Visualizzazioni post:1090
Mi si prospettano davanti quattro giorni metallici con altrettanti concerti ai quali ho deciso di presenziare con la mia dolce consorte. So già che le dovrò un’infinità di favori per pareggiare la sua sofferta presenza a questi eventi di musica da lei non troppo amata. Immaginandomi quanto dovrò “restituire” per pareggiare i conti, spero che alla fine, almeno, ne sarà valsa la pena.
Il primo live a cui partecipiamo è la seconda edizione del Battlefield Metal Fest , evento che si terrà al Magnolia Estate presso il parco dell’idroscalo milanese.
L’inizio non promette proprio bene perché un paio di ore prima dell’apertura dei cancelli si scatena un violento temporale, con annessa una leggera grandine, della durata di circa un’ora e che fa temere per il peggio. Fortunatamente, una volta stabilizzatosi il meteo, una lieve pioggia ci accompagnerà, a tratti, nel corso della serata. Pioggia che non potrà minimamente impensierire un pubblico di metallari duro e “trve” come quello presente oggi.
Miracolosamente riesco a parcheggiare in uno dei, forse, trenta posti presenti davanti all’ingresso proprio nell’attimo esatto in cui una macchina se ne sta andando. E’ in momenti come questo che penso “sì, la vita alle volte è proprio bella”.
Mentre siamo in coda all’entrata, facciamo la piacevole conoscenza di un mio collega redattore, Renè Urkus, venuto appositamente da Salerno per assistere al concerto. In particolare dei suoi amati Virgin Steele. Cosciente lui e coscienti noi che il gruppo americano non offra degli spettacoli memorabili ormai da anni, ci accontentiamo di poter vedere un live perlomeno dignitoso. E con questa speranza entriamo nella location dove ci applicano un timbro per poter muoverci liberamente dentro e fuori dall’area. Molto bene, non siamo prigionieri come in altri festival.
L’evento non è stato pubblicizzato molto e, complice il maltempo e il periodo vacanziero, il timore di un flop non è un pensiero poi così assurdo. E invece, in barba ai nostri dubbi, ci si presenta da subito davanti a noi un buon numero di persone. Non sarà stato sold-out, ma le presenze non sono state poche.
I primi a salire sul palco saranno gli inossidabili Drakkar, ai quali seguiranno i rocciosi Ross The Boss, gli enigmatici Virgin Steele e gli intramontabili Blind Guardian.
Visti i tempi stretti tra un gruppo e un altro decidiamo di mangiare subito. Prezzi onesti, acqua naturale e gassata gratuita, una discreta pizza, coda alla cassa abbastanza veloce ed eccoci pronti per l’esibizione del primo gruppo.
L’orario di inizio viene rispettato in pieno, e, puntuali come una cambiale, i Drakkar si presentano davanti a noi. Che il Battlefield Metal Fest 2025 abbia inizio.
Si inizia, siamo carichi, ma c’è qualcosa che non va. I suoni sono bassi e ovattati. Purtroppo questo problema i Drakkar se lo porteranno dietro per tutta la loro esibizione. Possibile che i tecnici non siano riusciti a risolvere la situazione o perlomeno migliorarla un pelino nell’arco dei trenta minuti a loro disposizione? Vabbeh, ci accontentiamo, ma non apprezziamo.
Ed è un peccato. Perché il quintetto milanese si è reso protagonista di una buona prova. Il gruppo, giunto a festeggiare i trent’anni dalla sua formazione, ci presenta sei brani per una mezz’ora esatta di sano e onesto power metal, quello che ci si aspetta da questi cinque giovanotti.
“Horns Up!” e olè, si parte subito forte per poi proseguire con “Knife In The Dark”. Nessuna pausa, non si perde tempo, il tempo è prezioso. Davide Dell’Orto ha sempre una gran voce e si sente molto bene nella successiva “When Lightning Strikes”. I due chitarristi, Marco Rusconi e Dario Beretta, si dannano l’anima nei loro riff e assoli e Simone Pesenti Gritti (anche negli ottimi The Headless Ghost) li accompagna con il suo basso e la sua esperienza. Alla batteria troviamo Davide De Carli, che da quanto ho capito è l’ultimo acquisto della band.
