Visualizzazioni post:295
I Risen Atlantis sono un nuovo progetto messo in piedi dalla Frontiers Records, che per l’occasione sfrutta l’ottima voce del tedesco Frank Beck, attuale cantante aggiuntivo dei conosciutissimi Gamma Ray, mettendogli a disposizione un gruppo di preparatissimi musicisti. Non si capisce, da parte della casa discografica e dello stesso singer, perché venga utilizzato questo moniker per la band quando il disco potrebbe essere annoverato come un album solista di Beck. Certo, sull’opera suonano il famoso Alessandro Del Vecchio e lo straordinario Brett Jones, che aiutano a livello compositivo e strumentale il tedesco a cantare delle buone canzoni di melodic power metal, ma entrambi non garantiscono un continuo per il futuro di questo neonata collaborazione.
Parlando del progetto, Beck dice: “Alessandro Del Vecchio mi ha invitato a registrare un album per Frontiers dopo essere rimasto colpito dalla mia voce. Ci siamo conosciuti all’inizio del 2024 e gli ho detto che volevo un sound diverso dal mio lavoro con i Gamma Ray, dove sono stato il compagno di tour di Kai Hansen per dieci anni. Volevo uno stile più grintoso e potente, sulla scia di Ronnie Atkins, Jorn, Jeff Scott Soto e Dio, e lui ha accettato”.
Power To The Past è un vero e proprio omaggio al genere preferito dal frontman tedesco, ma attenzione perché il cantante tedesco sfoggia una timbrica vocale più determinata e melodica su canzoni meno legate al puro power tedesco di cui fa parte. Infatti, il punto di forza del disco è proprio il miscuglio tra power europeo e hard rock anni ’80 di stampo americano. La velocissima e galoppante “Forever Spoken” mette subito in chiaro la potenza e la tecnica del micidiale chitarrista e coautore Brett Jones, supportato in modo eccellente dall’elegante contributo di Del Vecchio alle spumeggianti tastiere e al pianoforte. La canzone è ricca di cori epici e fulminei riff di chitarra che si rifanno inevitabilmente ai Gamma Ray di Kai Hansen e dove il buon Beck, per l’occasione, interpreta un copione già collaudato. Idem per la massiccia e cadenzata, “Legacy Divine”, dove gli alternati e strabilianti acuti del cantante spezzano in due un brano melodicissimo infarcito anche di alcuni elementi sinfonici. Piace pure la graffiante e arrembante, “Glory For The Brave”, dove la rauca e profonda ugola di Beck, insieme alla spigolosa e rapida sei corde elettrica di Jones, trascina in un vortice sonoro culminante nell’orecchiabile e convincente ritornello. Gli accordi orchestrali e drammatici in “Sea Of Tranquility” e in “Trapped In Heaven” creano magnifiche atmosfere cinematografiche e un sound molto vicino al symphonic metal, in cui svettano brillantemente le vellutate e pulite corde vocali del bravissimo e passionale cantante. Le power e turbolente “Wrong Destiny” e “A Million Miles Away” riportano invece con i piedi per terra nel mondo sicuro e sperimentato del power metal tipicamente europeo, grazie ai roboanti e fragorosi giri elettrici di chitarra e ad una sezione ritmica capeggiata dall’energico Mirko De Maio alle pelli. Dal punto di vista strumentale, l’album è inappuntabile. Del Vecchio, Jones e De Maio formano un forte ed impenetrabile muro sonoro, ricco di ammalianti armonie veicolate da uno dei protagonisti dell’opera, ovvero il già citato Beck dietro al microfono. La produzione è poi nitida, pulita, moderna e curata in ogni particolare per via della precisione maniacale dell’esperto Alessandro, che contribuisce pure a suonare il basso, oltre alla tastiera e alla chitarra ritmica. La conferma di tutta questa qualità la si ode ancora nella rimbombante e melodicissima title-track “Power To The Past”, in cui i ritmi forsennati della chitarra e della sezione ritmica sono sovrastati dall’emozionante voce del vocalist, capace di interpretare bene tutto il materiale messo a sua disposizione. Nel complesso il punto debole del platter è la mancanza di originalità, ma questo purtroppo è un aspetto da considerare quando tanti elementi di band diverse si uniscono insieme. Inevitabilmente, ognuno porta con sé un po’ del proprio bagaglio musicale, senza crearsi il problema se assomiglierà a quello che fa nel proprio gruppo di appartenenza. Nessun salto nel vuoto da parte di Frank Beck, che indossa comodamente e con mestiere il bel vestito sonoro confezionato da Del Vecchio e Jones. I due riescono con successo ad allontanarlo, in alcuni brani, dal confortevole e genuino power tedesco e a dirottarlo ad un tradizionale sound di metal melodico infarcito da venature sinfoniche e naturalmente anche power. Per il resto il disco è piacevole e merita di essere ascoltato anche per le grandi qualità vocali di Beck.



