponendo spesso e volentieri uno scream alto ed intenso, segno che il nostro ha ancora energie e voglia di primeggiare nel genere.
Tom, che si sa, ha la mano destra di Lemmy e la sinistra di Cronos, mantiene il suo basso sempre in prima linea, si fa sentire in ogni occasione sferragliando furiosamente e producendosi slide carichi di “tiro”.
Le tematiche trattate nei testi sono quelle a cui i Sodom ci hanno abituati nel tempo; Angelripper si concentra su particolari battaglie avvenute durante il conflitto in Vietnam, “Battle Of Harvest Moon”; su fobie che facevano letteralmente impazzire i soldati durante il primo conflitto mondiale: l’essere sepolti vivi dai detriti sollevati da una granata esplosa nelle vicinanze, “Tephephobia”.
Vi sono poi un paio di brani dedicati a due persone contemporaneamente vittime dei propri eccessi e fondamentali nell’epopea Sodom.
Uno di questi è “Witchhunter” tributato al batterista dello storico, imprescindibile, decennio 1982-1992, Chris Dudek mancato nel 2008 ma sempre presente nei ricordi dei fan con il suo stile caotico e le sue infinite rullate sui tom.
L’altro è “A.W.T.F.” ad imperitura memoria di Algy Ward (1959-2023), cantante/bassista del power trio Tank, caposaldo della NWOBHM e smisurata fonte di ispirazione per Tom Angelripper.
Mancano purtroppo invece all’appello testi riguardanti scabrose perversioni che tanto ho amato nei dischi del passato.
La copertina, di pregevole fattura, è realizzata dall’artista polacco Zbigniew M. Bielak (Carcass, Mayhem, Ghost), grande fan della band, e vede in primo piano un soldato inginocchiato al cospetto di un commilitone scheletrizzato intento a consolarlo. Tutto intorno la devastazione della guerra che si sublima in turbine di fuoco innescato da un prominente Knarrenheinz.
L’album sarà disponibile a partire dal 27 giugno anche all’interno di un cofanetto super limitato contenente toppe, poster, un EP in vinile sagomato, e diversi altri cimeli da collezionista. L’etichetta è sempre la fidata Steamhammer/SPV.
Per concludere, mi permetto di affermare che, seppur non siamo di fronte ad un album divinamente ispirato, ci troviamo al cospetto di un altro tassello della storia dei Sodom, e quindi, del Metal.
Da aggiungere alla collezione senza la minima esitazione.
Pare che, in accordo con gli altri membri del gruppo, dopo l’uscita del disco Tom si prenderà un periodo di pausa dai concerti dal vivo.
Contrariamente a quanto desiderato dalla casa discografica (e dai fan), non ci sarà infatti né un tour di supporto al nuovo album, né delle date singole.
Una scelta onesta e più che comprensibile per il sessantaduenne che, pur amando la vita dell’artista, mal sopporta le perdite di tempo in aeroporto e vuole dedicarsi maggiormente alla vita privata.
Restiamo in attesa quindi di un ritorno discografico veramente coi fiocchi e di un definitivo, trionfale addio alle scene.

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