“Run With The Wolf” e “Eridan Falls” anticipano l’ultimo pezzo , il classico pezzo di chiusura del Gruppo “Dragonheart”.
Sotto una leggera pioggia, ma già davanti ad un buon numero di persone, i Drakkar hanno dato il via al festival milanese nel modo migliore. Power metal senza compromessi, non si chiede di meglio.
Spero di risentirli con più tempo a loro disposizione e con dei suoni decisamente migliori. Ma al momento mi accontento così. Piaciuti, e non poco.
Scaletta Drakkar
01.Horns Up!
02.Knife In The Dark
03.When Lightning Strikes
04.Run With The Wolf
05.Eridan Falls
06.Dragonheart
Formazione Drakkar
Davide Dell’Orto – Voce
Dario Beretta – Chitarra
Marco Rusconi – Chitarra
Simone Pesenti Gritti – Basso
Davide De Carli – Batteria
Con queste premesse la serata non poteva che essere un successo, e così è stato. Con i suoni nettamente migliorati rispetto al gruppo precedente, i quattro guerrieri hanno offerto una prestazione coinvolgente a dir poco e che ha scaldato a dovere il pubblico incurante della pioggia.
Ross è sembrato leggermente affaticato, tanto che qualcuno del pubblico scherzosamente lo ha invitato a farsi una visita prima che sia troppo tardi, ma le dita le ha fatte viaggiare e i “suoi” pezzi della sua vecchia band li conosce molto bene. Il resto dei musicisti si è comportato in maniera impeccabile e una nota di merito va al buon Marc Lopes che si è distinto in maniera egregia dovendo reggere il paragone con un mostro sacro come Eric Adams.
Con pezzi come “Sign Of the Hammer”, “Black Wind, Fire And Steel” e “Kings Of Metal” non puoi sbagliare o rischiare di non infuocare il pubblico. Quando senti queste sonorità ti metti l’anima in pace, inizi a cantare a squarciagola e a stringere il polso destro con la mano sinistra nel classico gesto di fratellanza metallica e a guardare verso il cielo nella speranza di scorgere qualche divinità appena invocata.
Ultimi due brani e chiusura affidata “Fighting the World” (dirò una bestemmia, ma non mi ha mai detto nulla) e “Hail And Kill” (dirò un’ovvietà, ma mi ha sempre esaltato alla follia).
Ottima prestazione che prepara il pubblico per il gruppo che verrà dopo di loro e che molti dei presenti attendono con ansia.
Non c’è niente da fare. Come i Manowar, i Ross The Boss sono dei tamarri, ma sono i nostri tamarri !!!
Scaletta Ross The Boss
01.Blood Of The Kings
02.The Oath
03.Sign Of the Hammer
04.Kill With Power
05.Thor (The Powerhead)
06.Black Wind, Fire and Steel
07.Kings Of Metal
08.Battle Hymn
09.Fighting The World
10.Hail And Kill
Formazione Ross The Boss
Ross The Boss – Chitarra
Mark Lopes – Voce
Dirk Schlachter – Basso
Sean Elg – Batteria
LINKS: SITO WEB FACEBOOK INSTAGRAM
Li ho amati, veramente. I Virgin Steele per me hanno rappresentato l’heavy metal nella sua forma più pura. Ho consumato i loro dischi e avevo il loro poster appeso in cameretta. Non avevo pretese, volevo solo vederli e applaudirli, forse per un’ultima volta. Per quanto riguarda il vederli, ce l’ho fatta, per quanto riguarda l’applaudirli … beh, no! Ho ancora un paio di orecchie funzionanti e quello a cui ho dovuto sottoporle questa sera è stato straziante.
