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BLAZE BAYLEY + Nefesh Core
Traffic, Roma
07 novembre 2025
Il mio primo disco degli Iron Maiden è The X Factor.
Intendiamoci, prima che qualcuno venga a prendermi a casa per insultarmi (o peggio): non sto dicendo che stia al primo posto in una mia classifica dei loro dischi. È “semplicemente” (spiegherò subito queste virgolette) il primo che ho sentito. Sono nato nel 1981, e nell’ottobre del 1995 avevo 14 anni, il che significa che avevo appena iniziato il liceo. Ascoltavo già parecchio rock grazie al ‘cugino grande che ti introduce alla musica dura’, ma il cugino in questione era (ed è) un rockettaro, appunto, non un metallaro… insomma, da adolescente in una città di media grandezza del Sud Italia, prima di internet e quando la musica si ascoltava in buona parte ancora alla radio o su MTV, tenendo conto che Fear Of The Dark era di tre anni prima (e a 11 anni onestamente me lo ero perso), posso dire candidamente che non avevo mai sentito parlare degli Iron Maiden.
The X Factor, scoperto per caso attraverso il poster appeso nel negozio di dischi che (già) frequentavo allora, fu una folgorazione. L’ho ascoltato così tante volte che ancora oggi potrei recitarlo a memoria. 71 minuti e 7 secondi (non avevo alcuna idea delle bonus tracks) che conosco in ogni nota, in ogni passaggio, in ogni minimo accenno. So che dei Maiden c’è molto di meglio, non sono certo stupido, però il primo amore non si scorda mai… pur con i suoi difetti (che alla fine non sono neanche tantissimi, siate onesti), è un disco che amo ancora visceralmente. È il mio secondo album metal (il primo è stato Pentecost III degli Anathema, ma questa è un’altra storia). È stata la mia introduzione alla musica che ancora oggi, trent’anni dopo, scandisce e riempie le mie giornate.
Queste contingenze, come avrete facilmente intuito, generano un corollario non da poco: Blaze Bayley è stato il mio primo cantante dei Maiden.
Anche qui, inutile dirlo: Blaze non è Bruce, non è neanche Paul, per i puristi non è nessuno, non c’è paragone eccetera eccetera… Blaze su The X Factor canta divinamente, dai, siate sinceri. Lasciamo stare il mio imprinting all’heavy metal, il nettamente inferiore Virtual XI e le storie che tutti conoscono: la sua prova vocale è sbalorditiva. Sono affezionato (nel senso originale del termine: è una questione di affetto) al suo stile. E allora, quando il nostro annuncia uno show a Roma in cui esegue tutto il disco più qualche altro estratto da, appunto, Virtual XI, che fate, non andate a festeggiare?
Il Traffic è completamente esaurito. Blaze lo sa e ci ricorda che qualche anno fa è stato a Roma a suonare davanti a 17 persone (dice proprio ‘seventeen’, non ‘seventy’, ma forse si è confuso). Beh, se il numero è quello, stavolta il pubblico è venti volte tanto, l’ambiente è ultrasaturo e tutti sono su di giri. La band che lo supporta, gli Absolva, che ha anche una carriera indipendente, è competente e capace: i suoi membri sono qualcosa di più di semplici mestieranti che ripetono quanto fatto da altri (anche se la riproduzione dei brani è, in molti casi, quasi ‘filologica’). E Blaze… beh, è sempre lui: sgraziato, enorme, con le sue espressioni quasi alla Jim Carrey, ma ancora, a 62 anni suonati, capace di ottime performance vocali.
La scaletta non ha sorprese, almeno fino a “The Unbeliever”. “Sign Of The Cross” resta un poema epico fatto di un’oscurità che si può toccare e contiene, a mio parere, uno degli assoli più belli di tutta la discografia Maiden; “Man On The Edge” scatena ancora con il suo semplicissimo, martellante ritornello ‘falling down / falling down / falling doooooown’. “Fortunes Of War” permette a Blaze dei toni baritonali veramente abissali; “Blood On The World’s Hands” ha tutte le caratteristiche per essere un classico, e non capisco mai perché non lo sia diventato. Il momento più toccante è forse l’esecuzione di “2 AM”, resa completamente in acustico: in contrasto con il testo sconsolante, Blaze ci dice guardando il pubblico che noi invece abbiamo reso vero il suo sogno. Beh, è stato un piacere, che dirti!
Terminato The X Factor, e ascoltate anche le tre bonus tracks (che nulla aggiungono e nulla tolgono all’economia del disco e del concerto, devo dire), sono curioso di sapere cosa sarà scelto dal brutto anatroccolo Virtual XI. E vi risparmio qui il pippone sul fatto che sì, riesco a salvare qualcosa anche lì, nell’album ‘peggiore’ della loro carriera (per me in realtà è il terzultimo: indovinate chi ha il penultimo posto, assunto che l’ultimo lo occupa, naturalmente, The Final Frontier?).
Per fortuna in scaletta non c’è “The Angel And The Gambler”, la vera crux desperationis di quell’album maledetto, ma ci sono “The Clansman”, che genera sul pubblico un effetto dirompente, e “Futureal”, un altro brano ‘vorrei-ma-non-posso’ che avrebbe meritato altre fortune. Cosa ci faccia nel mezzo “Wrathchild” è un mistero, ma di certo non ce ne lamentiamo. Completano il lotto la trascurabile “Virus”, per il sollucchero dei completisti (come certamente sapete, era l’inedito di “Best Of The Beast”, il greatest hits con la scaletta peggiore immaginabile, scelta da non so quali fan ubriachi), e la non disprezzabile “Como Estais Amigos”, che è occasione per Blaze di dire due parole – ma sentite – sul bisogno di pace nel mondo.
Per me è stato un bel tuffo nel passato – e devo dire che la maggior parte dei presenti era della mia generazione: trovo che sia inevitabile e giusto così. Per Blaze, almeno a vedere il suo entusiasmo, che appare genuino, è stata una serata da ricordare.
(Foto di Davide Celani, che ringrazio sentitamente: al di là della mia connaturata incapacità a scattare immagini, ero dietro un fan troppo alto e scatenato per ottenere qualcosa di decente).
Scaletta:
01. Sign Of The Cross
02. Lord Of The Flies
03. Man On The Edge
04. Fortunes Of War
05. Look For The Truth
06. The Aftermath
07. Judgement Of Heaven
08. Blood On The World’s Hands
09. The Edge Of Darkness
10. 2 A.M.
11. The Unbeliever
12. I Live My Way
13. Judgement Day
14. Justice Of The Peace
15. Como Estais Amigos
16. Virus
17. Wrathchild
18. The Clansman
19. Futureal
20. Doctor Doctor (UFO cover)







