ETERNAL RETURNS – Let There Be Sin

Titolo: Let There Be Sin
Autore: Eternal Returns
Nazione: India
Genere: Groove/Thrash/Death metal
Anno: 2025
Etichetta: Brutal Records

Formazione:

Narendra Patel – Voce
Harsh Makwana – Chitarra
Shankul Chavan – Chitarra, Voce
Viktor – Batteria


Tracce:

01. Birth-Life-Death (Intro)
02. Sloth
03. Lust
04. Envy
05. Greed
06. Gluttony
07. Wrath
08. Pride
09. Emasculator


Voto del redattore HMW: 7/10

Visualizzazioni post:687

Arrivano da Mumbai e il loro nome, Eternal Returns, deriva da diverse tradizioni indiane dove il tempo è visto come ciclico, con un continuo processo di creazione, distruzione e rinascita. Secondo album, questo incentrato completamente sui sette peccati capitali e interessante proposta musicale con il loro groove/thrash metal, che assorbe in sé parecchie contaminazioni diverse. Al netto di qualche ingenuità e di qualche scelta discutibile, Let There Be Sin ha una buona versatilità e scorrevolezza.

Il disco è prodotto fortunatamente dall’americana Brutal Records. Fortunatamente perché l’esordio era stato, invece, prodotto autonomamente con risultati che vanno dal mediocre al “lasciamo stare, va’”. Ora viene resa loro giustizia con un lavoro ben confezionato, con un buon sound e con una altrettanto buona copertina.

Non conosco la scena metal indiana, ma in proporzione al numero di abitanti, credo che gli adepti e i gruppi non siano molti. Gli Eternal Returns portano in dote una certa sfrontatezza e un certo coraggio nell’avventurarsi in un disco con contaminazioni così marcate. Thrash, death, groove, metalcore e nu metal, un grosso miscuglio di influenze che a volte funzionano bene ed altre meno. A mio avviso, il nu metal farebbero meglio a lasciarlo da parte, si sente che non è nelle loro corde, e dovrebbero continuare a concentrarsi sul death e sul thrash, dove ottengono sicuramente risultati migliori.

Narenndra Patel, voce growl del gruppo, è accompagnato dal chitarrista Shankul Chavan nelle parti pulite. Entrambi se la cavano molto bene e l’alternanza è godibile e interessante praticamente in tutti i brani tranne che nel terzo, “Lost”, dove subentra una sperimentazione con il genere da me sopra sconsigliato che non ottiene un risultato sufficientemente apprezzabile. In parole povere, se uno dovesse ascoltare un pezzo a caso e gli capitasse proprio quello, butterebbe via il cd.

L’introduzione (“Birth-Life-Death”) è un riassunto in tre parole della vita e si sviluppa su una base melodica di chitarre, acustiche ed elettroniche, e di percussioni e cori. Un piacevole e melodioso inizio che viene subito interrotto dalla brutalità del primo pezzo e del primo vizio capitale, la pigrizia (“Sloth”). Violenza allo stato puro, altro che pigrizia. Qui i musicisti lavorano come dannati su questo pezzo dai ritmi infernali, molto thrash e aggressivi. Assolo melodico e poi di nuovo sotto con una ferocia inaudita. Beh, promette molto bene. Peccato che la terza è quella sopracitata e, quindi, non mi dilungherò oltre. C’è da dire che questo brano spezza un po’ il ritmo forsennato iniziale e che… fa scendere l’entusiasmo iniziale. Non poco.

Ma con la quarta e con l’invidia (“Envy”) riescono a virare e a ripercorrere i binari giusti. Death metal e death core con le due voci protagoniste, per un ritorno a ciò che è loro più congeniale. L’avidità (“Greed”) parte subito death per rallentare in un melodic con cori femminili e ripartire e terminare come iniziata. E qui mi è scappato un sentito “ci sanno fare”.

Thrash e groove con nuovamente voci femminili per rappresentare la gola (“Gluttony”) e per ottenere un discreto consenso da parte del sottoscritto. Per l’ira (“Wrath”) cosa c’è di meglio di un buon mix di death e thrash? Perfetto miscuglio di violenza e risultato portato a casa.

La superbia (“Pride”) e l’ultima “Emasculator” mettono la parola fine a questo “Seven” (film bellissimo) musicale. Un finale, però, assolutamente non così travolgente e sorprendente come quello della pellicola. Due pezzi un po’ fiacchi che mi hanno obbligato a rivedere in basso la mia valutazione finale.

Mai banali, questo è sicuro. Tra alti e bassi (soprattutto alti), il mestiere lo conoscono. Mi piace la loro faccia tosta. Osano, ci azzeccano, sbagliano, ma non si tirano indietro. Poi, il fatto che questi Eternal Returns arrivino dall’India, me li fa piacere ancora di più.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.