David DeFeis sul palco si muove in maniera felina senza sosta e ha un carisma immenso. Questo non si può negare. Il fatto che nel documento di identità abbia ancora scritto alla voce professione cantante, beh parliamone. Se lo consideriamo ancora un cantante, cioè uno che canta, siamo sulla cattiva strada.
I suoni sono stati pessimi, ma la band non da meno. David non ce la fa più, ha il fiatone a metà della prima frase di ogni strofa e fatica a riprendere fiato. Gli urletti gridati ogni tanto lasciano interdetti e il fatto che i suoni si sentissero così male (solo a loro e i Drakkar, che però erano i primi ad esibirsi), mi fa pensare che fossero voluti per mascherare la pochezza che il gruppo aveva da offrirci. Brani riarrangiati in maniera così assurda che si faceva fatica a riconoscere il pezzo.
E no, così non va. Presentarsi senza una minima scenografia, manco un telone con il logo, senza un bassista e, probabilmente, senza aver provato da almeno sei mesi, lo trovo quasi offensivo. E soprattutto senza Edward Pursino, che probabilmente presagiva già il risultato finale e che non si è voluto rendere complice di questo scempio. Proporsi ad un pubblico pagante in queste condizioni è inaccettabile. Nel prezzo del biglietto che la gente ha pagato c’è anche la vostra quota. Questa è mancanza di rispetto.
Nemmeno il buon Renè Urkus è riuscito a difenderli, uno che è cresciuto a pane e Virgin Steele. La sua faccia delusa è l’emblema di quello che hanno combinato i cinque elementi sul palco.
Ci ha provato il mio amico Paolo a fare l’avvocato difensore, ma il rumore delle sue unghie sugli specchi era troppo forte e alla fine ha dovuto anche lui arrendersi all’evidenza.
Non ha senso dire quello che hanno suonato prima e dopo. Così come il gruppo non si è impegnato ad offrire uno spettacolo appena decente, io non perderò altro tempo a recensire quello a cui ho dovuto purtroppo assistere. La fine ingloriosa di un mito. Metto la spunta vicino al loro nome, una volta nella vita li ho visti, sono a posto così. Ringrazio Renè per avermi fornito due dritte sulla formazione e sulla scaletta. D’altronde chi meglio di una cintura nera di Virgin Steele poteva farlo?
Per rendere l’idea e sintetizzare in poche parole quello che è successo sul palco, vi cito le parole di mia moglie, che dopo il primo pezzo se ne è andata allo stand dei libri e verso la fine mi ha raggiunto nuovamente per chiedermi con faccia finto-preoccupata: “ma stanno scuoiando un gatto?”.
Scaletta Virgin Steele
01.A Token Of My Hatred
02.The Wine Of Violence
03.Invictus
04.Through Blood And Fire
05.In Triumph Or Tragedy
06.Return Of The King
07.By The Hammer Of Zeus (And The Wrecking Ball Of Thor)
08.Snakeskin Voodoo Man
09.The Burning Of Rome(Cry For Pompeii)
Formazione Virgin Steele
David DeFeis – Voce
Tommy Vitali – Chitarra
Joshua Block – Chitarra
Matt McKasty – Batteria
Lynn Delmato – Tastiera
LINKS: SITO WEB FACEBOOK BANDCAMP
Per quanto riguarda i Blind Guardian, ho la fortuna di scrivere il loro report a quattro mani con il sopracitato Paolo Carrone (chitarra solista dei Damnation) che, dopo aver perso la causa con i Virgin Steele, si è gentilmente offerto di aiutarmi ad integrare la recensione della band tedesca. La sua smisurata conoscenza del gruppo, sia su disco che in sede live, si è rivelata un preziosissimo contributo che ha completato in maniera esaustiva il mio resoconto sulla formazione di Krefeld. Ho il piacere di condividerla con voi. L’abbiamo scritta come se fosse una persona sola a raccontare l’evento. Un’ultima cosa, grazie Paolo.
