LEVERAGE – Gravity

Titolo: Gravity
Autore: Leverage
Nazione: Finlandia
Genere: Hard Rock
Anno: 2025
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Paolo Ribaldini – voce
Tuomas Heikkinen – chitarra
Marko Niskala – tastiera
Valtteri Revonkorpi – batteria
Sami Norrbacka – basso
Lotta-Maria Heiskanen – violino


Tracce:

01. Shooting Star
02. Tales Of The Night
03. Hellbound Train
04. Moon Of Madness
05. Eliza
06. All Seeing Eye
07. King Ghidorah
08. Gravity


Voto del redattore HMW: 7,5/10

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Dopo la prematura scomparsa del cantante Kimmo Blom, avvenuta nell’estate del 2022, la storia artistica dei finlandesi Leverage sembra arrivata al capolinea e della band si perdono momentaneamente le tracce. Tuttavia, dopo un primo momento di smarrimento, il membro fondatore e compositore principale Tuomas Heikkinen decide di continuare con il cantante italiano Paolo Ribaldini (ex Delain, ex-Skiltron) e la violinista Lotta-Maria Heiskanen. La scelta del chitarrista scandinavo si rivela azzeccata perché da la possibilità alla band di rinnovare il proprio sound puntando con questo sesto disco in studio, Gravity, ad un hard rock e ad un heavy metal fresco e moderno che pesca le sue influenze dai mitici anni ’80. Oltre al chitarrista Tuomas, al cantante Paolo e alla musicista Lotta-Maria, il gruppo è composto da Marko Niskala alle tastiere, Elias Ojutkangas alla batteria e Sami Norrbacka al basso.

Nel passato i Leverage si sono mantenuti ai margini del puro heavy metal perché mischiavano il rock melodico al power aggiungendo pure un pizzico di symphonic metal che li rendeva a volta troppo difficili e complicati nell’ascolto. Gravity per fortuna rimette tutto in ordine tracciando una strada diversa e dritta ma mantenendo sempre il marchio di fabbrica della formazione scandinava. Lo si sente immediatamente nell’iniziale e orientaleggiante “Shooting Star”, dove il bravissimo Ribaldini mette subito in evidenza tutta la propria stoffa vocale con una timbrica potente molto simile a quella del compianto Kimmo, Questo è un brano hard rock dalla robusta profondità strumentale ma molto orecchiabile e trascinante grazie anche all’arpeggio chitarristico sviluppato dalla sei corde elettrica che emana prevalentemente un suono dal sapore western.

Seguono una serie di canzoni dal forte impatto melodico, come il cinematografico mid-tempo “Tales Of The Night” ricco di pompose e preoccupanti parti orchestrali impreziosite dalla raffinata e incisiva chitarra elettrica. Il refrain armonico è guidato poi dalla pulitissima e chiara ugola di Paolo e dalla soave tastiera di Niskala, capace di sfornare assoli progressive e di creare atmosfere riflessive e cupe in cui si inserisce il leggero violino della Pitkänen. Sorprende questo drastico cambiamento che sa di rinascita e di rivincita per una band molto sottovalutata che in questa nuova raccolta offre tantissime orecchiabili melodie, struggenti voci maschili e femminili, e diversi cambi di ritmo. Proprio quest’ultimi sono il sale dell’album perché creano varietà e parti tecnicissime che assomigliano a quelle di band prog metal affermate come gli straordinari Dream Theater.

I Leverage poi e finalmente si spingono anche verso un massiccio heavy metal come nel caso dell’epica “Hellbound Train”, un vero e proprio treno in corsa che velocemente ed energicamente trascina verso indimenticabili sonorità ottantiane tipiche della NWOBHM. Qui il nostro Ribaldini supera sé stesso con una possente e convincente interpretazione sfornando acuti pazzeschi e invidiabili linee vocali. Colpisce in positivo la geniale combinazione tra tastiera e chitarra che simula il suono di un treno a vapore, per una mossa davvero azzeccata. La galoppante e armoniosa “Moon Of Madness” continua su questa scia di macabri e adrenaliniche parti sonore decorate da spettacolari assoli tastieristici e chitarristici che si fondono brillantemente tra loro. Il solenne ritornello, la voce diretta del cantante e lo slanciato assolo di violino completano l’opera integrandosi perfettamente con i feroci giri di chitarra e con la battente sezione ritmica. Non manca la classica power ballad, in questo caso intitolata “Eliza”, caratterizzata da melodici suoni celtici e composta da parti irruenti e da altre più tranquille culminanti in un indovinato e ripetitivo ritornello. Ottimio poi il lavoro orchestrale di contorno sovrastato solo dalle combattive e passionali corde vocali del singer italico e dalla portentosa chitarra elettrica del grintoso Heikkinen. Il suono celtico e ottantiano continua in “All Seeing Eye”, cadenzato pezzo di hard rock, alla Raimbow, che non cade nel tranello di riportare l’ascoltatore negli anni ‘70 ma al contrario offre anche linee strumentali prevalentemente prog e heavy soprattutto nel fulminante assolo chitarristico dell’egregio Tuomas.

La forza del combo finnico è proprio quella di fondere sapientemente generi diversi ma senza quelle strutture complesse del passato che richiedevano ascolti ulteriori. L’album per fortuna non traballa perché prevalentemente fatto con cura nelle voci soliste e corali che sciorina, nei soavi arrangiamenti folk e nella possente sezione ritmica. Quest’ultima trova terreno fertile e la sua forza in tracce, come “King Ghidorah”, pezzo contraddistinto da un infuocato riff chitarristico di puro thrash che avvia la voce stridula del vocalist italiano, il preciso basso di Norrbacka e i colpi sui rullanti del vigoroso Revonkorpi che incalzano tutta la composizione. Le poderose e armoniche tastiere di sottofondo sono poi la ciliegina sulla torta di una canzone pressante e potente che conquista al primo ascolto per potenza ed epicità. L’album si chiude in bellezza con la title track “Gravity”, dall’inizio orchestrale ma che poi rallenta con il cantato dell’emozionante Paolo Ribaldini introducendo l’uditore in un’atmosfera fantascientifica. La ritmata e pungente chitarra elettrica è circondata dalla soavità e dalla leggerezza della galattica keyboard di Niskala che si alterna negli assoli con la sei corde elettrica del virtuoso Heikkinen. Anche qui ci sono tanti cambiamenti di tempo in pieno stile prog che a volte rallentano la velocità esecutiva degli strumenti fino a creare delle riflessive e malinconiche ambientazioni capitanate dall’ugola profonda e calda dell’eccellente Paolo e dagli inquietanti tocchi della tastiera. Il tutto sotto i colpi di prolungati e tirati assoli chitarristici che nel finale del brano fanno pensare addirittura al tipico sound degli Avantasia.

I Leverage, nonostante attingano a piene mani ai suoni collaudati degli anni ’80 e ‘ 90 riescono a creare, con una grande maestria melodica, una perfetta fusione tra il melodic metal e il classico hard rock aggiungendo pure un pizzico di progressive che li rende molto più variegati e liberi di spaziare verso paesaggi sonori più ampi. Con questa nuova opera gli scandinavi realizzano uno dei migliori album della loro carriera trovando quella quadra musicale che sembrava quasi smarrita negli ultimi lavori.

 

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