Se prima c’è stata poca professionalità, ora tocca a coloro che di professionalità ne hanno da vendere.
Cagionevoli di salute, con malanni di stagione soventi, i Blind Guardian si presentano sempre sul palco per offrire e regalare ai loro fans il 100% di quello che hanno in corpo.
Questa sera li ho trovati in ottima forma, anche migliore rispetto alla performance al Summer Breeze di appena 6 giorni precedenti, e come di consueto non hanno deluso. Forse sono di parte, come lo ero con il gruppo precedente, ma in questo caso è innegabile il fatto che i bardi tedeschi abbiano offerto una prova di spessore che il pubblico ha gradito ed apprezzato alla grande.
Un’ora e mezza di godimento totale. Solito schieramento con un 3-2-1 (calcisticamente parlando) che non lascia spazio ad equivoci. Formazione con i membri storici in attacco, liberi di muoversi, davanti alla difesa formata dalla batteria e dai due elementi live schierati sulle pedane in posizione diciamo più … statica.
Si parte subito con “The Ninth Wave” e, nonostante non abbia l’impatto furioso di una “Into The Storm”, per esempio, Hansi e soci mettono subito in chiaro il fatto che stasera non si scherza. “Blood Of The Elves” e “Nightfall” proseguono l’operazione “nessun prigioniero” messo in atto dalla band e la temperatura continua a salire nonostante il meteo ci abbia regalato una serata fresca. I suoni sono praticamente perfetti dal secondo brano; avendoli visti in un contesto ben più grande come il sopracitato Summer Breeze, dove i suoni sono stati gestiti male, con chitarre praticamente centrali che annullavano la spazialità del sound, sentire che al Magnolia suona tutto bene è un vero piacere!
Hansi scherza su fatto che adora l’Italia e il suo bel clima indicando il cielo grigio e minaccioso. E minacciosi lo diventano loro, proponendo in serie “Tanelorn (Into the Void)”, con menzione d’onore per questo brano e per il meraviglioso album che lo contiene che ogni tanto, per qualche motivo, i bardi si dimenticano di aver composto, e “Time Stands Still (At The Iron Hill)” e raggiungendo il culmine con la cattiveria di “Violent Shadows”.
Finalmente un attimo di respiro per ricaricare le batterie e ci gustiamo “A Past And Future Secret” ad occhi chiusi assaporando la lieve brezza che il meteo ci sta generosamente regalando. Gran momento.
Hansi ha voglia di chiacchierare e dopo ogni pezzo si intrattiene con il pubblico; d’altronde in Italia è facile! Sembrerà campanilismo, ma avendo visto i Guardiani 11 volte di cui 5 nel Bel Paese e 6 in Germania, posso dire tranquillamente che il nostro coinvolgimento surclassa quello tedesco, e non di poco. Da quando si è tagliato i capelli e si presenta sul palco con la camicetta, i jeans neri e le scarpe da ginnastica mi ricorda sempre un ragioniere pensionato che si ritrova per sbaglio su un palco pensando di essere invece davanti ad un cantiere, un umarell tedesco. E’ un grande e lo adoro.
Fin qui scaletta uguale a quella della settimana precedente, ma, con mia grande sorpresa si riprende a macinare ritmo con “Mordred’s Song” in sostituzione a “Deliver Us From Evil” che effettivamente in sede live non ottiene sempre riscontro favorevole e, a grande sorpresa “Lost In The Twilight Hall” al posto di “Majesty” che alla fine suonano sempre, quindi per una volta possiamo essere contenti che abbiano tirato fuori la chicca!
Andrè e Marcus dopo tutti questi anni ormai sono una coppia di chitarristi di fatto. Frederik è una macchina instancabile e, anche se, da buon vecchio rompiscatole mai soddisfatto dei cambiamenti, ho sempre preferito Thomen, devo ammettere che è un eccellente batterista e dal vivo è sempre un piacere vederlo e “sentirlo”. Ogni tanto, soprattutto sui brani da Nightfall In The Middle-Earth e da Imaginations From The Other Side, si sente che Frederik ha riarrangiato le parti, dove l’utilizzo di tom e piatti di Thomen era inconfondibile. Forse è l’unico punto in cui Frederik diventa leggermente più “anonimo”, se vogliamo proprio trovare il pelo nell’uovo.
Solito momento di canto collettivo con “The Bard’s Song – In The Forest” (il pubblico non era numeroso come ai più blasonati festival europei, ma le nostre voci superavano il volume delle chitarre acustiche) e chiusura di prima parte con “And The Story Ends”, brano che non suonavano in Italia dal 2017 e che ha sempre un fascino particolare, sarà per quel 5/4 all’inizio o per quello sguardo un po’ così… chissà!
Finale scontato, ma sempre epico, con le tre canzoni che resusciterebbero un morto e sepolto. “lord Of The rings”, “Mirror Mirror” e “Valhalla”. Braccia alzate e corna al vento . Come al solito, grazie ragazzi.
Un’altra prova maiuscola, professionale, passionale. In parole povere, i Blind Guardian. Prima ho chiuso con le parole di mia moglie. Ora chiudo con quelle entusiastiche del mio compagno di concerti Aldo: “ma con gente che suona così, che gli vuoi dire?” (tra “che” e “gli” ha usato anche un’altra parola che non posso riportare, ma che potete immaginare).
Scaletta Blind Guardian
01.The Ninth Wave
02.Blood Of The Elves
03.Nightfall
04.Tanelorn (Into The Void)
05.Time Stands Still (At The Iron Hill)
06.Violent Shadows
07.A past And Future Secret
08.Mordred’s Song
09.Lost In The Twilight Hall
10.The Bard’s Song – In The Forest
11.And The Story Ends
12.Lord Of the Rings
13.Mirror Mirror
14.Valhalla
Formazione Blind Guardian
Hansi Kursh – Voce
Marcus Siepen – Chitarra
Andrè Olbrich – Chitarra
Frederik Ehmke – Batteria
Johan van Stratum – Basso
Kenneth Berger – Tastiera
LINKS: SITO WEB FACEBOOK INSTAGRAM
Mica male questo Battlefield Metal Fest. Speriamo di non dover aspettare nuovamente otto anni per una nuova edizione. Ottima organizzazione. E tutto sommato devo dire una piacevole sorpresa, un festival riuscito.
Bene i Drakkar che. anche se penalizzati dai suoni, hanno fatto un’ottima impressione. Quella di Ross The Boss è la band che vorresti ad ogni festa metallara. Ti gasa, ti fa sentire metallaro dentro e ti fa venire voglia di indossare indumenti di pelle e pelliccia da antico guerriero senza vergogna. I Virgin Steele hanno purtroppo deluso e non aggiungo altro. Mi dispiace stroncarli così, tra l’altro mi è stato riferito che dietro le quinte David si è rivelata una persona disponibile e gentilissima, ma qui la gente paga per il concerto e non per la simpatia. I Blind Guardian sono invece quel gruppo che potresti chiamare all’ultimo minuto a sostituire una band defezionaria in qualsiasi tipo di festival. A partire dal glam fino ad arrivare al black. Alla fine tutti penserebbero: “i Blind? ma sì, vanno bene lo stesso”.
Dopo aver salutato un affranto Renè che ancora non si capacitava della brutta fine dei suoi idoli, mi avvio verso il parcheggio contento come un bambino per non dover percorrere chilometri prima di raggiungere la macchina. Queste sono soddisfazioni.
Ultima pensiero della sera. Saliamo in macchina e mia moglie (non conosce il metal, ma le piace l’atmosfera dei concerti) mi guarda e mi chiede: “ma cosa diceva il cantante (Hansi) nell’ultima canzone (“Valhalla”) durante il ritornello? Mi sembrava cantasse … Ba-naa-naa”. Urgono ripetizioni di Blind Guardian.























